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Sulla differenziata Falcomatà si gioca tutto

falcomatagiuseppe25gendi Claudio Cordova - L'unico punto meritorio dei quattro fallimentari anni di Amministrazione del sindaco Giuseppe Falcomatà è rappresentato dall'idea di avviare il sistema di raccolta differenziata sul territorio comunale. Una posizione su cui Reggio Calabria arriva (come quasi sempre accade) in ritardo siderale, ma che rappresenta un punto di partenza verso la decenza, che a queste latitudini è spesso sconosciuta. Il merito di Falcomatà è doppio perché, nonostante le critiche dell'opposizione, i rigurgiti di una parte politica che non si rassegna a essere confinata nella ignominia che merita, sta insistendo sul percorso che, però, è assai tortuoso.

Principalmente perché – e non lo scopriamo certo oggi – il reggino medio è un bifolco.

Si dice che subendo l'amputazione di un arto, per un determinato periodo si abbia ancora la percezione di possederlo. Allo stesso modo, è facile notare in città cumuli di immondizia laddove un tempo stazionavano i cassonetti per la raccolta, oggi quasi totalmente rimossi. E' la follia e l'ignoranza del cittadino che preferisce mettersi la merda sotto casa, piuttosto che civilizzarsi, finalmente.

Verso quella parte (purtroppo non così minoritaria come vorremmo) di incivili, l'Amministrazione Comunale ora deve essere spietata, non solo a parole come preannuncia la "tolleranza zero" espressa da Falcomatà su Facebook. E' evidente che l'impunità alimenti condotte degradanti sotto il profilo ambientale, sanitario e morale, ma anche, come dice lo stesso sindaco, rilevanti sotto il profilo penale. A chi, dunque, nonostante la raccolta differenziata sia avviata da diversi mesi ormai, continua a conferire i propri sacchi in strada, deve essere, non solo comminata una multa salata, ma anche indirizzata una denuncia penale e, soprattutto il pubblico ludibrio, anche attraverso i social network.

Ma la tolleranza zero non si fa solo a parole. E nemmeno, come si è detto, con gli agenti in borghese.

Si applica in maniera preventiva. Un modo? L'anagrafe comunale. L'Amministrazione potrebbe già individuare potenziali trasgressori, attingendo all'anagrafe e incrociando i dati con chi, al momento, ancora non ha ritirato i secchielli e le buste per la differenziata. Chi non lo ha fatto, dimostri come sta smaltendo la spazzatura.

Accanto alla repressione, tuttavia, la cittadinanza va educata, anche attraverso un'opera di formazione e informazione maggiore rispetto a quanto fatto finora. La raccolta differenziata (sebbene svolta a Reggio Calabria con modalità che in altre parti d'Italia e del mondo sono già considerate superate) è una questione di civiltà. E la civiltà, come l'educazione vanno create e alimentate costantemente. Troppo poco ha fatto, fin qui l'Amministrazione Comunale. E troppo poco – a parte l'appello delle ultime ore – ha fatto Falcomatà per motivare, galvanizzare la parte di città che, invece, crede nelle regole, crede nell'ambiente e crede che, facendo ciascuno la propria parte, si possa vivere in una realtà più degna.

Dopo gli anni di "Modello Reggio" e di commissariamento, all'Amministrazione Falcomatà si chiedeva soprattutto di incitare i reggini a un nuovo senso di cittadinanza, a essere fieri di essere reggini, dopo essere stati in molti casi complici del disastro e in altrettanti vittime. Falcomatà, purtroppo, tra i tanti difetti, ha quello di essere incapace a empatizzare con il prossimo: la spocchia che, irrimediabilmente, esce fuori dietro i modi apparentemente gentili, il continuo scimmiottare la politica del padre unite a gravi lacune sotto il profilo amministrativo, hanno contribuito a disaffezionare anche tante persone che nell'ottobre 2014 avevano creduto nel progetto.

Ora, però, sulla raccolta differenziata Falcomatà si gioca tutto. E deve essere perfetto. Anche solo un disservizio significativo nel sistema, alimenterebbe le polemiche e porterebbe la città a non credere più nel percorso tracciato.

Se dovesse fallire anche su questo, darebbe nuova linfa ai rigurgiti di cui si scriveva prima, riporterebbe in auge pezzi di una stagione che deve essere solo perduta e, soprattutto, farebbe ripiombare la città in un senso di sfiducia che già si percepisce, ma che, qualora fosse realmente concretizzato, vorrebbe dire la fine di tutto.