Firme
 

Nove cazzi piccoli

collagericattodi Claudio Cordova - Il conto alla rovescia è già partito. Melito Porto Salvo ha poco tempo per organizzarsi, anche alla buona, meglio se in maniera spontanea, per scendere in piazza, pubblicamente, contro la cultura mafiosa e prevaricatrice, che frustra ogni tentativo di civiltà e distrugge giovani vite. Quella dell'adolescente stuprata per circa due anni dal branco capeggiato dal fidanzato-aguzzino e dal rampollo di 'ndrangheta Giovanni Iamonte, figlio del boss Remingo e più grande di lei di circa quattordici anni.

Nove, tra stupratori e favoreggiatori. Zero, le persone che hanno denunciato l'accaduto.

Non l'hanno fatto, fin quando non sono stati messi alle strette dalla pervicacia dei Carabinieri, i genitori dell'adolescente, non l'hanno fatto i docenti della piccola, sebbene allertati dai contenuti di alcuni temi, non l'ha fatto una comunità ristretta come quella melitese, che qualcosa, in quei viaggi verso Pentedattilo o verso la casa di Iamonte ad Annà poteva intuirlo. In auto, tutti maschi e una sola ragazza con meno di quattordici anni.

E così, nemmeno una voce, una diceria, un pettegolezzo, un interrogativo. Del resto, il clima di omertà registrato nel corso degli anni e anche nel corso delle indagini è stato sottolineato anche dal procuratore di Reggio Calabria, Federico Cafiero De Raho, e dall'aggiunto Gaetano Paci. Nessuno ha visto, nessuno ha parlato. Violenze e minacce hanno potuto ripetersi.

Ancora e ancora e ancora.

E' la storia che si ripete. Come per Anna Maria Scarfò, la giovane violentata per anni dal branco nella Piana di Gioia Tauro, che non troverà alcun alleato che potesse liberarla dai suoi aguzzini, ma che, anzi, avrà anche la chiesa contro di sè, pronta a coprire le violenze subite per diversi anni.

Ha poco tempo Melito Porto Salvo per redimersi, per espiare quelle che sono (anche) le colpe di un'intera comunità. Un'intera comunità che non solo non è riuscita a proteggere la piccola, ma che, anzi, ha fatto finta di non vedere quello che, in un piccolo paese è visibile a tutti. E questo nonostante i distinguo, i "ma", le precisazioni. L'intellighenzia esiste ovunque, purtroppo. A Roma, a Milano, a Napoli, Palermo, Reggio Calabria e Melito Porto Salvo. L'intellighenzia è quella cosa che spesso, di fronte all'evidenza, prova a dare la (banale) versione alternativa. Perché l'intellighenzia ha cervello: "Non si può fare di tutta l'erba un fascio" oppure "perché criminalizzare un'intera comunità" e, ancora "i melitesi sono persone perbene".

E via dicendo.

Invece, se per quello che hanno fatto i nove ominicchi alla giovane non ha scuse e non potrà mai essere perdonato, il paese fulcro dell'area grecanica può – in uno dei momenti più bassi della sua storia – risorgere in maniera comunitaria. Proprio unendo quei "melitesi perbene" in forma chiara, forte e visibile. Le Istituzioni – ad esclusione dei Carabinieri, unico baluardo di legalità in quel luogo – hanno dimostrato di essere latitanti. La giornata di ieri, infatti, è stata divorata dall'agghiacciante notizia dei ripetuti stupri di gruppo. Eppure il sindaco di Melito Porto Salvo, Giuseppe Meduri (Peppe "Sardina", per gli atti giudiziari) non ha trovato il tempo – tra una festa patronale e l'altra, magari riposandosi da una tarantella – di ergersi a tutore di un'intera comunità. Non lo hanno fatto nemmeno le opposizioni. Nemmeno i duri e puri di "una città da cambiare" (scusate, dimentico sempre il # prima del nome).

Tutti zitti. Del resto, tra i maiali arrestati c'è il rampollo di 'ndrangheta.

Sì perché in quello che è avvenuto negli scorsi mesi il peso della 'ndrangheta è evidente. La sola presenza di Giovanni Iamonte terrorizzava la piccola vittima e anche i ragazzi che le si avvicineranno con sincero affetto verranno minacciati o scacciati, talvolta pestati. Questa è la 'ndrangheta della cosca Iamonte. Ed è la stessa 'ndrangheta che ha fatto i miliardi con gli appalti di Saline Joniche, la stessa 'ndrangheta del traffico di droga e (probabilmente) di scorie tossiche, la stessa 'ndrangheta che ha portato a diversi scioglimenti del Comune di Melito Porto Salvo. Non è qualcosa di diverso: la 'ndrangheta è una holding criminale, ma non ha al proprio interno il "settore stupri" che è diverso dal "settore estorsioni" o dal "settore traffico di droga" o, ancora, dal "settore infiltrazione negli appalti". E' la 'ndrangheta.

La 'ndrangheta che comanda a Melito Porto Salvo, perché Melito Porto Salvo, al pari di molti altri comuni del Reggino, ha sempre accettato lo strapotere 'ndranghetista. Ora, però, non si tratta di un sindaco colluso o di un appalto truccato. Si tratta della vita di una giovane melitese. Quindi ora tocca alla parte sana di Melito Porto Salvo dimostrare la propria esistenza. Con una manifestazione pubblica di rabbia e sdegno, che, di converso, diventano solidarietà alla piccola. Magari davanti all'abitazione della famiglia Iamonte, dove la piccola veniva fatta entrare e dove venivano perpetrati gli stupri.

Il conto alla rovescia è iniziato e le lancette corrono.