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Il gesto di Falcomatà che riaccende i cuori della Reggio che vale

senzatettopalazzosangiorgiodi Claudio Cordova - Standing ovation per il sindaco Giuseppe Falcomatà. La decisione di aprire le porte del Comune ai senzatetto della città, per dare loro una opportunità di rifocillarsi e di ripararsi dal gelo della prima settimana del 2017, dimostra che Reggio Calabria non è impossibile da redimere: c'è tanta gente buona, onesta, laboriosa e generosa, che ha solo bisogno di esempi per tirar fuori il meglio di sé. E' questo ciò che più volte – tramite le colonne del Dispaccio – si è provato a suggerire al sindaco: dismettere i panni del rampollo eletto per mandato divino, allontanare una cerchia di persone francamente incapaci a gestire la Cosa Pubblica e diventare un "motivatore", un uomo del popolo capace di galvanizzare la voglia di riscatto dei cittadini.

Dopo l'annuncio tramite Facebook del sindaco, infatti, la macchina organizzativa si è messa in piedi in pochissimo tempo, valorizzando anche la buona volontà dei reggini: vigili urbani, protezione civile comunale e volontari - tra i quali diversi migranti - di associazioni cittadine hanno sistemato brandine nell'androne di Palazzo San Giorgio ed in alcuni uffici, posizionato stufe e raccolto cibo e coperte portati da cittadini che hanno raccolto l'invito lanciato dal sindaco. Alcuni ristoratori hanno deciso di offrire una cena calda ai senzatetto.

C'è una Reggio Calabria che commuove, che dimostra di potercela ancora fare, nonostante tutto. E Falcomatà questa volta si è comportato davvero da Primo Cittadino aprendo le porte del Comune ad una sessantina di senzatetto indicati dalla Caritas Diocesana per ripararli dal gelo che sta attanagliando la città.

Così Reggio Calabria recupera quel senso di comunità senza il quale la deriva è inevitabile. 

Grande assente, in una splendida pagina della storia cittadina, la chiesa reggina. Quella stessa chiesa che Papa Francesco vorrebbe povera, umile, aperta all'accoglienza e pronta al sacrificio. La Caritas Diocesana si è limitata a "indicare" i senzatetto da ospitare. Assente nel ruolo che dovrebbe avere: quello di guida, spirituale e sociale. Pur non dimenticando e, anzi, sottolineando, la preziosa attività svolta dalle tante realtà a essa collegate, la Chiesa continua a essere percepita come impalpabile, in un momento storico in cui, invece, ogni realtà positiva dovrebbe provare a occupare gli spazi nella quotidiana lotta con il malaffare e le ingiustizie sociali.

E invece, che ne è stato del vescovo Giuseppe Fiorini Morosini?

Non solo nell'iniziativa voluta da Falcomatà, ma più in generale nella vita quotidiana della città, la figura di Morosini risulta mancante, talvolta quasi disinteressata, soprattutto se lo si paragona al modo di svolgere l'ufficio di altri vescovi della Calabria. Nemmeno con le festività natalizie, con la fine del vecchio anno e l'inizio del nuovo, la figura di Morosini è riuscita a spiccare, attraverso un messaggio di riscatto o di speranza.

Invece, come diceva Sandro Pertini, le persone, e in particolare i giovani, hanno bisogno di esempi.

Il gesto di Falcomatà ha una importanza fondamentale sotto il profilo materiale, ma, ancor prima sotto il profilo simbolico, andando oltre il numero delle persone effettivamente raggiunte da questo aiuto: il primo cittadino ha aperto le porte della Casa Comunale e ha riacceso, seppur per poche ore, il cuore di tanti reggini. La città è in crisi nera e questo è innegabile: ancor più grande, rispetto a quello dei senzatetto, è probabilmente il numero di "nuovi poveri". Si tratta di gente dal passato più che dignitoso, costretta ora a nutrirsi grazie all'opera della Caritas, ma anche a vivere – talvolta in maniera occulta – in abitazioni di fortuna.

E allora deve essere la Chiesa ad aprirsi al territorio. Spiritualmente e materialmente: perché non affiancare alla attività della Caritas stessa e delle altre realtà collegate gesti dall'alto impatto emotivo come quello fatto da Falcomatà? Se appare oggettivamente utopistico aprire le chiese ai poveri, di gran lunga più fattibile sarebbe mettere a disposizione i locali delle parrocchie, che tornerebbero a essere dei centri di vera solidarietà, dando un senso agli insegnamenti di Gesù Cristo e, in maniera molto più terrena, di Papa Francesco. Non si può chiedere solidarietà alla gente, non si possono invocare sacrifici e atti di povertà e altruismo, se non è la Chiesa stessa a dare il buon esempio.

Il gesto di Falcomatà ha riacceso i cuori. Non resti un gesto isolato.

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