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Dove le strade non hanno nome

viasenzanome 500di Claudio Cordova - Uno dei (tanti) problemi di Reggio Calabria è quello di non avere memoria, né identità. Una città sul mare, il cui piatto tipico, però, è la carne di maiale. Un esempio apparentemente becero, che testimonia, però, quanto poco la città sia attenta alle proprie peculiarità e alle proprie tradizioni. Memoria e identità che si costruiscono anche con piccoli gesti, con segnali, riconquistando, centimetro dopo centimetro, pezzi di sovranità. E' anche stimolando, quotidianamente, l'attenzione dei cittadini che si (ri)costruisce un senso civico, uno spirito di appartenenza a una comunità: valori che a Reggio Calabria sono sopiti da tempo, permettendo al malaffare di proliferare.

Per questo è sicuramente una buona notizia l'insediamento della Commissione Toponomastica del Comune di Reggio Calabria, che ha avviato i propri lavori una dozzina di giorni fa su input dell'Amministrazione Falcomatà. E' necessario però che, al netto delle polemiche, suscitate anche ieri da Azione Nazionale, dalla Commissione fuoriescano proposte che restituiscano memoria e dignità alla storia cittadina, oltre che nazionale.

Reggio Calabria non può essere tuttora rappresentata da strade che sono "diramazione x", oppure "lotto y" o, ancora, "traversa z". Così come ne abbiamo abbastanza di vie, piazze, monumenti intitolati a Garibaldi, Mazzini o massoni d'altro genere. Il vero successo della 'ndrangheta, oltre ad aver impoverito e soggiogato il territorio, è quello di aver disgregato la comunità, di aver cancellato vincoli identitari fondamentali per la sopravvivenza del vivere civile.

Reggio Calabria, dove le strade non hanno nome. "Where the streets have no name" cantano gli U2.

Per questo la Commissione Toponomastica deve ripartire soprattutto dal territorio, da personaggi reggini e calabresi che hanno avuto successo o segnato un esempio di riscatto. Troppi gli uomini e le donne, reggini e calabresi, dimenticati o non adeguatamente celebrati. Dal Capitano Natale De Grazia, morto mentre indagava sulle "navi dei veleni", passando per il giudice Antonino Scopelliti, assassinato per un accordo tra cosa nostra e 'ndrangheta che porterà alla fine della seconda guerra di mafia reggina. Ma anche personalità politiche: il sindaco Michele Musolino, l'unico capace di scagliarsi contro una magistratura corrotta che per anni è stata osannata da intellighenzia e stampa di regime. E poi, invadendo il campo artistico, il grande Rino Gaetano, crotonese, ma cantante contro il sistema e cantore di un Sud che ha tanto da dire e che può farcela. O, ancora, un attore come Leopoldo Trieste, reggino, amato da registi del calibro di Fellini, Rossellini, Loy, Germi, Petri, Monicelli e presente persino nel cast de "Il Padrino II" di Francis Ford Coppola.

Il riscatto di territori difficili come quelli della Sicilia e della Campania passa anche dalla capacità di aver saputo ricordare, celebrare e valorizzare i propri "eroi". I propri esempi positivi, da contrapporre alle immagini negative dei capobastone. E questo vale per i grandi nomi, come Falcone e Borsellino, ma anche per figure meno note. Il piccolo Gianluca Canonico, ucciso nel 1985 "per sbaglio" nel Rione Pescatori: vittima simbolo della violenza e della prevaricazione che caratterizza alcuni luoghi periferici.

E poi le donne, molto poco rappresentate nella toponomastica cittadina. Un nome su tutti: la cantante Mia Martini, nativa di Bagnara Calabra, illustre esponente di una Calabria che sa anche fare arte di enorme qualità.

Ma sarebbe un segnale enorme cominciare da quelle che si sono opposte – e per questo hanno pagato con la vita – allo strapotere degli ambienti mafiosi in cui sono nate o cresciute. Angela Costantino, per esempio, uccisa e fatta scomparire dal clan Lo Giudice perché decisa a rifarsi una vita a causa della lunga detenzione di un marito, il boss Pietro Lo Giudice, che la giovane non amava più. E, più recentemente Lea Garofalo, Crotonese uccisa e sciolta nell'acido in Brianza. O, ancor più recentemente, Maria Concetta Cacciola, la giovane testimone di giustizia rosarnese, vittima di delegittimazione in vita e morta per ingestione di acido muriatico.

Per queste ultime due, essendo trascorsi meno di dieci anni dalla morte, servirebbe una deroga dalla Prefettura. Deroga che, siamo certi, arriverebbe senza esitazioni, dato che si tratterebbe di conferire onore e memoria a due simboli della voglia di riscatto, anche quando si ha la sfortuna di nascere in contesti mafiosi.

Su questo dovrà lavorare la Commissione Toponomastica, chiedendo la collaborazione della Prefettura anche per altri nomi che danno lustro a Reggio Calabria: dalla guardia giurata Luigi Rende, ucciso nel 2007 nel tentativo di sventare una rapina a un portavalori, simbolo di chi fa fino in fondo il proprio dovere, costi quel che costi, al giudice Michele Barillaro, titolare di delicate indagini e morto in un incidente stradale in Namibia nel 2012. E, ancora, il cantautore Mimmo Martino, scomparso alcuni mesi fa: da leader dei Mattanza, meglio di tanti altri è riuscito a cantare la tradizione calabrese, mostrando il vero volto della nostra terra.

Sono solo pochi, pochissimi, nomi, senza alcuna classifica di merito rispetto a quelli inevitabilmente rimasti fuori. Nomi buttati giù per mero scopo esemplificativo, per dimostrare quanto il territorio abbia saputo esprimere di buono. E' anche appigliandosi a questi simboli – magari in un giusto mix con l'antichità magnogreca – che Reggio Calabria potrà riacquistare memoria e identità perdute.

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L'insediamento della Commissione: http://ildispaccio.it/reggio-calabria/112620-insediata-la-commissione-toponomastica-a-reggio-falcomata-obiettivo-e-restituire-decoro-alla-citta

La polemica di Azione Nazionale: http://ildispaccio.it/reggio-calabria/113667-reggio-azione-nazionale-riprende-falcomata-toponomastica-non-e-all-anno-zero

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