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Reggio Calabria, “nave senza nocchiero in gran tempesta”

falcomatagiuseppe22apr 500di Claudio Cordova - Consapevole di essere stato, escludendo gli organi di informazione di centrodestra, l'unica voce dissonante e talvolta spietata rispetto alla luna di miele tra l'informazione calabrese e il sindaco di Reggio Calabria, Giuseppe Falcomatà, ho vissuto in questi mesi la cosa peggiore che possa capitare a un giornalista: l'autocensura. Anche quando di cose ne avrei avute da scrivere, ho evitato. Ho evitato perché la truppa dei minus habens al seguito del giovane sindaco ha già adombrato chissà quale interesse personale nelle critiche mosse all'Amministrazione; ho evitato per concedere ancora un po' di tempo al primo cittadino che, ormai quasi tre anni fa, ha ereditato una situazione drammatica, frutto del combinato disposto "Modello Reggio"- Commissariamento; ho evitato per il rispetto della mia professionalità e di quella della mia Redazione, che non meritano di essere tacciati di faziosità, avendo, per anni, svolto con pervicacia la stessa azione spietata nei confronti del centrodestra.

Su tutto, però, deve prevalere l'amore per la nostra Reggio Calabria.

E alla metà del luglio 2017, dopo ben 33 mesi di Amministrazione, rimanere in silenzio significherebbe essere complici del disastro. Sono fermamente convinto che il centrodestra che ha governato Reggio Calabria sia il male che spero la città non viva mai più: uno spregio delle regole continuo, la consapevolezza che, conoscendo la persona giusta, tutto sia consentito, lo sperpero di soldi pubblici, la vile ombra della 'ndrangheta sull'attività amministrativa e sulle società partecipate.

Tacciarci come Scopellitiani è risibile.

Non lo siamo mai stati quando avremmo potuto intascare – come tanti – prebende per silenziare la nostra attività. Esserlo ora, con Peppe Dj che attende l'esito della Cassazione per il "Caso Fallara" è un concetto che solo i minus habens di cui sopra possono sostenere.

Ma alimentare la memoria (il diritto all'oblio, morale e giuridico è una grande, gigantesca, stronzata) su quegli anni, non può cancellare quello che è evidente a tutti: Reggio Calabria non è mai stata ridotta così male come in questi quasi tre anni di Amministrazione Falcomatà.

Essere totalmente incapaci non crea meno danni di essere disonesti. Sebbene la presenza del presunto capo della cupola massonica della 'ndrangheta, Paolo Romeo, sia stata piuttosto ingombrante a Palazzo San Giorgio nei mesi antecedenti al suo arresto, non abbiamo elementi per sostenere che l'Amministrazione remi verso la parte sbagliata. Ma non basta fare il bene, bisogna farlo bene.

Sporcizia, strade da post bombardamento, una crisi idrica drammatica che coinvolge centro e periferia, alberi che crollano, degrado sociale, enti e infrastrutture che chiudono. Da più parti, le segnalazioni dei nostri lettori ci mettono a contatto con la realtà: strade (e abitazioni) invase da scarafaggi, una manutenzione stradale inesistente, che, non solo contrasta fortemente con quel gusto del bello tanto sbandierato da Falcomatà in campagna elettorale, ma che mette a rischio la tenuta dei mezzi di circolazione e, di conseguenza, l'incolumità dei cittadini. Case lasciate senz'acqua per giorni e giorni, talvolta senza alcun tipo di comunicazione, né preventiva, né al momento delle legittime lamentele dei cittadini. Appena pochi giorni fa, un magistrato reggino, Stefano Musolino, documentava su Facebook le indecenti condizioni in cui versa Arghillà. E poi, ovviamente, la tenuta sociale della comunità, ormai fiaccata nella speranza che le cose possano cambiare e impegnata quasi esclusivamente a deridere il sindaco Falcomatà e i suoi più stretti collaboratori (basta ascoltare gli umori, basta collegarsi sui social network).

Tutto a causa di un'Amministrazione sempre più lontana dalle gente, con gli assessori più vicini a Falcomatà che totalizzano i risultati più scadenti e l'ormai evidente lotta intestina tra il "ciuffo magico" del sindaco e l'assessore Angela Marcianò, prima preferita da Matteo Renzi nel Pd nazionale, poi protagonista di un duro sfogo sui temi più marcatamente amministrativi. E sull'altro piatto della bilancia, il silenzio.

Anche la spiegazione – affidata a un post su Facebook – sulla caduta di un albero in via Marina è risibile nel contenuto e inadeguata per la gravità del fatto, che solo per un curioso disegno del destino ha distrutto il gazebo della gelateria Sottozero, senza provocare alcun danno alle persone.

In un momento così difficile per la città, il sindaco non ha sentito l'esigenza di comunicare, attraverso un'assemblea pubblica, una conferenza stampa, un comizio, la strada che intende percorrere per dare un nuovo volto a Reggio Calabria, per restituire decoro, per risolvere l'atavica emergenza idrica (sebbene la scorsa estate si sbandierasse la risoluzione di tutti i problemi), per dire cosa l'Amministrazione abbia in mente da fare, a Roma, per contrastare i tanti schiaffi subiti negli ultimi mesi: dalle questioni relative all'aeroporto dello Stretto alla vicenda riguardante l'Agenzia Nazionale per i Beni Confiscati, così irrilevante in termini concreti, ma così grave sotto il profilo della considerazione nazionale della città.

Anche il consiglio comunale aperto sulla questione immigrazione è stato prima convocato al porto, poi disdetto a un'ora dall'inizio per motivi logistici e caduto nel dimenticatoio.

Ed è triste che l'associazionismo, così solerte nei confronti delle Amministrazioni precedenti, ma anche dei commissari, taccia adesso, come per non infastidire un bimbo capriccioso. Dov'è finito ReggioNonTace? Dov'è finita Libera? Dove sono finite le altre realtà che avevano a cuore la città? L'opposizione al sindaco è inesistente, tanto in consiglio comunale, quanto nella società. E questo è pericoloso, perché Reggio Calabria – per citare Dante – sembra "una nave senza nocchiero in gran tempesta" e arrivare a fine sindacatura mantenendo questa linea, darebbe il colpo di grazia alla città.

Noi questo non lo vogliamo, per cui sollecitiamo, ancora una volta, il sindaco a un confronto pubblico. Con domande vere da parte dei giornalisti, ormai convocati solo per festival e mostre più o meno interessanti. Risponda a quelle il sindaco. Senza la chiarezza sul futuro della città non è possibile andare più avanti.