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Il capolavoro di antipatia del Pd cosentino

pdcosentinoguccionedi Ugo Floro - Crolla un sistema, un partito, o quel che ne (p)resta, sbeffeggiati in maniera anche brutale se vogliamo, almeno a giudicare dai dati elettorali horror che arrivano da Cosenza.

Perché la partita politica calabrese piu' interessante, quella attenzionata con maggiore intensità dai palazzi romani, inutile nasconderselo, si giocava a Cosenza.

E poi non dimentichiamo un dato: il Pd che governa le sorti della Regione è a trazione inconfutabilmente brutia, e questo incide non poco nella valutazione anche prospettica del disastro griffato Minniti.

Senza contare l'attesa sugli esiti, rivelatisi disastrosi, della sperimentazione nazionale verdinian-renziana che ha trasformato il "laboratorio" cosentino in una macelleria di vip .
Ma quel potentissimo PD non ha solo perso, evento che ci poteva pure stare nella logica democratica; esso è stato ridicolizzato, annichilito da una foga elettorale che s'è vista poche volte a certe latitudini e che ha travolto anche i Gentile : fallita la loro operazione di distinzione elettorale.

Ora è inutile scervellarsi sulla ricerca delle ragioni di un tonfo così roboante, sono chiare. E lo sono da tempo, sin dalla improvvida defenestrazione di Mario Occhiuto a tre mesi dalla competizione elettorale.

Magari sarà poco scientifico il metodo, per nulla 'piepoliano' , assolutamente distante dalle analisi politologiche di qualche discepolo del chiarisismo Professor Sartori intento ad arrampicarsi sugli specchi insieme all'ineffabile Magorno, ma il concetto di 'antipatia' spiega fin troppo bene alcune tra le ragioni alla base della vittoria schiacciante di Mario Occhiuto.

E' stato un errore tremendo aver pensato , dopo l'ancora inspiegato ritiro di Presta, che concentrare intorno al suo nome i soliti casati con tanto di truppe cammellate regionali e parlamentari potesse d'un tratto conferire a Guccione quell'appeal che non ha mai avuto, è stato un errore tremendo.

Eppure non è che Occhiuto fosse imbattibile, anzi...!

Lo stesso Presta si era accorto di alcune crepe nell'immagine del sindaco e stava cercando di allargarle nutrendo presso l'opinione pubblica l'idea di una sua autonomia rispetto alla Cosenza dei Casati che pure aveva scelto di appoggiarlo su indicazione romana.

Uno stile basato sulla pacatezza , quello del manager, sulla positività del messaggio, il quale pur essendo veicolato da una comunicazione spesso insopportabilmente 'fighetta', qualche risultato avrebbe potuto darlo.

Poi è andata come è andata, cioè come ancora non sappiamo sia davvero andata.

Da qui l'avvento di Carlo Guccione e il conseguente cambiamento di stile- in pejus- ma anche di strategia elettorale con annesso tentativo di buttarla nel giudiziario .

Cosa antipaticuccia, appunto, specie quando giunga da chi predica garantismo salvo razzolare il suo contrario.

Il tutto sotto la regia politica , ancora una volta per nulla sapiente, di un Minniti al quale il Pd delega un po' troppo nella errata , e infondata convinzione che egli sia come quel personaggio interpretato da Sylvester Stallone, The specialist, l'unico capace di sciogliere i nodi calabresi.

Ma neanche per idea, visti certi risultati.

E' stato proprio questo combinato disposto tra ostentazione di potere della sagrada alleanza e il tentativo di cambiare l'arbitro del match ( il tribunale al posto del popolo) a sviluppare una slavina di antipatia che, si badi bene, non si è staccata dal solo versante di centrodestra : sono i numeri a dirlo.

Gli stessi che dovrebbero indurre piu' di una riflessione all'interno del Pd nazionale , dei vari Lotti, Guerini e compagnia dem buoni solo a dispensare pacche sulle spalle e complimenti da quei "finissimi" conoscitori che sono della realtà calabrese .

Ma il disastro interroga soprattutto la coscienza politica di un Ernesto Magorno che non può continuare a credersi 'rex legibus solutus', uno che non dover rispondere dei suoi pessimi risultati da segretario regionale sol perché renziano di primo pelo.

Ci attendiamo le sue dimissioni .

Ma sarà un'attesa vana perché, lo vedremo, gli equilibri di questo partito, ormai alla deriva, non saranno toccati; gli autori di questa umiliazione rimarranno al loro posto, addirittura, aspettiamoci pure la promozione regionale di qualche sconfitto, in coerenza con il 'canone' calabrese.