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Che vada via Alitalia. Insieme agli incapaci

falcomataoliverio500di Claudio Cordova - Reggio Calabria ha tante colpe da espiare. Nonostante ciò, non si capisce cosa abbia fatto di male per meritarsi come sindaco Giuseppe Falcomatà e come presidente della Giunta Regionale, Mario Oliverio. Due fenomeni d'incapacità, piombati sulla testa della città, proprio nel momento in cui, la stagione del centrodestra appare finalmente per quello che è sempre stata – un grande imbroglio – e, quindi vi sarebbero potuti essere i margini per una resurrezione, politica, economica e sociale. L'ultimo atto del dramma vissuto sulla pelle di Reggio e dei reggini è la decisione, unilaterale, assunta da Alitalia, che ha deciso di andar via dall'Aeroporto dello Stretto, interrompendo i voli a partire dal 27 marzo.

Con buona pace per chi aveva già dei viaggi prenotati, per lavoro, per studio, per salute, per vacanza.

Alitalia gioca al rialzo, puntando sull'incapacità della classe politica locale di sostenere, invece, la realtà delle cose. Questo, ormai, è un dato di fatto. L'ex compagnia di bandiera gonfia le cifre delle perdite, battendo cassa nel tentativo di alzare l'onda emotiva e di estorcere denari, allo Stato o agli Enti Locali, poco importa. Quella che si potrebbe consumare ai danni dei reggini è l'ennesima brutta storia di inadempienze, superficialità, di incapacità di gestione, in cui nessuno può essere salvato. Un'accozzaglia di inefficienza in cui Alitalia può ora giocare facile, puntando al massimo incasso.

Diverse le questioni in campo.

Alitalia gioca al rialzo e sarà adesso implorata dalla classe politica di rimanere in città. Se ciò dovesse accadere, non sarà senza dubbio senza esborso di denari e con alcune "fisiologiche" perdite per il territorio. I collegamenti per Torino, per esempio, sembrano i più sacrificabili sull'altare di un accordo che la cittadinanza potrebbe comunque farsi mandare giù pur di mantenere attivo l'aeroporto. E' la logica del "meglio di niente". In astratto, la dipartita di Alitalia potrebbe essere una manna dal cielo: liberare il "Tito Minniti", da sempre ostaggio dell'ex compagnia di bandiera, fornirebbe la possibilità a un management illuminato di aprire ad altri mercati, ad altre compagnie, ad altri prezzi, che non siano quelli da mutuo cui, da sempre, Alitalia ha costretto l'utenza reggina.

Al passeggero interessa arrivare a destinazione con prezzi contenuti. Nient'altro.

Lo scenario maggiormente catastrofico, invece, vede questa manovra di Alitalia (che si incastra in un atteggiamento che la compagnia sta tenendo in varie parti d'Italia) come il primo passo verso la chiusura dell'aeroporto, nonostante la recentissima aggiudicazione del bando di gestione da parte della Sacal, che già gestisce l'aeroporto di Lamezia Terme. Chiusura che, evidentemente, rafforzerebbe ancor di più la leadership dello scalo lametino.

Ipotesi complottista e campanilistica, nell'eterna lotta tra Reggio Calabria e Catanzaro?

Che Alitalia vada via, se vuole. Ma nessuno – politica e gestione – deve entrare nell'ottica di una possibile chiusura dell'aeroporto. Del resto, il pur sgangherato "Tito Minniti", ha sempre garantito circa mezzo milione di passeggeri l'anno. Un dato che, con un attenta strategia (già, che parolone!) potrebbe anche migliorare, soprattutto con prezzi concorrenziali e con tratte che, finalmente, aprano la città, ma anche una fetta di Sicilia, oltre le tre classiche mete, Roma, Milano e Torino.

Ma, appunto, serve una strategia che, dato che non si sta parlando di un supermercato, ma di un aeroporto, dovrebbe essere dettato dalla classe dirigente.

Il dato che fin qui emerge, invece, è l'assoluta inadeguatezza di quelli che dovrebbero essere i principali interlocutori di Alitalia, ma anche del Governo nazionale, dato che più volte il ministro dei Trasporti, Graziano Delrio, ha usato toni rassicuranti e concilianti, circa lo sviluppo dell'Aeroporto dello Stretto. Il sindaco di Reggio Calabria, Falcomatà, si appella alla Sacal, come se lui non potesse e non dovesse, da primo cittadino, battere i pugni per tutelare la posizione della città. Per intenderci, nessuno vuole evocare tempi bui e criminali, come quelli della rivolta del "Boia chi molla", ma, forse, Falcomatà dovrebbe avere il rispetto di fornire un rapporto completo alla città, mettendoci parole e faccia, allontanandosi, ogni tanto, da tastiera e schermo per comunicati stampa e post su Facebook. Falcomatà fa tenerezza per la sua assoluta inadeguatezza, per il fatto che venga rimpallato da un governo che dovrebbe essere "amico" e che si impegni a gloriarsi della passeggiata marina con Matteo Renzi. Fa incazzare come tori, invece, la sfacciataggine di Oliverio che, proprio nei minuti in cui Alitalia salutava ufficialmente Reggio Calabria, faceva diramare dall'Ufficio Stampa della Giunta una nota con cui informava i calabresi della sua partecipazione alla ITB di Berlino, avendo "potuto constatare quanto sia in cresciuta l'attenzione verso la Calabria come meta turistica".

Che vada via Alitalia. Insieme agli incapaci.