Firme
 

Il prefetto invii Commissione d’accesso antimafia al Comune di Reggio Calabria

reggioprefetturanuova 500di Claudio Cordova e Angela Panzera - Nella nostra infinita bontà, abbiamo concesso non uno, bensì due giorni al sindaco di Reggio Calabria, Giuseppe Falcomatà, per chiarire i motivi per i quali, nel dicembre 2015, decide di scrivere e di firmare di proprio pugno una lettera riservata al collega di Melito Porto Salvo, Giuseppe Meduri, chiedendo con urgenza il trasferimento della nuora dell'avvocato Giorgio De Stefano, considerato a capo della cupola massonica della 'ndrangheta . Il primo cittadino ha deciso di affidare ai membri del suo Ufficio Stampa due repliche fotocopia che, in realtà, non replicano nulla. Comunicati in cui non chiarisce alcunchè di quello che, non noi, ma la cittadinanza vorrebbe e dovrebbe sapere.

Andiamo con ordine.

Per bonificare l'Ente dopo lo scioglimento del Consiglio Comunale Falcomatà chiede espressamente il trasferimento dell'avvocato Emanuela Quattrone, nuora del "Massimo" della 'ndrangheta, avvalendosi di una norma riservata agli enti che sono stati sciolti per infiltrazioni mafiose. Un atto che sconfina quantomeno nel grottesco se si pensa la natura ispiratrice della norma che di certo non puntava a inserire nelle amministrazioni, già gravate dallo scioglimento, personalità e professionalità, seppur incensurate, ma comunque legate da vincoli parentali con pregiudicati per reati in materia di criminalità organizzata.

Né gli articoli già scritti, né questo vogliono puntare l'indice contro la professionista, persona esente da pregiudizi penali che di certo non può pagare in nessun modo per le condotte dei suoi parenti acquisiti. E, però, una serie di elementi stonano e non poco. Alla fine del 2015, Giorgio De Stefano è ancora libero e non è ancora accusato di essere uno dei grandi tessitori della masso-'ndrangheta reggina. E' però un personaggio molto noto anche alle cronache, essendo membro dell'omonima famiglia di Archi e già condannato per concorso esterno in associazione mafiosa. Falcomatà – che non conosce l'avvocato Quattrone (e noi gli crediamo) – non chiede al Comune di Melito rinforzi per bonificare l'Ente, chiede espressamente l'avvocato Quattrone. Perché? Sulla base di quale referenza o curriculum? Nelle maldestre note disposte dall'Ufficio Stampa, si fa riferimento al fatto che l'avvocato Quattrone sia stata segnalata dagli uffici comunali. Bene. Da quale dirigente o funzionario? Sulla base di quale criterio? Sono domande legittime perché, purtroppo per Reggio Calabria, le precedenti stagioni politiche hanno ulteriormente instillato nella cittadinanza l'opinione che conoscendo la persona giusta tutto possa essere consentito. E vorremmo sapere se l'Amministrazione Falcomatà si è discostata, come auspichiamo, da tale modo di amministrare. E, ancora, il distacco dell'avvocato Quattrone avrebbe comportato ovviamente un esborso per il Comune: vorremmo sapere, viste le difficili condizioni delle casse di Palazzo San Giorgio, quante procedure di questa natura si sono concretizzate. Anche per provare a quantificare l'aggravio sul già disastrato bilancio comunale.

È stato necessario, considerata la gravità della vicenda (e per gravità non si deve e non si può intendere solo l'eventuale risvolto penale che non sta ai giornalisti valutare) rendere note le generalità dell'avvocato Quattrone. Non solo perché la sua identità è strettamente collegata all'interesse sociale della diffusione della notizia, motore propulsore dell'attività giornalistica), ma anche perché sarebbe stato riduttivo etichettarla "solo" come la nuora di De Stefano e infine, la sana informazione si fa con la verità e non con le omissioni che avrebbero potuto assumere la veste di favoritismi.

Siamo stati costretti a pubblicare un documento che ci siamo procurati con grande fatica (e altrettanta trasparenza) per sbugiardare quanto affermato dal Comune di Reggio Calabria. La "riservata" vergata dal sindaco Falcomatà è l'unico atto ufficiale sul punto. Falcomatà chiede l'ordine di trasferimento, che poi non si concretizza per altri motivi: il Comune di Melito non risponderà mai alla nota di Palazzo San Giorgio e, nel frattempo, con l'arresto di Giorgio De Stefano inizierà la bufera che, immaginiamo, possa aver bloccato tutto.

Non criminalizziamo l'avvocato Quattrone, ma la vicenda ha dei profili di opportunità grossi come una casa, visto il ruolo che, da sempre, viene attribuito all'avvocato Giorgio De Stefano. Egli, secondo l'accusa, insieme all'associazione segreta di cui avrebbe fatto parte, avrebbe orientato le scelte della Pubblica Amministrazione almeno negli ultimi vent'anni. Delle due l'una: o Falcomatà sapeva del contesto parentale dell'avvocato Quattrone e quindi la vicenda assume connotati molto più oscuri, oppure se, come afferma, lo ha scoperto solo dopo è assolutamente inadeguato a svolgere il ruolo di sindaco in una città complicata come Reggio Calabria. E' lo stesso Comune di Reggio Calabria ad ammetterlo, quando afferma che la richiesta viene revocata "a seguito di una successiva più approfondita verifica del contesto parentale".

Ma è qui che viene sfondato il muro del ridicolo.

Falcomatà vorrebbe che i cittadini credano che la richiesta di trasferimento sia stata formulata per iscritto, mentre la revoca "per le vie brevi", a voce? E a chi, di grazia, sarebbe stato comunicato tutto ciò? Al sindaco Meduri? Alla diretta interessata? All'avvocato De Stefano? A chi? Il Comune di Reggio Calabria non può portare sul tavolo argomenti convincenti per uscire da una vicenda oggettivamente imbarazzante e che solo per sua fortuna (chiamiamola così...) i nostri colleghi giornalisti hanno ben pensato di non riprendere. E, però, è la logica a scontrarsi con la versione di Palazzo San Giorgio: una revoca ufficiale sarebbe stata ovvia e doverosa, per tutelarsi giuridicamente, giornalisticamente e persino dalle millanterie che, sappiamo bene, determinati ambienti cittadini non si risparmiano sul mondo politico.

Oggi, invece, possiamo dire con certezza di aver inchiodato l'Amministrazione alle proprie responsabilità. E le lacunose e scolastiche risposte lo dimostrano, anche se nessuno, tra l'opposizione, ha deciso di intervenire sulla vicenda. La pochezza della politica, emerge anche da questo. Noi, che non facciamo politica, già da ora, annunciamo di mettere a disposizione della Procura della Repubblica tutto il materiale in nostro possesso, al fine di chiarire una circostanza che va a incastrarsi in un quadro che da tempo seguiamo.

Quella scoperchiata dal Dispaccio è solo l'ultima vicenda che lascia trasparire un odore sempre più intenso di massoneria attorno alla nascita e ai primi passi dell'Amministrazione Comunale. Negli scorsi mesi, infatti, abbiamo documentato come Paolo Romeo – l'altro presunto capo della Cupola - sia stato ricevuto a Palazzo San Giorgio, con il Comitato "Reggio Nord", per discutere delle priorità della costruenda Città Metropolitana. Così come è agli atti la delibera n.99 del 2015 con cui la Giunta Comunale si accordava con il "Comitato Gallico Mare 2015" e il "Circolo Posidonia", riferibili a Paolo Romeo, per il "recupero, manutenzione, arredo ed animazione dell'area in concessione demaniale del Lungomare di Gallico", tramite l'installazione dei "lidi" sulla spiaggia di Gallico mentre essa era ancora giuridicamente area di cantiere. E, ancora, gli inquirenti sottolineano come lo stesso Romeo e l'onnipotente dirigente comunale Marcello Cammera (attualmente agli arresti) siano stati capaci di dialogare anche con l'attuale Amministrazione Comunale, tramite il consigliere, gallicese doc, Francesco Gangemi. Da ultimo, abbiamo documentato come l'ex massone Enzo Tromba, amico dello stesso Paolo Romeo, abbia ispirato una lista – Officina Calabria – che ha eletto un consigliere comunale, Filippo Bova.

Sono tanti elementi che non ci spingono a emettere nessuna condanna, né a chiedere – come vorrebbe l'ovvietà – le dimissioni del sindaco di Reggio Calabria. No, noi non vogliamo sovvertire un esito democratico che – lo ricordiamo bene – ha scelto Falcomatà come primo cittadino. Lo stesso che da più pulpiti in campagna elettorale, e dopo l'elezione ha tanto sottolineato il mal governo dell'amministrazione targata Giuseppe Scopelliti, l'ex sindaco condannato anche in Appello per falso e abuso d'ufficio la cui difesa processuale ha sempre puntato sull'esclusione del dolo nelle sue azioni. "Firmavo centinaia di atti" ha detto anche in aula Scopelliti cercando di spiegare la natura degli incarichi, illegittimi, affidati alla dirigente Orsola Fallara. E adesso Falcomatà in buona sostanza si ritrova a dire le stesse cose: "Ho firmato, ma non sapevo". È una linea che non regge più, e non deve reggere. La città non lo merita più.

Vogliamo verità e chiarezza: per questi motivi chiediamo l'intervento del prefetto Michele Di Bari, al fine che questi possa nominare una Commissione d'accesso antimafia nel Comune di Reggio Calabria per fugare, quindi, li rischio di eventuali connessioni fin qui emerse nei primi due anni e mezzo dell'Amministrazione Falcomatà.

Le tappe della nostra inchiesta:

L'inchiesta del Dispaccio: http://ildispaccio.it/primo-piano/138500-falcomata-voleva-affidare-la-gestione-dei-tributi-alla-nuora-di-giorgio-de-stefano

La replica del Comune: http://ildispaccio.it/primo-piano/138510-il-comune-al-dispaccio-falcomata-non-ha-mai-conosciuto-nuora-di-de-stefano

La pubblicazione dei documenti: http://ildispaccio.it/primo-piano/138608-richiesta-trasferimento-nuora-di-de-stefano-le-carte-che-incastrano-falcomata