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Giuseppe, Peppe e la politica spazzatura

falcomataraffadi Claudio Cordova - In un momento in cui la politica e le istituzioni sono la parodia di se stesse, macchiette ridicole, simboli del peggior modo di amministrare il potere che questo mondo ricordi, quale potrà mai essere il futuro di un nuovo ente, la Città Metropolitana di Reggio Calabria, che vede i suoi primi giorni di vita contraddistinti – per di più in un momento di lutto per il Paese, a causa del terremoto nel centro Italia – da polemiche, querelle, insulti e rivendicazioni di potere.

Ai cittadini non interessa più nulla della politica.

La guardano come, qualche anno fa, si poteva guardare "Il processo di Biscardi". A nessuno fregava nulla di ciò che si diceva (si urlava) sotto il profilo calcistico, tecnico, tattico. Ci si sintonizzava per farsi due risate, per scoprire quanto l'asticella dell'insulto e del litigio potesse alzarsi. Puntata dopo puntata.

Dalla tv spazzatura alla politica spazzatura.

Avere Giuseppe Falcomatà sindaco di Reggio Calabria è la seconda cosa peggiore che potesse capitare alla città. La prima, infatti, è durata dieci anni circa e porta(va) il nome di Scopelliti, Arena, Agliano, Raso, Zito, Strati "Pastina", e tutti gli altri, che non citiamo per buon gusto. Ancora una volta, il giovane "unto del Signore" dimostra di essere assolutamente inadeguato al ruolo conferitogli dalla città. E, si badi bene, non per età o per mancanza di esperienza, come banalmente si potrebbe affermare: alla sua età, ci sono ragazzi e ragazze che fanno politica con capacità, che fondano aziende di successo, che scoprono vaccini per guarire malattie che sembravano incurabili, ecc.

Giuseppe Falcomatà è inadeguato. E lo sarà anche cinque, dieci o quindici anni. E' la natura.

Prova ne sia il modo in cui sta gestendo quello che doveva essere un naturale passaggio di consegne tra la vecchia (inutile) Provincia di Reggio Calabria e il potenzialmente utilissimo Consiglio Metropolitano. Le parole con cui il giovane sindaco si è rivolto a Giuseppe Raffa tradiscono una brama di potere, una voglia spasmodica di esercitare influenza che mal si conciliano con il tono basso, con le parole da fascia protetta che Falcomatà usa per proporsi come il figlio che ogni mamma reggina avrebbe voluto avere.

E questo non perché Raffa sia il politico illuminato che, quindi, merita rispetto per quanto ha svolto per il territorio. E' un politico reggino. Con tutte le caratteristiche proprie della politica reggina. Lui, da presidente della Provincia si sarebbe dovuto dimettere già molti mesi fa, quando le risultanze dell'inchiesta "Sistema Reggio" sostenevano che avesse informato uno degli indagati per 'ndrangheta dei contenuti di una riunione riservata in Prefettura, oppure qualche mese dopo, quando l'inchiesta "Fata Morgana" mostrava come Paolo Romeo e il suo comitato d'affari fossero di casa a Palazzo Foti.

Ora, invece, una legge che sembra scritta da analfabeti, la legge Delrio, gli consente di non dimettersi, di restare presidente facente funzioni finché l'iter non si concluderà. Che Falcomatà e i suoi consiglieri (Piddini, Socialisti, DeGaetanini, ecc.) se la prendano con gli stessi che stanno riscrivendo – altrettanto male – la Costituzione. Accusare Raffa di frenare il corso della nuova istituzione è abbastanza strumentale, dato che i lavori dell'inquietante Consiglio Metropolitano (ma li avete letti i nomi degli eletti?) non saranno di certo impediti da questa circostanza. E allora Giuseppe Falcomatà, con i suoi toni, la sua incapacità, riesce nel miracolo: far fare un figurone a Peppe Raffa. Sguinzagliare nelle scorse settimane e anche dopo la polemica i suoi cagnolini da riporto, attaccando Raffa, chiedendo a gran voce le sue dimissioni lo fa assurgere al ruolo di vittima, di uomo solo contro tutti, di persona vittima di una campagna di odio e di denigrazione indegna per le istituzioni. Facile assist per Raffa che non sarà De Gasperi, ma che ha un po' più esperienza di Falcomatà e che, quindi, subito esce allo scoperto chiedendo di usare toni consoni alle istituzioni. In aula, infatti, Falcomatà (sì, proprio il figlio che ogni mamma reggina avrebbe voluto) parlerà di "misurare la febbre al morto".

Per essere eleganti non basta acquistare da Borsalino. Per essere politici non basta essere figli di sindaci prematuramente scomparsi.

Un comportamento inaccettabile da parte di entrambi. Se Falcomatà richiede il proprio posto come farebbe un bambino viziato cui non viene comprata una barretta di cioccolato, dal canto suo Raffa si espone al pubblico ludibrio rimanendo incollato a una poltrona che dovrà a breve lasciare forzatamente e che, per dignità, avrebbe già dovuto liberare, senza mostrarsi come il classico politico (della peggior politica) che tenta di spremere fino all'ultima goccia la mammella del potere.

Intanto, da parte di nessuno è arrivata una sola frase su come potranno essere sfruttate le potenzialità della Città Metropolitana per far risalire la china alla depressa realtà reggina. Ma, d'altronde, nemmeno al "Processo di Biscardi" si parlava di gesti tecnici o di tattica...

Le tappe della polemica

La prima riunione del Consiglio Metropolitano: http://ildispaccio.it/primo-piano/119101-reggio-caso-raffa-e-gia-scontro-metropolitano

La replica di Raffa: http://ildispaccio.it/primo-piano/119249-citta-metropolitana-raffa-da-falcomata-indegna-intimidazione-politica

L'intervento dei consiglieri: http://ildispaccio.it/primo-piano/119316-il-consiglio-metropolitano-di-reggio-vs-raffa-basta-trincerarsi-dietro-legge-delrio