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Noi con l’Italia celebra il suo leader Fitto: “Macché grandi intese!, noi vogliamo governare solo col centrodestra. E far usare bene i fondi Ue alla Calabria”

20180220 160400di Mario Meliadò - Accanto a lui, nella sala "Monteleone" di Palazzo Campanella, ci sono tre big tra i candidati in lizza per il voto del 4 marzo: il segretario regionale dell'Udc ed ex presidente del Consiglio regionale Franco Talarico (Camera, uninominale Reggio Calabria), l'ex sottosegretario alle Attività produttive Pino Galati (che per il Cantiere Popolare degli ex-Ala di Francesco Saverio Romano correrà come capolista per il "listino" per Palazzo Madama), l'ex deputato e già assessore e presidente del Consiglio regionale Luigi Fedele (capolista di rito quagliarielliano nel collegio Calabria Sud per la Camera dei deputati). Davanti a lui, alcune decine di presenti tra cui diversi altri candidati a Camera e Senato (ma anche politici che "hanno rischiato" di esserlo, come l'ex presidente della Provincia Peppe Raffa) e vari giornalisti.

"Lui" è l'eurodeputato Raffaele Fitto, già ministro per gli Affari regionali, ex Governatore pugliese, che dopo aver fondato Direzione Italia è diventato anche il coordinatore politico nazionale della "Cosa moderata" del centrodestra, Noi con l'Italia.

Onorevole Fitto, ieri e oggi due importanti operazioni antimafia con decine d'arresti in Calabria. Come se lo spiega, che nessun partito in questa strana campagna elettorale mette in rilievo l'emergenza-'ndrangheta e, se parla di forze dell'ordine, al limite è per sventolare il progetto di qualche aumento di stipendio?

«Le cose non stanno così. Intanto non parliamo di un "obolo", e poi ci occupiamo anche del livello di sicurezza delle forze dell'ordine, che talvolta operano in condizioni non positive. Il tema della lotta alla criminalità organizzata non solo è un punto fondamentale del nostro programma, ma ne discutiamo quotidianamente; certo, esiste una comunicazione che troppo spesso in questa campagna elettorale rischia di offrire attenzione soltanto ad alcuni aspetti e non ad altri».

Mentre lei arrivava in Consiglio regionale, sempre da Reggio Calabria partiva il tour nazionale del "Bus della libertà". Fitto, ci faccia capire: è questa, o comunque anche questa, la "Destra moderna ed europea" che voi vorreste al Governo?

«Si tratta del centrodestra che deve difendere la famiglia, nella sua impostazione tradizionale, nel suo nucleo tradizionale. Detto questo, portando rispetto verso i diritti civili di tutti i cittadini, incluse le coppie omosessuali, noi da sempre abbiamo espresso una posizione chiara su questo e in particolare siamo contrari alla stepchild adoption, insomma all'adozione di minori da parte di coppie omosessuali. Al di là dei temi d'impostazione generale, siamo poi convinti dell'esigenza di rafforzare le politiche per la famiglia, specie le detrazioni: penso al numero dei figli, penso all'esistenza di soggetti disabili all'interno della famiglia. E in termini di politiche fiscali non possiamo considerare uguali due nuclei familiari in uno dei quali sono presenti magari due o tre figli: in tal caso le cose cambiano, dobbiamo dunque impegnarci seriamente per puntellare la famiglia e guardare con decisione al ceto medio di questo Paese, che mai come questo momento ha bisogno d'essere sostenuto».

Il voto per le Politiche va considerato un capolinea per questa lista, o le cose stanno diversamente?

«Fosse un punto d'arrivo, sarebbe un grande errore... Io credo che il 4 marzo per noi vada considerato invece un punto di partenza: se lo sarà, come mi auguro, si tratterà di una grande opportunità per il nostro Paese. Ora abbiamo l'esigenza di centrare l'obiettivo di una buona affermazione e di poter, su quest'obiettivo, lavorare in una prospettiva futura. Il centrodestra non ha bisogno di una lista che lo supporti aumentandone un po' i voti con la sommatoria di gruppi dirigenti, ha bisogno di un progetto politico: noi l'abbiamo messo in piedi, prima dando vita a Noi con l'Italia e poi stringendo l'accordo con l'Udc. Dobbiamo lavorare seriamente affinché questo diventi davvero un progetto politico che, di qui a pochi anni, vada a coprire un'area molto più vasta».

Scusi, però: lei viene qui all'insegna dello slogan "La forza del buonsenso". ...Ma che buonsenso è, esattamente, quello di chi non indica ai propri elettori chi governerà domani e neppure chi sarà il futuro presidente del Consiglio dei ministri in caso di vittoria alle elezioni?

«Ma noi diremo con chi governeremo, perché noi siamo in una coalizione di centrodestra... anzi, forse siamo gli unici a dire con chiarezza come stanno le cose...».

...Onorevole, tra poco più di 10 giorni si vota...

«Ma noi siamo in un'alleanza: non so cosa dovremmo fare di più che essere in un'alleanza e dire con chiarezza che noi vogliamo governare col centrodestra... Il centrodestra in tutti i sondaggi è nettamente avanti: adesso si tratta di trasformare questa vittoria politica, che già c'è, in una vittoria che dia stabilità, che insomma fornisca i numeri necessari in Parlamento per supportare un Governo».

Ma quella firma di Noi con l'Italia che manca all'appello di Giorgia Meloni? Fratelli d'Italia ha lanciato la sfida, dicendo "Noi non tradiamo": non aver firmato non significa tenere le mani libere per il dopo-voto?, lasciarsi una porta spalancata per le eventuali "grandi intese"?

«Noi abbiamo detto con chiarezza qual è la nostra posizione. Firmare il patto anti-inciucio, in questo momento, significa affermare già che noi non siamo in grado di vincere le elezioni: invece, noi le elezioni dobbiamo vincerle. Per cui, firmare un manifesto del genere mi sembrerebbe un errore. Poi, il comportamento di ognuno "parla" per noi: io, all'epoca, ho rotto con Forza Italia proprio perché ero contrario al "Patto del Nazareno", quindi... ognuno di noi ha una sua storia personale».

Di Sud e di Calabria si parla troppo poco, però...

«Il rischio di questa campagna elettorale è di procedere per contrapposizioni e scontri tra persone e così mandare in soffitta il confronto sui temi che invece stanno più a cuore al Paese: il Mezzogiorno è uno di questi. Noi siamo, all'interno del centrodestra, il baluardo per garantire delle politiche d'attenzione nei confronti del Mezzogiorno: rafforzare la nostra posizione vuol dire offrire concretamente questa possibilità. Per esempio, con l'uso adeguato delle politiche di coesione e dunque dei fondi Ue che rischiano di non essere utilizzati, e con misure che non siano degli spot da campagna elettorale ma che siano una costante attenzione nei confronti del Mezzogiorno. Sicuramente, c'è la necessità di avere "più Sud" e più uomini del Sud all'interno del centrodestra per rappresentare bene e meglio le esigenze di questi territori».

Quali sarebbero le priorità da affrontare, secondo lei, dal 5 marzo in poi?

«Non vorrei ripetermi, ma la cosa fondamentale da fare è assicurare una finalizzazione razionale dei fondi europei. La Calabria e le altre regioni del Sud sono "sedute" su una montagna di stanziamenti Ue che non vengono spesi o vengono spesi male: già iniziare a utilizzare quelli, concentrandone le risorse su poche voci di spesa chiare, e soprattutto evitando la frammentazione e una logica d'utilizzo di queste risorse assolutamente sbagliata, inadeguata e tardiva, mettendole in campo dunque politiche che le dispongano tutte per realizzare infrastrutture e idonee politiche del lavoro... Si parla sempre della necessità di tagliare il costo del lavoro; abbiamo un tasso di disoccupazione giovanile del 30% in Italia e del 40% nel Mezzogiorno... ma poi abbiamo il triste paradosso che le risorse dell'Fse, il Fondo sociale europeo, non vengono spese o vengono spese per una discutibile formazione professionale. E allora partiamo da lì, mettiamo in campo un'azione che da un lato possa correggere le storture del Jobs Act e delle pessima riforma del lavoro dei Governi uscenti e, dall'altro, mettere in campo una politica che possa avvicinare la domanda e l'offerta ricollegabili al mondo del lavoro».