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Il caso Lucano: il “potere” dell’esempio

lucano domenicodi Simone Carullo - E' notizia di questi giorni che il magazine statunitense "Fortune" ha inserito il sindaco di Riace, Domenico Lucano - unico italiano - tra i 50 leader più potenti del mondo.

Una bellissima notizia per la Calabria e per l'Italia intera. Una splendida notizia per tutti coloro che credono nell'accoglienza, nell'integrazione e nella fratellanza universale; per tutti quelli che non pensano che la soluzione alla questione dell'immigrazione sia sbarrare le frontiere, affondare le navi, puntare i cannoni lungo tutti i confini nazionali. Per tutti quelli che non sono Salvini o Sallusti, insomma.

Tuttavia che cosa c'entra Domenico Lucano, il sindaco di un piccolo borgo della sperduta provincia reggina, dove il sole splende inesorabile su ampi squarci di desolazione, con la cancelliera Angela Merkel o con Christine Legarde (direttore del FMI)? Come può Lucano, che amministra la vita di meno di 2.000 anime tra le colline e gli ulivi, comparire in una classifica al fianco di Papa Francesco, o dei grandi manager Jeff Bezos (Amazon) e Tim Cook (Apple). Perfino l'Mvp Nba Stephen Curry ed il suo coach Steve Kerr – piazzati al numero 15 della suddetta classifica – raggiungono e mobilitano molte più persone di quanto Lucano non farà mai.

Mimmo Lucano non ha il potere di muovere guerra ad alcuno e non può spostare grosse somme di denaro. Alle sue spalle non c'è alcuna lobby né rappresenta le istanze di alcuna nazione, organizzazione, multinazionale o di qualsivoglia gruppo di potere. Lucano è un tipo genuino. E' un ex insegnante in un laboratorio di chimica, ex migrante e fu militante del movimento studentesco. Ma soprattutto Lucano è un politico al "servizio" di una piccola comunità del profondo Sud, e questa - in un Paese dove la politica è sempre più professionalizzata - è di per sé una gran cosa.

Il "servizio" è la parola chiave: nel contesto di una classe dirigente che è sempre più l'espressione di dinastie e potentati, quella di fare politica per spirito di servizio è una scelta insieme coraggiosa e sacrosanta. D'altronde, il fatto che sembri una cosa tanto speciale non è responsabilità dei politici di professione, i quali colmano vuoti lasciati da qualcun altro. Il fatto è che siamo tutti concentrati su noi stessi e - assuefatti alle comodità della vita moderna - ci voltiamo dall'altra parte di fronte a ciò che non ci riguarda direttamente, a ciò che è distante anche solo un palmo dal nostro naso. "Il pericolo della politica moderna – dice David Runciman – sta nel fatto che la stabilità produce disimpegno". Quel che ci sfugge è che la politica è un fatto che ci riguarda molto da vicino e che il sistema della rappresentanza non ci dispensa dalle "responsabilità".

Ma allora che cosa ci fa Lucano in quella particolare classifica? Che genere di "potere" esercita il sindaco di Riace? Quale, se non il potere dell'esempio? E l'esempio, lo sappiamo, può avere una forza prodigiosa, inarrestabile, come un fiume che rotto l'argine raggiunge luoghi aridi dove l'acqua che rischiara e che rigenera non ha mai scorso. Il flusso delle idee cammina sulle gambe delle persone e sull'onda dell'esempio. Senza voler essere blasfemi, si pensi ai personaggi stampati sulle banconote bonus coniate proprio da Riace per veder confermata la tesi: le esperienze e gli esempi rappresentati da Gandhi, Martin Luther King, Ernesto Guevara e Peppino Impastato hanno raggiunto miliardi di persone in tutto il mondo portando, ogni volta, un vento di cambiamento. Il loro esempio, congiuntamente alle loro azioni ma ancor più delle loro azioni, ha prodotto cambiamenti epocali e rivoluzioni nel pensiero prima ancora che nei fatti.

E l'esempio di Lucano è quello di un sindaco che ha visto nell'immigrazione un'opportunità e non un mostro da mistificare. Che attraverso l'ospitalità ha rivitalizzato un comune in via di spopolamento; che offrendo un tetto e borse lavoro alle famiglie straniere ha impedito la chiusura delle scuole per mancanza di bambini, ha ridato vita alle tante case lasciate vuote dagli emigranti calabresi; che attraverso l'integrazione ha permesso il risorgere di attività artigianali e agricole languenti, a tutto guadagno della terra; che attraverso il sapiente impiego dei finanziamenti pubblici, e non lo spreco, ha istituito un sistema di scambio che ha permesso alle attività economiche riacesi di rinascere.

La Riace di Lucano ha stampato cartamoneta sopperendo alla lentezza della burocrazia e nel contempo facendo sì che la ricchezza derivante dal consumo restasse all'interno del paese.

Lucano e Riace sono l'esempio che la solidarietà può vincere sull'egoismo e che l'accoglienza è possibile (oltre che conveniente); che l'Utopia – così è stata chiamata quella di Riace – non è affatto un ou topos - "non luogo"; ma eu topia - "buon luogo o luogo felice".

Probabilmente, il magazine Fortune - che avendo in casa un tipo come Trump ben conosce i pericoli della xenofobia - ha voluto mandare un chiaro messaggio a tutto l'Occidente: il caso Riace dovrebbe essere preso ad esempio per affrontare in modo intelligente e solidale un problema che può essere risolto.

Tuttavia, se l'insegnamento di un buon esempio non viene apprezzato e raccolto resta solo un aneddoto da raccontare, un barlume nell'oscurità, un nome in una classifica presto dimenticata. Proprio quello che sta accadendo da queste parti se, come ha detto lo stesso Lucano a Repubblica, quando in Regione si parla di immigrazione neppure lo chiamano; se il modello Riace continua a restare un caso isolato in una Nazione che preferisce continuare sulla strada coercitiva del "modello Mineo"; se si continua a dare i soldi ai cosiddetti "centri di accoglienza" che sul business dei migranti e sul malaffare hanno costruito veri e propri imperi economici.

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