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Una storia interrotta

reggiocalabria altovegetazione600di Giuseppe Bombino* - Ecco cosa potremmo fare: scrivere un'autobiografia collettiva, ora che ognuno di noi ha veduto abbastanza e troppo, e si contenta di alcuni pur minimi aspetti della vita, come il destarsi la mattina contenti del sole.

Io penso che gli ultimi anni di storia tolsero alla mia Città un così vasto numero di attestati, di simboli e di memorie, da superare le molte epoche che li precedettero e gli assalti dei numerosi popoli che l'occuparono.

Affrettiamoci, allora, a celebrare l'austera Natura di Terra e Acqua, di cantare i millenni coi nostri Poeti e Scrittori, di innalzare sugli Altari Jonici le essenze degli agrumi biondissimi e dei verdi ulivi, ché verranno a prenderci anche l'Aspromonte e le correnti dell'Omerico Stretto, quando s'accorgeranno di loro.

Non vi è stata opera o edificio dell'uomo che non ci abbiano presi o che vogliano prendere, e ci piglieranno anche i nostri nomi se non gridiamo più forte. E meno male che i Bronzi son saldamente ancorati al basamento pesante, altrimenti le corde li avrebbero già lontano tirati. Ma una cosa resta ben ferma in questo strappare continuo: l'assenza, cioè, d'un custode fedele, di un difensore leale, quando non sia egli, piuttosto, ad aprire la porta a chi vuol prenderci tutto.

Delle agili navi che entrano nel Porto profondo di Gioia Tauro, non ricordiamo che le 400 famiglie ugualmente trafitte. E delle flotte d'aerei sconosciute ai cieli e allo scalo reggino non noveriamo che le intrepide promesse colpite in volo. Così, nello stesso abisso, troverete caduta l'audace Agenzia dei beni ai traditori sottratti.

Scrivete, dunque, per allontanare la dimenticanza, ché l'unico rimedio che sia ancora rimasto è l'intelligenza del popolo quando ha in mano una penna.

Io assisto alla lotta con voi, appuntando sul foglio quel che rimane, e mettendo la croce su ciò che si perde.

*Presidente Parco Nazionale dell'Aspromonte