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Scopelliti, lasci stare...

scopellitigiuseppe 500 25magdi Claudio Cordova - Nemmeno Franco Baresi e Riccardo Ferri messi insieme sarebbero stati capaci di collezionare più autogol di quelli messi a segno, negli ultimi mesi, da Giuseppe Scopelliti. Nell'ultimo weekend, l'ex uomo forte della destra calabrese è riuscito a far fare bella figura persino a quel disastro chiamato Mario Oliverio. Il paragone è calcistico perché sappiamo che il gergo sportivo sia tra quelli usati (e abusati) dall'ex governatore. Cosa gli stia saltando in testa, Dio solo può saperlo. Tuffarsi in una nuova esperienza politica con soggetti come Gianni Alemanno e Francesco Storace, è qualcosa che sfugge all'umana (e sana) comprensione.

Fa tutto da solo oppure è, ancora una volta, pompato dall'inqualificabile codazzo degli ultimi anni?

Tra i tanti demeriti da poter ascrivere all'ex presidente della Giunta Regionale ed ex sindaco di Reggio Calabria, Giuseppe Scopelliti, uno dei più gravi ed esiziali è rappresentato dall'assoluta incapacità di scegliere gente degna e meritevole da affiancarsi. Persone che non hanno mai voluto il suo bene, soggetti senza competenze, cultura e lavoro, che lo hanno spolpato finché è stato possibile e che ora tentano l'ennesimo finale colpo da biliardo, convincendolo di essere uno statista.

Scopelliti, se lo lasci dire: lei non è uno statista. E nemmeno un politico accorto, viste le vicissitudini della sua carriera.

Chi scrive non vorrebbe ricordare quotidianamente che lei è un condannato per danno erariale, un soggetto menzionato nelle inchieste antimafia e un politico condannato in Appello per reati contro la Pubblica Amministrazione. Non è nobile farlo e, del resto, la filosofia di questo giornale è quella di andare semmai contro i potenti e non infierire su chi, evidentemente, non attraversa un momento fulgido. Ma se si ostina a voler far politica, il promemoria è necessario. Non è possibile per la Calabria pensare di essere ancora rappresentata da chi ha un curriculum del genere: ricordo a me stesso, come la condanna d'Appello abbia ormai cristallizzato il merito delle condotte contestate nell'ambito del "Caso Fallara". La Corte di Cassazione, anche qualora decidesse per un "colpo di spugna", non andrebbe a incidere sui fatti, ma solo sulle procedure.

E tutto questo, politicamente, deve avere un significato.

Tentare di rigettarsi nella mischia una situazione del genere sulle spalle, con il concreto rischio che la Suprema Corte renda definitiva la condanna a 5 anni di reclusione, è offensivo per tutti i calabresi. Così come è offensivo rivendicare presunti meriti amministrativi: "Eravamo riusciti a costruire un forte progetto per la Calabria: quello di restituire speranza e sogni ai calabresi. Abbiamo fatto la Cittadella, abbiamo tagliato 250 milioni all'anno di spese alla sanità. Riuscite a trovare qualcuno che dal 1970 ad oggi in questa regione ha fatto queste cose? Non c'è nessuno. Oggi, rispetto a quel sogno, alla Calabria non è rimasto nulla: si sono perse fiducia e speranza". Questa dichiarazione di Scopelliti farebbe morire dalle risate, se quella direttamente collegata non fosse inquietante nella sua illogicità: "Siamo stati vittime di una strategia di aggressione verso le Regioni vedi Formigoni, Cota, Errani, Polverini e tanti altri costretti a dimettersi. Poi è toccato anche a me".

Inaccettabile. Scopelliti dovrebbe pensare alla propria parabola politica e guardare a chi, nella sua esperienza di governo, lo ha affiancato con incarichi politici: tanti si trovano ora dietro le sbarre e altrettanti hanno procedimenti penali per reati molto gravi.

Ma fa ancor più rabbia essere riuscito a far fare un figurone a un governatore come Mario Oliverio, che, dopo aver nominato assessore esterno un personaggio come Nino De Gaetano ed essersi fatto azzerare la Giunta dalla magistratura, sta condannando la Calabria all'immobilismo. "Voglio tranquillizzare i calabresi: della serie A di Scopelliti non ho mai frequentato, né intendo frequentare neanche gli spogliatoi". Così il presidente della Regione Calabria Mario Oliverio ha commentato, a margine di un convegno, le parole dell'ex governatore Giuseppe Scopelliti. Quest'ultimo, alla domanda di un giornalista di esprimere un giudizio sull'attuale governo regionale, aveva risposto: "Sono stato abituato a parlare di calcio di serie A, con la Reggina, non guardo al calcio dilettantistico". Persino il Gruppo Regionale del Pd, capeggiato da un soggetto come Sebi Romeo, può danzare tranquillamente sulle parole dell'ex governatore.

Lasci stare, Scopelliti. Lasci stare l'orgoglio, pensi a difendersi in quello che sarà l'ultimo atto – purtroppo per lei giudiziario – del "Modello Reggio". Lasci stare chi continua a osannare, chi non ha mai avuto gli strumenti culturali per consigliarla o i consiglieri fraudolenti che ancora la usano come ariete e scudo umano.

Avrà l'oblio. Che è certamente più dignitoso del pubblico ludibrio.