Firme
 

I lupi, il branco e le vere bestie

lupidi Giuseppe Bombino* - Ne restano pochi di lupi in Aspromonte, dopo che l'estinzione ne ferì la genealogia e la nobile discendenza fino all'ultimo esemplare.

In quell'ora notturna, universale e animale, che tutto vede e tutto espande, la Natura impastò sostanza e vita, perfezione ed equilibrio, e svelò il mistero di una mite razza, quella del lupo, che prese corpo, sangue e sentimento nelle ancestrali memorie del mondo.

Il regno dei lupi è fatto di mobili istinti, di atteggiamenti primitivi e remoti che vibrano di infiniti sguardi e pelli; e nelle notti dei freddi inverni il lupo è fiuto, è cammino, è richiamo. È una società, quella dei lupi, fatta di individualismi e di gerarchie, di attese e di risvegli, di regole elementari, dove tutto assume altro valore e significato.

Ma in quegli impulsi naturali, in quei ricordi ancora custoditi nella genetica animale, il lupo sembrerebbe volersi liberare dalla schiavitù degli elementi e dalle favole che, ancora oggi, condannano la sua stirpe.Così il lupo lotta coi rancori umani, si colloca in un ordine preciso, fermo e mobile sul gradino di una piramide mentre aspetta un'altra evoluzione, una metafora più vera per non sovrastare, per non essere sovrastato. E l'uomo ...?

Tra l'Aspromonte e il suo mare, nella città, qualcuno, di quei lupi, pensò di continuarne la specie, e trasfuse il sangue per fare una nuova razza, formare un nuovo branco umano e feroce.

Un tempo si diceva che i delitti degli uomini erano delitti "bestiali". Perché la cronaca dell'uomo, talvolta, è la cronaca di un orrore. E la cronaca degli animali, quando meritano una tale attenzione, è invece quella delle loro azioni più vicine a quelle dell'uomo, delle prove di fedeltà, di intelligenza, di premura, di solidarietà, che si considerano azioni eminentemente umane, quelle che distinguono l'uomo dall'animale.

Così, mentre l'uomo è la storia delle sue imperfezioni, l'animale quella dei suoi progressi verso il mondo umano.

Ma oggi l'uomo compie azioni e offre un quadro di delitti non più di natura bestiale, ma se è possibile oltreumana. Se l'uomo ha superato i confini dell'intelligenza, ha superato anche i confini noti del male. Ed ecco le bestie fare la loro apparizione nella cronaca quotidiana in quanto bestie, in quanto istinto, a ricordare certe qualità e virtù perdute dall'uomo nella sua vertiginosa ascensione nella scienza, nella intelligenza, nella perfezione del male.

Quasi ogni giorno si riporta l'esempio di una bestia esemplare che dà prova di abnegazione e di sentimento, e che avverte nel suo oscuro istinto i pericoli di cui l'uomo non ha più veggenza.

Verrebbe in mente una prospettiva della società di domani in cui l'uomo, arrivato al culmine dell'intelligenza e della tecnica, non si accorgerebbe più dell'abisso, mentre le bestie avrebbero una nozione sicura del male.

Non furono i lupi d'Aspromonte a dilaniare gli anni di una bambina ... Non furono i lupi d'Aspromonte ad attuare un attacco prestabilito contro l'Umanità.

Un altro branco ha formato una nuova legge, fuori dalle leggi della vita, del mondo, del cielo.

Non chiamiamoli lupi ..., ché quella bambina non crede più alle favole.

 

*Presidente del Parco nazionale dell'Aspromonte