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Chi ha paura di Nicola Gratteri?

gratterinicola23apr 500di Claudio Cordova - L'affermazione è tra le più gravi. Soprattutto perché arriva da chi – come Nicola Gratteri – non è abituato a parlare a vanvera, ma anzi, a farlo solo se ha elementi granitici per supportare le proprie parole: "Ci sono state riunioni tra importanti personalità per evitare che venissi a Catanzaro". La rivelazione del nuovo procuratore capo del capoluogo è una circostanza choc. Qualcuno, di fatto, avrebbe tramato affinché Gratteri non assumesse l'incarico della Procura con maggiori competenze dell'intero territorio calabrese. Facile, molto facile, a credersi. Negli anni da procuratore aggiunto di Reggio Calabria, Gratteri ha impoverito la 'ndrangheta, andando a colpire gli enormi traffici di droga in giro per il mondo. Ma ha anche messo nel mirino politica e imprenditoria colluse con la criminalità organizzata, nonché il mondo delle professioni, più in generale, dei "colletti bianchi" corrotti o al servizio dei clan.

Più che certo, quindi, che tantissimi tra 'ndranghetisti conclamati e altri in giacca e cravatta abbiano iniziato a tremare e sudare freddo con la nomina a capo della Procura di Catanzaro, avvenuta alcune settimane fa.

Questo perché la Procura di Catanzaro è quella che ha competenza su tutta la 'ndrangheta calabrese, ad esclusione di quella della provincia di Reggio Calabria. Famiglie spietate e con una potenza di fuoco impressionante, come le lametine – i Giampà – su tutti, ma anche le terribili 'ndrine crotonesi. Ma, soprattutto, i Mancuso di Limbadi, una cosca che appartiene al gotha della 'ndrangheta, capace di unire la potenza militare ed economica (attraverso il traffico di droga) al controllo delle istituzioni e della politica, spesso tramite il canale massonico. Senza dimenticare, ovviamente, la polveriera Cosenza, da mesi inseguita da sospetti e rumors giudiziari, dopo le "cantate" di diversi collaboratori di giustizia. E però, è vero anche che la Procura di Catanzaro è quella che ha competenza sul palazzo del potere per eccellenza, quello dove ha sede la Giunta Regionale della Calabria. E poi, ancora, le indagini che riguardano la magistratura reggina, elemento chiave – in alcune sue mele marce – dell'ormai acclarato "Sistema Reggio".

Tutti ambiti, a vario titolo, trascurati o comunque non percorsi fino in fondo negli ultimi anni. Un po' per difficoltà oggettive, un po' per miopia strategica. Due direttrici che Gratteri sta già tentando di rivoluzionare: da un lato, il magistrato di Gerace sta mettendo su una "macchina da guerra" per fronteggiare la 'ndrangheta. Il nuovo procuratore sta facendo valere tutto il proprio carisma e la propria credibilità non solo per ottenere la copertura dei posti attualmente vacanti nell'Ufficio di Procura, ma anche per ampliare una pianta organica che, anche se fosse al completo, sarebbe comunque inadeguata a fronteggiare il crimine di quei luoghi. D'altro canto Gratteri è un mastino che non molla mai le sue prede, che ha visione strategica e che sa fare squadra, motivando i propri uomini e le proprie donne: non è un caso che, assai probabilmente, anche da Reggio Calabria vi sarà una trasmigrazione di magistrati e inquirenti, pronti a intraprendere la lotta nel capoluogo di regione.

Gratteri, dunque, non solo sfida a viso aperto – come fa da vari lustri, vissuti sotto scorta – la 'ndrangheta militare. Ma vuole alzare il livello. Cosa che, negli ultimi anni, la Procura di Catanzaro ha fatto poco e talvolta in maniera un po' maldestra. Non è un caso che diversi esponenti politici, coinvolti nelle inchieste della Procura di Catanzaro abbiano raccolto assoluzioni in maniera tutto sommato semplice. Ma Gratteri vuole che finisca il tempo in cui le inchieste fanno fare bella figura agli avvocati. Così come non vi saranno sconti sui colleghi che operano o hanno operato nel distretto reggino: diverse le inchieste finite in fumo o andate a rilento negli ultimi anni.

Inchieste che, in alcuni caso, hanno somigliato a un apparente esercizio dell'azione penale, anziché a una concreta voglia di indagare sulle toghe sporche che pure hanno popolato e (forse) popolano il distretto reggino. Insomma, difficile che i casi doverosamente spediti per competenza a Catanzaro dal procuratore di Reggio Calabria, Federico Cafiero de Raho, prendano polvere con Gratteri.

Per questo, quindi, Gratteri fa paura a molti. E allora i tanti toni di giubilo arrivati dalla classe dirigente calabrese al momento della nomina da parte del Consiglio Superiore della Magistratura, sembrano tanto delle captatio benevolentiae che, tuttavia, non avranno alcun esiti sul magistrato. Perché da Catanzaro Gratteri può ampliare a dismisura il proprio campo d'azione ed essendo una mina vagante, anche all'interno della stessa categoria, può rappresentare la scheggia impazzita che sgretola i sistemi criminali in piedi da anni. Può farlo perché ingestibile da parte del potere, può farlo perchè ha una credibilità nazionale e internazionale costruita negli anni e unanimemente riconosciuta. Può farlo perché ha dalla sua il rapporto con la gente, che da sempre gli dimostra stima e fiducia incondizionata.

E allora, l'affermazione di Gratteri suona più come un grido di guerra nei confronti dei convitati di pietra che reggono la Calabria. Non sono parole a vanvera, ma frasi dette con oculatezza e tempismo, affinché i "cospiratori" sappiano di essere stati scoperti. E conoscendo Gratteri, chissà, magari qualcuno tra questi era anche in platea ad ascoltare la rivelazione. E a sudare freddo.

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