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Della dimenticata Città Metropolitana

ReggioCalabriaarenaildispacciodi Giuseppe Bombino* - A questo popolo, cui si erano legate le mani il giorno nel quale, dopo una servitù dei secoli, nella geografia regionale aveva tentato di affermare la propria personalità, tradita, poi, nella Carne e in Ispirito per trenta denari.

A questo popolo, rimasto senza uomini, occorrono gli Uomini, che abbiano per Uffizio una fede ed una volontà incrollabili da trasfondere nell'idea di Città Stato.

Reggio Città Metropolitana aveva bisogno che si tracciassero limpide e nette le grandi direttrici sulle quali il popolo avrebbe dovuto camminare; di principii ed identità conducenti al superamento di ogni sofferenza ideale, delle mortificazioni della storia e dell'economia, delle ragioni meridionali.

E invece la insipiente e poco intelligente concezione che si ha di questa grandiosa eredità è simile a quella che il chimico, indossato un camice senza troppa fatica, ha del laboratorio in cui vi entra per la prima volta: le sostanze, gli acidi, i reagenti, in fiale separate, da accostare al riflesso di una lampada senza aver chiara la formula con cui combinare gli elementi transitori entro le leggi dell'assoluto.

E noi assistiamo al giuoco di una politica infantile che non riesce a fare altro se non agitare nell'aria le ampolle, sperando, cogli occhi spalancati, che i principi, tenuti chiusi e separati, compiano il miracolo di una spontanea congiunzione. Ma la forza coesiva d'un aggregato è nella idea che lo forma e lo regge nel mantenimento dell'unità. Così la Locride lucente, l'austero Aspromonte, le Città degli Ulivi e lo Stretto, le terre Grecaniche, resteranno Terra e Acqua distanti, materie liquida e in polvere ciascuna chiusa in una boccia di vetro.

L'opportunità, insomma, risiede nella capacità di mostrare e anticipare il valore definitivo del Territorio Metropolitano nell'avanzamento della Calabria e dell'Italia, che è, poi, il carattere massimo che attesta il sentimento della comunità e il senso dell'interesse comune.

La "nuova" Città deve diventare strumento di progresso civile e morale, convinti come siamo che la più alta rivoluzione è la rivelazione del senso e del valore collettivo della prospettiva rispetto alla più esile ed effimera forma del presente.

Ma mentre noi scriviamo di queste convenienze, più modeste appaiono l'occupazione e l'ansia degli alchimisti dell'astrazione che si trovarono per ischerzo tra le mani la tavola degli elementi chimici.

Attendiamo di conoscere l'elaborazione del Piano Strategico, quale strumento capace di rispondere ai problemi di interpretazione ed integrazione delle istanze culturali, spaziali, economiche e sociali; vorremmo comprendere su quali fattori di metropolizzazione si sta progettando lo sviluppo e la crescita della Città Stato; aspettiamo, ancora, di conoscere quali opere siano state definite per annullare i fattori di espulsione e di resistenza determinati dall'isolamento e dalla difficoltà di accesso alle aree interne e ai piccoli centri montani, e come saranno corretti gli squilibri territoriali causati dalla precarietà delle infrastrutture di collegamento.

Il nostro Aeroporto e il Porto di Gioia Tauro, naturalmente adagiati sulle adiacenze di un geografia intelligente, ispirerebbero un avanzamento, una tensione, un collegamento per il Mediterraneo e per l'Europa. Suggerirebbero la funzione di scambio e di connessione corporea e incorporea, di osservatorio per la sicurezza del bacino del Mediterraneo, di gestione delle informazioni; si propongono come snodo di flussi e di trasporti, come infrastrutture logistiche nelle traiettorie commerciali e dei principali corridoi intermodali che da Nord a Sud, da Oriente ad Occidente riceverebbero risposte istantanee da questo centro geografico.

E nulla diremo di quell'Aspromonte da cui discesero la flora e i boschi di tutt'Europa; e non mi soffermerò sulla Storia dei Paesi dell'Jonio antichissimo, dell'arcaica lingua d'Omero nel distretto grecanico, o dei generosi Centri del Tirreno giacenti sui terreni più fertili d'Italia.

Nient'altro aggiungeremo al nostro scritto, ché non vorremmo intristire tanta brava gente parlando di ciò che saremmo potuti essere e che non siamo.

*Presidente Parco Nazionale dell'Aspromonte