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Magorno, braccio di ferro e la fine dei tecnici

magorno ernesto500nuovadi Ugo Floro - Il partito del quale è segretario straperde ancora una volta, addirittura viene umiliato e sbeffeggiato nel comune (Diamante) dal quale la sua stella mosse i primi passi verso il firmamento politico nazionale e lui, in risposta all'ennesimo sisma elettorale, non trova altra argomentazione che appellarsi all'unità, alla coesione dei territori e a stronzatelle retoriche vergate con un piglio talmente politichese che definire surreale è a dir poco eufemistico.

Sicuramente offensivo, come ogni resistenza alla logica, al buon gusto e alla forza della realtà che imporrebbero un educato passo indietro.
E' inutile: Magorno alle dimissioni non pensa mai, non le considera, neanche quando è l'educazione che si dovrebbe ad un partito ad imporle.

In questa sua forma di inaccettabile protervia, frutto anche di protezioni politiche ad altisismi livelli, c'è a mio modo di vedere uno dei tanti validi motivi per cui non pochi antichi renziani calabresi hanno votato no.
Prima e dopo il referendum mi sono imbattuto in alcuni di loro che mi hanno raccontato di aver, a malincuore, dovuto prendere atto che la rottamazione renziana, almeno alle nostre latitudini , è solamente cartacea.
E questo è un dato avvilente, incontrovertibile che ha finito per travolgere anche il piu' disinteressato dei propositi riformisti, a patto che quello oggetto dell'ultimo referendum lo fosse.

D'altro canto , la valutazione di un leader nazionale non può prescindere da quella legata ai caporioni su cui egli fa affidamento, soprattutto nelle realtà periferiche come la Calabria dove un renziano vero dovrebbe spronare , cambiare, essere controcorrente e, davanti all'oggettività di certi dati, prendere atto dei ceffoni.
Magorno ,invece, trova nella costante umiliazione elettorale di quel che "governa" ( un partito senz'anima e senza giovani, checché se ne dica) ciò che Braccio di Ferro trova negli spinaci : la forza.

Solo che l'eroe della nostra infanzia , trangugiata la dose di spinaci, reagisce a Bruto e ai nemici assestando loro colpi da ko, vincendo insomma, mentre il 'nostro' ( anzi, il 'loro') si assicura gli anticorpi in vista della prossima tranquilla sconfitta.

Non possiamo tuttavia credere, non piu' almeno, che il Popeye nostrano , ceffone dopo ceffone, decida da solo di rimanere al comando del titanic democratico .
Finora , con Renzi saldamente al comando, ha beneficiato delle garanzie provenienti dai big dem del Crati e dello Stretto ai quali , evidentemente, interessa piu' la perpetuazione dei rispettivi nazionali che la creazione di una comunità dem capace di fertilizzare questa nostra terra.

Ora però le cose potrebbero cambiare.

Da ieri i telefoni di D'Alema e Bersani sono tornati ad essere intasati come non succedeva dai periodi in cui contavano; tante le felicitazioni arrivate anche dalla Calabria, in particolar modo dai renziani e dalle renziane last minute pronti ora a risalire sul carro lasciato qualche mesetto fa per assicurarsi lunga vita parlamentare, mica per altro.

Per effetto dei riposizionamenti già in atto la leadership magorniana potrebbe avere i giorni contati, anche se Renzi decidesse di rimanere al comando del Pd.
Ma da ieri è tornata in pista pure l'idea di rottamare la giunta tecnica regionale sulla convinzione , ormai evidente pure ai piu' miopi, che, fatta eccezione per Antonio Viscomi, un esecutivo sganciato dalla carne dei territori non porta da nessuna parte.
Il Governatore lo sospetta da tempo, ora ne ha l'assoluta
certezza.

Certezza davanti al quale padrini e madrine politiche di simil-tecniche/ci ben poco potranno , anche alla luce delle figuracce in mondo visione che talune han fatto fare all'esecutivo.

Il Governatore se deve sbagliare, d'ora in poi , preferirà farlo da solo.