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Archi c’è (purtroppo)

reggio archicartellodi Claudio Cordova - Qualche settimana fa, ospite della trasmissione "Gli Intoccabili", con cui Klaus Davi sta riscuotendo successo su LaC, tra i servizi effettuati dalla valente redazione del programma, ho seguito, con attenzione, il tour per le vie del quartiere Archi alla ricerca dei luoghi simbolo di quel rione, ma anche delle voci degli abitanti. Il merito del programma, infatti, è quello di far vedere ciò che in pochi hanno mostrato, il quartiere roccaforte dei principali clan della 'ndrangheta, i De Stefano, i Tegano, i Condello. Mostrare le case dei boss, talvolta citofonare e chiedere di entrare, demitizza l'aura di potenza su cui si gioca la forza delle cosche. Il primo passo per sconfiggere la 'ndrangheta, è nominarla.

Mostrare Archi è educativo.

Un quartiere orrendo. Non si offenda nessuno, ma per raggiungere il centro civico dove si teneva la trasmissione ho dovuto attraversarlo, di sera, e posso assicurarvi che rientra sicuramente nella top ten dei posti più brutti che abbia mai visto. Del resto, non si può pretendere gusto da chi convive felicemente, con gli uomini e le donne che hanno rovinato e rovinano Reggio Calabria.

L'altro merito della trasmissione è quello di far sentire le voci degli abitanti. E, se possibile, il quadro è ancor più sconfortante. Intervistati circa la presenza della 'ndrangheta in quei luoghi, il muro di omertà si è innalzato, forte, talvolta violento. Le urla e gli insulti all'intervistatore si alternano alla difesa a oltranza della feccia, la 'ndrangheta.

Ho provato a dire, nei pochi minuti a disposizione, che tutti dobbiamo impegnarci per migliorare il territorio in cui viviamo, ma che, probabilmente, in ogni parte del mondo c'è qualcosa di irrecuperabile. A Reggio Calabria, una delle parti irrecuperabili è probabilmente il rione Archi.

Ne è prova la protesta inscenata oggi dagli abitanti del quartiere. Non contro la 'ndrangheta, che lì decide anche su che canale sintonizzare la tv, ma contro gli immigrati, stipati nell'ex Facoltà di Giurisprudenza.

Una collocazione che – va detto – non fa onore a chi l'ha disposta, ma che, allo stato, non ha comportato alcun tipo di crimine o di disordine. Crimini e disordini che, invece, da decenni vengono provocati dai De Stefano, dai Condello, dai Tegano, da tutti i galantuomini che Archi continua difendere, a tutelare, a innalzare a padroni della propria esistenza.

La vulgata porta a far credere – purtroppo anche a persone scolarizzate – che uno dei drammi di Reggio Calabria sia l'arrivo incessante di disperati dall'Africa. Basterebbe però visionare le statistiche delle forze dell'ordine, chiamate a reprimere il reati, per verificare come sempre più spesso il problema sia rappresentato dagli italiani. E non solo per quanto concerne i reati di mafia: estorsioni, truffe, furti, raggiri, anche a persone indifese, stupri. Andiamo a visionare quante volte i responsabili sono i "negri" e quante altre volte ci ritroviamo di fronte ai cognomi più comuni della città.

Eppure per Archi, il problema è rappresentato dagli immigrati. Così, il quartiere si ribella in una assolata mattina di inizio ottobre. Poi tutti a casa per il pranzo della domenica. Togliendosi il cappello, se sulla via del ritorno si incrocia un De Stefano, un Tegano o un Condello.

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La protesta ad Archi: http://ildispaccio.it/reggio-calabria/123218-reggio-archi-si-ribella-alla-presenza-di-immigrati-nel-quartiere

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