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Essendo Stato

editorialeessendostatodi Claudio Cordova - Uno dei pochi alibi fondati che ha Reggio Calabria che, nonostante tutto, continua a scegliere, spesso e volentieri, la parte sbagliata, manifestando sfiducia nei confronti dello Stato è dato dal fatto che per tanti, troppi, anni, le Istituzioni - anche quelle di natura repressiva nei confronti della 'ndrangheta – fossero infestate da alcuni banditi che, probabilmente, non hanno mai pagato fino in fondo i propri crimini. Quel sistema, al netto di alcune incrostazioni dure a morire, è stato scardinato da quasi un decennio, dall'arrivo, cioè, nel 2008, del procuratore Giuseppe Pignatone. Un percorso quasi decennale, che dura tuttora con la Procura retta da Federico Cafiero De Raho.

Il congedo da Reggio Calabria del Generale Alessandro Barbera segna quindi un ulteriore spartiacque per la città: lunga la permanenza dell'alto ufficiale della Guardia di Finanza, ben quattro anni. Un arrivederci che lo porta ad altri prestigiosi incarichi e che segue quello di altri personaggi che hanno animato la lotta alla 'ndrangheta negli ultimi anni: il colonnello dei carabinieri, Lorenzo Falferi, e il questore Guido Longo, oggi prefetto di Vibo Valentia, oltre, ovviamente, a magistrati valorosi come Giovanni Musarò, Beatrice Ronchi, Matteo Centini, Rosario Ferracane, Luca Miceli e, ancor prima, Mario Andrigo e Marco Colamonici.

Nel caso del generale Barbera, come in quello di altri ufficiali e magistrati, sarebbero tanti i risultati da elencare. Ma ciò che va ben oltre il numero degli arresti effettuati, la quantificazione dei beni sottratti alla 'ndrangheta o i chili di cocaina sequestrati è rappresentato dai messaggi e dai segnali che tali uomini dello Stato hanno dato alla città e al suo hinterland. Un messaggio di speranza per l'affrancamento dalle logiche mafiose che a Reggio Calabria controllano tutto e, che, ancor prima di diventare veri e propri reati, affondano le proprie radici nel nauseabondo compromesso morale e nel reticolo di relazioni che anima i sistemi di potere.

Un messaggio, però, che non è fatto di sermoni, convegni e protocolli d'intesa ma di esempi.

Esempi nel lavorare h24 non solo contro l'organizzazione criminale tra le più potenti al mondo, ma anche mostrandosi vicini ai cittadini, sia nell'interlocuzione, sia nelle risposte, anche sui problemi più "piccoli" ed esempi nell'allontanare e, in diversi casi, perseguire le mele marce interne. La giustificazione dei deboli, che sostiene l'inutilità della denuncia e della collaborazione viene smentita, giorno dopo giorno, dagli interventi, non solo a favore di chi si schiera contro la 'ndrangheta, ma anche di chi lamenta un torto o denuncia una vessazione. Gli uomini come il generale Barbera hanno indicato alla città e alla provincia la strada da percorrere verso una società più giusta e, per certi versi, "normale".

La scelta di non percorrerla, a questo punto, diventa la grave colpa dei cittadini. Questa volta senza alibi.