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Sul Comune di Reggio Calabria intervengano Procura della Repubblica e Prefettura

reggiopalazzosangiorgio15aprdi Claudio Cordova - La lettera dell'ex assessore comunale di Reggio Calabria, Angela Marcianò, è da Procura della Repubblica. E proprio per questo, ancora una volta, non può che partire un appello al procuratore Federico Cafiero De Raho e, contestualmente, al Prefetto Michele Di Bari, affinché si faccia luce su quanto messo nero su bianco dall'ex responsabile di Lavori Pubblici e Legalità defenestrata alcuni giorni fa al termine di mesi di querelle.

Dell'aspetto politico è quasi superfluo parlare, dato che, da qualsiasi parte la si guardi, l'immagine di Palazzo San Giorgio ne esce a pezzi. Un andamento che fa emergere invidie, meschinità, lotte a suon di comunicati stampa, tentativi di oscurare la figura dell'uno o dell'altro, ma anche – stando alle dichiarazioni di Marcianò – situazioni vicine alla illegittimità e borderline rispetto alla legalità, cavallo di battaglia dell'Amministrazione Falcomatà.

Quando una situazione arriva a questo punto, serve la cura. E la cura non può che essere rappresentata da Procura e Prefettura.

Sono fatti gravi quelli che denuncia Marcianò. Fatti in parte noti che però, ora, con una voce dall'interno, hanno un formidabile riscontro sulla gestione della Cosa Pubblica dal 2014 a oggi. Fatti gravi che la avrebbero dovuta indurre ad abbandonare una Giunta che si muoveva nella direzione descritta e che, ci auguriamo, Angela Marcianò abbia denunciato sul momento alle autorità competenti e non solo adesso, che la sua esperienza in Giunta è conclusa per volere di Falcomatà. Alcune delle vicende narrate sono note (il Miramare, il Parco Caserta, il trasferimento della nuora dell'avvocato-boss Giorgio De Stefano, ecc.) e mostrano come l'attività giornalistica che le ha descritte, non fosse frutto di invenzioni, ma di fatti concreti e circostanziati. Altre invece no. Come le presunte irregolarità in un appalto, che Marcianò avrebbe segnalato al sindaco già nel 2015. L'auspicio è che, qualora non lo abbia già fatto, Angela Marcianò si rechi immediatamente in Procura a denunciare i "fatti al limite della legalità" di cui parla nella lunga lettera pubblicata su Facebook. Ogni cittadino che sia a conoscenza di una condotta illecita ha l'obbligo (morale, oltre che giuridico) di denunciare. Da Angela Marcianò ci saremmo aspettati prese di posizione pubblichee rispetto alle tante vicende poco chiare dell'Amministrazione Falcomatà. Ma ora, dopo il passaggio sulla stampa, la giuslavorista non può che percorrere i sei piani del Cedir e bussare alla porta del Procuratore della Repubblica.

L'ingombrante presenza di Paolo Romeo a Palazzo San Giorgio è stata, per mesi, la spia più inquietante circa l'andamento dell'Amministrazione Comunale. Ma dallo scritto di Angela Marcianò (che pure menziona il presunto capo della cupola massonica della 'ndrangheta) sembra emergere molto di più: e allora, la strada non può che condurre in Procura o in Prefettura.

Ma, ci si chiede, perchè solo ora emerge tutto ciò?

Per tutelare la credibilità che in più parti della lunga lettera rivendica, Marcianò non può che recarsi in Procura e denunciare, qualora non lo abbia già fatto. Le stesse Istituzioni – Procura della Repubblica e Prefettura – non possono rimanere immobili di fronte a quello che sta emergendo sull'Amministrazione Falcomatà. La Procura ha ora l'obbligo di convocare Angela Marcianò e chiedere circostanze più precise rispetto a quanto, ovviamente, messo per iscritto su Facebook. Così come la Prefettura non può ignorare alcune affermazioni scritte dell'ex assessore ai Lavori Pubblici e alla Legalità. La lettera di Angela Marcianò – seppur nella genericità di alcune accuse – non solo parla di quanto già noto e di episodi inediti, ma anche di un vero e proprio sistema quando scrive di "nomine negli enti comunali o di promesse a breve termine", ma, soprattutto, di "postulanti, più o meno presentabili, tutti in affanno per chiedere favori, commesse o provvidenze discutibilmente legittime, benefici che evidentemente erano stati loro promessi". E allora, per rifuggire qualsiasi tipo di accusa circa la strumentalità delle affermazioni pubblicate su Facebook, Angela Marcianò non può che riversare tutto il proprio patrimonio conoscitivo a chi di competenza.

Viceversa, con la lunga lettera alla città pubblicata nella serata di martedì, avrebbe commesso il più clamoroso degli autogol, perché avrebbe taciuto fin qui, non solo la propria esperienza diretta rispetto a quanto scoperto dai giornalisti, ma anche vicende inedite, che in questi mesi, se indagate, avrebbero potuto trovare uno sbocco, in un senso o nell'altro.

Ma anche Falcomatà, ora, non può più sottrarsi. Impossibile, vista l'esperienza di questi quasi tre anni, che il primo cittadino renda dichiarazioni pubbliche in contraddittorio, delle due l'una: o - per tutelare il proprio buon nome, ma, soprattutto, quello dell'Amministrazione Comunale - il sindaco denuncia per diffamazione Angela Marcianò, vista la gravità delle affermazioni, oppure sceglie la via dell'autodenuncia o, in subordine, delle più classiche dimissioni. Una sfilza di circostanze così lunga e così pregna di elementi sulla macchina amministrativa non può restare lettera morta.