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Non esiste 'ndrangheta senza massoneria

massoneriabis 500di Claudio Cordova - Le radici più profonde sono anche quelle più difficili da estirpare. E le radici che piantano le mafie alla massoneria sono di quelle antiche e nascoste. Da sempre il binomio emerge con dei flash, estemporanei, ma abbaglianti. Dalle dichiarazioni dei primi pentiti siciliani, fatti al pool di magistrati di Palermo, passando per le trame oscure della P2 di Licio Gelli, che entra quasi in ogni mistero d'Italia, e poi, ovviamente, i legami con la 'ndrangheta e la destra eversiva, già raccontati da diversi collaboratori di giustizia, Giacomo Lauro e Filippo Barreca su tutti. Anche la notizia – che Il Dispaccio ha pubblicato in anteprima e in esclusiva – di alcuni incartamenti, sequestrati a un membro di spicco della 'ndrangheta – che legherebbero la Calabria e, nella fattispecie, la potente cosca Piromalli - alla P2, conferma in qualche modo i sospetti.

Flash, abbaglianti e inquietanti, ma pur sempre flash. Dai tempi dell'inchiesta portata avanti da Agostino Cordova, quelle imbastite dalla Dda di Reggio Calabria sono in effetti le prime inchieste organiche sulla massoneria e sulla violazione della Legge Anselmi, che regolamenta le associazioni segrete.

E' quindi dirompente la decisione della Commissione Parlamentare Antimafia di sequestrare gli elenchi degli iscritti, dal 1990 a oggi, alle logge di Calabria e Sicilia delle associazioni massoniche: Grande Oriente d'Italia; Gran Loggia Regolare d'Italia; Serenissima Gran Loggia d'Italia; Gran Loggia d'Italia degli Antichi Liberi Accettati Muratori. Non a caso ha scatenato la reazione del Gran Maestro Stefano Bisi, che, addirittura, ha parlato di attentato alla democrazia. Tra botte e risposte, audizioni e interviste, convocazioni e rifiuti a presentarsi, lettere e minacce, si è consumata l'ultima puntata (per ora) dello scontro tra la Commissione parlamentare Antimafia e il Maestro del Grande Oriente d'Italia.

Perché senza i legami con massoneria, destra eversiva, con il cosiddetto "terzo livello", le mafie – e, attualmente, la 'ndrangheta – sarebbero rimaste alla stregua di bande armate, senza la possibilità di entrare nelle stanze dei bottoni. E se, in passato, alcune scelte suicide operate da Cosa Nostra, come la sfida diretta allo Stato, ne hanno decretato un significativo arretramento, la 'ndrangheta ha sfruttato la strategia della sommersione per accrescere il proprio potere e il proprio patrimonio, grazie a questo tipo di relazioni.

La massoneria è il collante.

Perché a un ipotetico (ma forse drammaticamente materiale) tavolino possono essere seduti, l'uno accanto all'altro, il politico, il professionista, l'imprenditore e il mafioso-massone. E, come nei libri di scienza, l'evoluzione della specie ci mostra che, sempre più spesso, tutte queste peculiarità possano essere rappresentate da un'unica persona. Recidere il legame perverso tra cosche e massoneria è l'unica via che può portare alla sconfitta delle mafie. Negli ultimi anni, infatti, la lotta alla 'ndrangheta si è concentrata, in maniera molto efficace, sulla cattura dei grandi latitanti e sull'aggressione ai patrimoni illeciti. Eppure, nonostante i grandissimi successi ottenuti, non si può certo dire che oggi la 'ndrangheta sia meno ricca o meno potente: questo perché la sopravvivenza dei clan, oltre che da una grande capacità di rigenerare le proprie schiere, è data dalla capacità di interlocuzione con i centri di potere, che spesso sono in mano alla massoneria. E queste peculiarità relazionali vanno ben oltre l'arresto del grande boss o del sequestro di beni, perché, appunto, le radici di tali rapporti vengono piantate (almeno) 50 anni fa. "Su 32 logge, 28 erano controllate dalla 'ndrangheta" ha detto agli inquirenti l'ex gran Maestro del Grande Oriente d'Italia Giuliano Di Bernardo, in carica nei primi anni '90 e fondatore poi della Gran Loggia Regolare d'Italia.

Sono i primi anni '70 a segnare la svolta, con la creazione della Santa: la struttura interna alla 'ndrangheta voluta in particolare dalle famiglie De Stefano e Piromalli, che permette ai grandi boss di relazionarsi col potere. In quegli anni, solo per citare alcuni eventi, Reggio Calabria e la Calabria diventano il crogiuolo di alcune delle storie più inquietanti d'Italia: dal tentato golpe Borghese, passando per la rivolta del "Boia chi molla" con la strage del treno di Gioia Tauro e poi, ancora, la latitanza del terrorista nero Franco Freda, gestita da Paolo Romeo e dai De Stefano.

La scelta della Commissione Antimafia, dunque, è un buon passo in avanti. Perché, per esempio, a Castelvetrano, luogo dove e' nato e cresciuto Matteo Messina Denaro, c'è un numero così consistente di logge massoniche. Perché in Sicilia e in Calabria, due tra le regioni più depresse (sotto il profilo economico, ma non solo) il numero di scritti alla massoneria è così alto?

In Sicilia gli iscritti al Grande Oriente d'Italia sono 2208 mentre in Calabria 2635.

Il tema, in maniera breve, ma incisiva, è sviscerato con una frase da un soggetto del calibro di Pantaleone Mancuso, dell'omonima famiglia di Limbadi: "La ndrangheta non esiste più, ora è parte della massoneria" dice in una intercettazione. Un'intercettazione resa ancor più inquietante da quanto dichiarato proprio in Antimafia dal procuratore di Catanzaro, Nicola Gratteri, che ha fatto chiaro riferimento alla presenza di magistrati all'interno delle logge deviate.

Il sequestro degli elenchi è dunque un passo in avanti, ma non basta. Il problema, infatti, non è solo rappresentato dalle logge regolari, i cui elenchi dovrebbero essere regolarmente depositati presso le prefetture, ma il nodo è quello delle logge coperte, quelle camere di compensazione che hanno orientato (e che orientano) non solo le sorti di Sicilia e Calabria, ma anche dell'intero Paese.