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Baciamano al boss Giorgi: bisognerebbe avere il coraggio di farsi delle domande

arrestogiorgi3di Guglielmo Mastroianni - San Luca, provincia di Reggio Calabria. Giuseppe Giorgi, boss della 'ndrangheta, latitante da ben 23 anni, viene scovato e catturato dai carabinieri. Praticamente lo hanno trovato a casa sua. Quando esce dalla porta, scortato dai militari, succede l'imprevedibile: i vicini di casa, anziché congratularsi con i carabinieri per la brillante operazione, si rivolgono al boss, omaggiandolo con un saluto e addirittura con un baciamano. Un gesto che ha toccato molto la sensibilità di chi ha osservato. Di persona o da casa, attraverso le immagini date dalle tivù. Ora, è facile condannare il gesto indegno del baciamano al super latitante appena catturato. È semplice e scontato prendere le distanze da chi ha voluto omaggiare un nemico dello Stato in modo così plateale.

Ci mancherebbe.

Quello che però mi piacerebbe è che un po' tutti si interrogassero sul perché accadano certe cose. Perché solo capendo il motivo, possiamo pensare di poter davvero fare qualcosa, tutti, per combattere la 'ndrangheta. Altrimenti continueremo ad indignarci di fronte ad episodi che, per quanto vergognosi, continueranno ad accadere. In sostanza, bisognerebbe avere una buona volta il coraggio di farsi delle domande. Ad esempio, bisognerebbe avere il coraggio di chiedersi come sia possibile che un cittadino qualunque, tra un latitante e i carabinieri, si schieri con il primo. Bisognerebbe avere il coraggio di chiedersi attraverso quali processi e meccanismi la 'ndrangheta sia riuscita a diventare asse portante di alcuni strati della società calabrese. Bisognerebbe avere il coraggio di chiedersi a chi giovi lo stato di arretratezza non solo culturale, ma proprio sociale che caratterizza diversi settori popolari calabresi. La Calabria, per dirne una, è quella regione che ospita ben tre-quarti dell'opera infrastrutturale simbolo della lentezza e della inadeguatezza dei lavori pubblici, cioè la Salerno-Reggio Calabria. Una vera e propria tetta grondante soldi e non latte, per le fameliche bocche della criminalità organizzata.

Bisognerebbe chiedersi a chi è giovato un così evidente ritardo, rispetto al resto del Paese, in termini di alfabetizzazione, costruzione di infrastrutture, mercato del lavoro. Quanto ci ha sguazzato la politica in generale in uno stato di cose come questo? Se il popolo è affamato, venderà con più facilità il proprio voto, quando sarà il momento. E in questo senso, bisognerebbe avere il coraggio di chiedersi perché nessuno abbia il coraggio di candidarsi a San Luca, dove Giorgi è stato catturato e dove, da anni, manca un sindaco. Dopo essersi fatte un po' di queste domande, bisognerebbe avere il coraggio di porsi la domanda più scomoda, tremenda: per decenni, al popolo calabrese, chi ha dato risposte, lo Stato o la 'ndrangheta? A chi si è un rivolto il cittadino qualunque quando magari non trovava un lavoro al figlio o quando la risposta sanitaria era pessima? E sono solo due esempi. Lo diceva anche Fabrizio De Andrè, in uno dei suoi ultimi concerti, tenuto a Roccella Ionica, non molto distante da San Luca: "la 'ndrangheta vi fa comodo perché crea posti di lavoro." Era il 1998. Tante operazioni di polizia, in questi trent'anni, hanno dimostrato come il cantautore genovese non si sbagliasse. Lo so, è un discorso terribile da digerire. E so anche come le nuove generazioni, quelle cresciute potendo scegliere una cultura diversa, abbiano preso coscienza di cosa sia realmente la 'ndrangheta, scegliendo il vero Stato, e non l'anti-Stato. Così come non si può negare che, quanto meno in termini di presenza della giustizia sul territorio, siano stati fatti enormi passi avanti. Non è un caso che tra i magistrati giustamente più stimati, a livello nazionale, ci sia proprio quel Nicola Gratteri che combatte la criminalità non solo in un ufficio della Procura che dirige, ma anche facendone conoscere storia, tradizioni, contraddizioni e orrori, attraverso i libri che scrive.

Ma non basta.

Se non la smettiamo di addossare colpe per la 'ndrangheta ai calabresi, risparmiandole invece a chi avrebbe avuto il dovere istituzionale di arginare il fenomeno mafioso in Calabria, continueremo a meravigliarci se il cittadino qualunque, anziché dalla parte dei carabinieri, si schiera da quella del latitante. Una scena imprevedibile solo per chi, della storia della Calabria, conosce poco e niente.