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Occhiuto straccia la maggioranza (?) regionale

collageelezionicosenzadi Claudio Cordova - In un luogo normale, dopo una sconfitta come quella rimediata a Cosenza, chi ha ruoli dirigenziali nel Partito Democratico dovrebbe incassare la debacle, chiedere scusa ed essere consequenziale nelle scelte, ammettendo il fallimento. Ma siccome non siamo minimamente in un luogo normale, è possibile leggere le deliranti considerazioni dell'inconsistente segretario regionale, Ernesto Magorno, messe nero su bianco nel tentativo di dare una spiegazione e una giustificazione ai dati che provengono dal capoluogo bruzio: una vittoria schiacciante del sindaco uscente, Mario Occhiuto, che con il centrodestra sfiora il 59% dei consensi, nonostante una concorrenza che, almeno sulla carta, sembrava piuttosto competitiva e agguerrita.

Il dato che arriva da Cosenza consegna il candidato del Pd e del centrosinistra, Carlo Guccione, sotto il 20% e la lista dei Dem addirittura sotto il 7%. Una disfatta che ha varie cause. Cause che partono da lontano e che con ogni probabilità aveva percepito l'iniziale candidato del Pd: quel Lucio Presta che aveva ricevuto l'investitura dal premier Matteo Renzi ma che, a un certo punto, deciderà di rinunciare a una candidatura che aveva fortemente voluto (ancor prima dell'endorsement dei Dem) per fantomatici questioni familiari che, fin da subito, sono apparse assai simili alle fasulle giustificazioni degli studenti per non aver svolto i compiti a casa. Da quel momento, il Pd entra nel panico, alla ricerca di un candidato: dopo aver scartato figure palesemente non spendibili, come l'eterno Nicola Adamo (tuttora indagato nell'inchiesta "Rimborsopoli") la scelta finisce su Carlo Guccione, defenestrato in fretta dalla Giunta Oliverio proprio dopo lo scandalo dell'indagine "Erga omnes".

Una decisione che, fin da subito, non convince, non solo per i tempi assai ristretti, ma anche per le modalità con cui il centrosinistra deciderà di affrontare il forte rivale Mario Occhiuto.

Per mesi – a partire da febbraio – il centrosinistra riuscirà a rendere martire la figura dell'ex sindaco. Prima mandandolo a casa, a pochi mesi dal voto, con una squallida manovra da congiurati: 17 firme – tra cui anche quelle di alcuni membri della maggioranza – depositate dal notaio per far cadere la Giunta, adducendo gravissime irregolarità che nei mesi avrebbero dovuto, a detta dei rumors, travolgere la classe politica cosentina, ma che, al momento, non hanno trovato grosso seguito. Una manovra, quella del centrosinistra che, a prescindere dalle eventuali responsabilità penali di Occhiuto, contribuì ad accrescere la popolarità dell'ex primo cittadino, che già nel 2011 aveva espugnato una delle roccaforti della sinistra calabrese.

Occhiuto sarà a abile a indossare i panni della vittima, del sindaco illuminato mandato a casa da oscure trame di palazzo, tra centrosinistra e pezzi di centrodestra che poi finiranno nelle liste a sostegno di Guccione. Proprio dalla giornata delle 17 firme partirà, di fatto, la campagna elettorale di Mario Occhiuto, capace di fare il pieno di folla un po' ovunque, stigmatizzando le sordide manovre degli avversari. Sì perché la campagna elettorale a Cosenza si svolge in un clima infame, con accuse e allusioni, nella speranza che ogni giorno fosse quello giusto per sentir tintinnare le manette. Un clima di sospetto che con la politica ha ben poco a che fare, anche perché dal Pd, a parte le accuse a mezzo stampa, non arriverà praticamente alcun contributo sotto il fronte investigativo.

A rendere ancor più agevole a Occhiuto una strada che sembrava piuttosto spianata saranno le scelte successive: dalla candidatura di ex membri della maggioranza di centrodestra nei ranghi a sostegno di Guccione, passando per l'inquietante "abbraccio" con ALA e con Denis Verdini. Manovre fatte perché vincere conta più di ogni scelta dignitosa ma che, alla fine, segnano la cocente sconfitta. Una sconfitta che nessuno ha mai messo lontanamente in discussione. Ancor più lontano, infatti, è arrivato Enzo Paolini, che alcuni quotavano molto bene grazie al sostegno dei Gentile. Ma nemmeno i due colossi cosentini hanno potuto far nulla contro Occhiuto che, piaccia o no, ha dimostrato di avere la gente dalla sua parte. E pur unendo i risultati dell'accoppiata perdente, il risultato resta risibile.

E , soprattutto, rimanda a una cocente sconfitta per le forze che attualmente governano la regione, sia in senso territoriale che istituzionale. Il Partito Democratico cosentino, "casa" del governatore Mario Oliverio, e il Nuovo Centrodestra dei fratelli Pino e Tonino Gentile, che fin dalla nascita della maggioranza regionale ha rappresentato una costante stampella per il percorso politico e amministrativo della Giunta. Insomma Occhiuto ha dimostrato di essere nettamente più forte, soprattutto in virtù del rapporto instaurato con la gente: ha fatto il pieno di folla praticamente a ogni uscita e anche sotto il profilo comunicativo ha puntato molto sul legame con la cittadinanza.

Viceversa, alcuni tra i centri familistici di potere che animano Cosenza da sempre sembrano essere rimasti alla finestra, nonostante l'affluenza alle urne sia stata molto alta.

Ora Occhiuto potrà governare forte della larghissima maggioranza, permettendosi anche di inserire sul panorama cittadino un istrione come Vittorio Sgarbi, che dovrebbe ricoprire il ruolo di assessore alla Cultura e che ha già iniziato a far parlare di sé con la boutade relativa allo spostamento dei Bronzi di Riace da Reggio Calabria a Cosenza.

In questa fase, Mario Occhiuto sembra potere tutto. Il Pd è imploso e altrove non si sono materializzate forme politiche di un certo rilievo. Se, infatti, il risultato di "Cosenza in Comune" lascia aperta qualche speranza di forme di vita a sinistra del Partito Democratico, l'ennesimo deludente risultato del Movimento 5 Stelle dimostra (dopo il flop alle Regionali e in città come Reggio Calabria) l'inadeguatezza dei grillini che il territorio esprime.