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Medici senza frontiere (del ridicolo)

reggiocalabria ospedaliriuniti21aprdi Claudio Cordova - Sarebbe stato molto più dignitoso continuare a trincerarsi nel silenzio che aveva accompagnato le ore precedenti. Il commento "partorito" (scusate il termine, ma appare azzeccato) dall'Ordine dei Medici sullo scandalo che ha travolto i reparti di Ginecologia e Ostetricia degli Ospedali Riuniti è un'offesa ai tantissimi medici reggini e calabresi che ogni giorno operano in condizioni ambientali ostili, in strutture fatiscenti e privi delle più elementari strumentazioni per rendere possibile la propria delicata funzione. L'Ordine dei Medici di Reggio Calabria decide di non stigmatizzare le condotte di cui si sarebbero macchiati diversi sanitari in servizio ai "Riuniti". Condotte cristallizzate da numerose intercettazioni telefoniche, che, sebbene oggetto di contestazione da parte di alcune "menti illuminate", costituiscono lo strumento di acquisizione della prova che va più a garanzia delle persone coinvolte. Gli indagati (che, lo ricordiamo, hanno scelto di trincerarsi dietro il silenzio) hanno tempi e modi per dimostrare la propria estraneità ai fatti contestati: nessuno li ha già condannati. Ma la questione non è (solo) questa. L'Ordine dei Medici commette il solito errore del reggino medio: quello, cioè, di spostare tutto il tema della discussione sull'aspetto giudiziario, aggrappandosi a formule ormai trite e ritrite di un garantismo peloso che nulla ha a che vedere col garantismo più nobile, quello sancito dalla nostra Costituzione e che la nostra testata ha rispettato, pur nella consapevolezza di dovere ai propri lettori un'informazione completa, anche se talvolta spiacevole e brutale.

Ed ecco, quindi, una patetica autocommiserazione, preceduta, proprio all'avvio del comunicato stampa, dallo sconcerto per "la violenza dell'attacco mediatico" subita dalla categoria. Nell'indagine "Mala Sanitas", tuttavia, non è coinvolta l'intera categoria, ma uno sparuto numero di medici che – proprio in virtù dell'abnegazione degli altri – dovrebbe incassare i dovuti distinguo da parte della categoria stessa. E invece nessun biasimo si può leggere nel comunicato dell'Ordine dei Medici sui comportamenti degli indagati, sulle frasi assolutamente irrispettose dei pazienti, spia, evidentemente, di una totale assenza di empatia con la sofferenza e, comunque, di mancanza di responsabilità del ruolo ricoperto. Ci si fossilizza sull'aspetto penale della vicenda, che non spetta né alla stampa, né, parimenti, all'Ordine, approfondire. Si continua a credere che il disvalore su una qualsiasi condotta si concretizzi solo se tale condotta viene giudicata penalmente rilevante o, addirittura, un reato: si continua a credere che la vita si svolga nelle aule di giustizia.

Non è così.

Quella gente che sarebbe incappata negli orrori per ora dalle indagini aveva e ha una vita. Alcuni, i due bimbi morti, l'avrebbero potuta avere una vita e quanto accaduto, certamente, avrà segnato l'esistenza dei genitori, al pari di alcuni gravi danni fisici che alcuni pazienti avrebbero subito. Non c'è traccia di tutto ciò nel comunicato dell'Ordine dei Medici. Nemmeno una riga sulla sofferenza subita da un numero imprecisato di gente.

Solo una difesa corporativa risibile perché non argomentata in maniera coerente, ma fatta esclusivamente per salvaguardare lo status quo.

Un'eventuale assoluzione (o prescrizione: lo diciamo oggi, a futura memoria) non cancellerà l'approssimazione professionale emersa dalle indagini. Non cancellerà lo squallore di alcuni comportamenti, né la noncuranza e la mancanza di rispetto verso esseri umani trattati con la stessa insensibilità con cui si può trattare, al massimo, un oggetto inanimato. Che più di qualcosa non andasse, in quei reparti dei "Riuniti", menti intellettualmente oneste l'avrebbero dovuto ammettere. Lo testimonia la rabbia dei reggini, in questi due giorni indignati come non accadeva da molti anni. Lo testimoniano i numerosi contatti pervenuti alla nostra Redazione circa "vicissitudini" che sarebbero avvenute in quei reparti. Fatti che – lo diciamo come messaggio cumulativo – invitiamo con forza a denunciare ai pm Gaetano Paci, Roberto Di Palma e Annamaria Frustaci, che hanno dimostrato pervicacia nell'andare a riprendere vecchie intercettazioni per riattualizzare fatti gravissimi. Già, le denunce: anche quelle di alcuni cittadini, recatisi in Procura subito dopo aver appreso dell'indagine, sono la testimonianza che agli Ospedali Riuniti qualcosa di strano accadeva.

Non per l'Ordine dei Medici

Dal comunicato stampa diramato, nulla emerge circa eventuali provvedimenti di natura deontologica e disciplinare da parte dell'Ordine nei confronti di ben 11 suoi iscritti, alcuni interdetti dalla professione, altri, addirittura agli arresti domiciliari. Troppo poco, evidentemente, dato che si procrastina ogni decisione alla giustizia futura.

Faccio una proposta all'Ordine dei Medici: che ne dite se cancellassimo tutti gli articoli su "Mala Sanitas", compreso il vostro comunicato e ne riparlassimo dopo un eventuale giudizio di Cassazione quando, forse, sarà permesso un po' a tutti di indignarsi? Perché no, potremmo riparlarne tra una decina d'anni...

Non funziona così. Ciascuno deve prendersi le proprie responsabilità "in diretta". E un organismo importante e corposo come l'Ordine dei Medici ha appena dimostrato di non essere capace di fare nulla di tutto ciò.

L'Ordine dei Medici di Reggio Calabria, evidentemente non dotato di una spina dorsale particolarmente forte, non sceglie (ovviamente) di prendersela con i giudici – inquirenti e giudicanti – per gli accertamenti svolti (c'è, anche in questo caso, la classica pelosa fiducia nella magistratura), ma si lascia andare al classico attacco alla stampa, colpevole, come spesso accade di presunti attacchi mediatici, non si sa bene per quale scopo. Si attacca per difendersi, ma si sceglie, ovviamente, il soggetto più debole, la stampa.

Invece sarebbe servita responsabilità nel dimostrare che c'è una vera classe medica, vogliosa di ripulire le strutture pubbliche da eventuali mele marce che distruggono la credibilità di una delle professioni più nobili e importanti. Sarebbe servita una parola per le vittime, ma anche per le coppie – sono tante – che dovranno affrontare un parto in una struttura ospedaliera che, al momento, fa tanta, tanta paura.

Niente di tutto ciò. Decisamente, sarebbe stato più dignitoso il silenzio.

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I nomi delle persone coinvolte: http://ildispaccio.it/primo-piano/106411-operazione-mala-sanitas-agli-ospedali-riuniti-i-nomi-dei-soggetti-coinvolti

Il dottor Tripodi, il nipote di Giorgio De Stefano: http://ildispaccio.it/primo-piano/106484-orrore-ai-riuniti-il-dottor-tripodi-nipote-di-giorgio-de-stefano

Le intercettazioni: http://ildispaccio.it/primo-piano/106451-organizza-l-aborto-della-sorella-a-sua-insaputa-le-intercettazioni-agghiaccianti

Le risate: http://ildispaccio.it/primo-piano/106535-orrore-ai-riuniti-le-risate-dei-medici-sulla-sofferenza-dei-pazienti

La nota dell'Ordine dei Medici: http://ildispaccio.it/primo-piano/106649-mala-sanitas-l-ordine-dei-medici-ribalta-attacco-mediatico-contro-categoria