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Festa della Madonna di Polsi: una storia di devozione, tradizione e ‘ndrangheta

polsi festadi Pasquale Cotroneo - Come ogni anno saranno oggi tantissimi i fedeli che raggiungeranno il Santuario della Madonna di Polsi, frazione del Comune di San Luca, per rendere omaggio alla Regina d'Aspromonte, giungendo alla soglia della storica chiesa circoscritta dai monti da tutte le parti della Calabria, dalla Sicilia, e anche dall'estero.

In uno dei luoghi di culto più importanti di tutta la regione e di tutto il Meridione. Per far visita a quella che comunemente viene chiamata Madonna della Montagna.

Un rito che si ripropone con cadenza regolare, ogni 2 settembre, e che per molti inizia con la veglia della notte prima.

Il viaggio, un tempo esclusivamente a piedi, oggi quasi totalmente in macchina, è solo un preludio alla festa.
Si indossano abiti votivi e moltissime sono le medagliette mariane appuntate con le spille su svariate stoffe. Poi la visita al Santuario, i canti e le tarantelle che precedono e seguono la celebrazione della messa.

Tra sacro e profano; tradizione,cultura e religione si fondono insieme per una giornata suggestiva in cui si alternano canti devozionali, con ricche abbuffate, e soprattutto tanta musica popolare. Tamburelli ed organetti risuonano per tutto il tempo, mentre c'è chi danza senza sosta.

Una festa che dimostra quanto siano profonde le radici della fede cristiana e del culto Mariano verso la Madonna della Montagna, e quanto forte sia il legame culturale, anche dei giovani, con la festa stessa e con questa terra.

Ma questo luogo dell'Aspromonte è, ed è stato, soprattutto, simbolo di 'ndrangheta.

E' qui che i capi delle 'ndrine, provenienti da ogni mandamento, approfittando della festa, si davano appuntamento. Si riunivano e prendevano decisioni. Organizzavano omicidi, facevano affari e stringevano alleanze, davano vita a nuove faide.

Qui dove mafia e chiesa sono andate a braccetto per troppo tempo.
Polsi "grembo di una Madre che nel corso dei secoli ha accolto e rigenerato tanti suoi figli, ma che ha anche sofferto per le profanazioni subite a causa di fatti e misfatti, di complicità e sangue versato da gente senza scrupoli, in nome spesso di una religiosità deviata e non vera".

Dove anche il rettore del santuario, don Pino Strangio, prete in odore di mafia e massoneria, ha lasciato la guida della sua comunità, dopo essere stato indagato dalla Dda di Reggio Calabria. Il sacerdote secondo l'accusa, "mediava nelle relazioni tra esponenti delle forze dell'ordine, della sicurezza pubblica ed esponenti di rango della 'ndrangheta".

Qualcosa, forse, è cambiato. O almeno un primo passo è stato fatto a luglio, quando si è svolto, proprio in questo luogo, l'incontro sul tema "Madonna di Polsi: la simbologia del Santuario tra sacro e legalità" promosso dal Prefetto di Reggio Calabria, Michele di Bari e dal Vescovo della Diocesi di Locri-Gerace, Mons. Francesco Oliva, a cui ha partecipato anche il Ministro dell'Interno, Marco Minniti.

Un incontro in cui Chiesa e Stato, unite, hanno voluto trasmettere un segno che serve a riappropriarsi di un simbolo usurpato dalla 'ndrangheta.

Quella che, secondo quanto affermato nell'occasione da Mons. Bertolone, capo della conferenza episcopale calabrese "non fa onore a Maria, ma è un'offesa gravissima che nessuno può cancellare".

Un passo importante, dopo l'immobilismo di troppi anni passati ad osservare, ma ancora troppo poco per modificare e sradicare un cultura mafiosa o sub mafiosa che è ancora presente in questo territorio.

E che, insieme alle altre componenti, fa la storia di questo paesino calabrese e di questa festa.