Dossier
 

I "lupi d'Europa" e i legami calabresi

thewolfofwallstreetdi Cecilia Anesi e Daniele Grasso*- L'ultimo giallo finanziario dell'estate si dipana tra Milano, Madrid, Londra, Padova e la città calabrese di Palmi, uno dei luoghi storici della 'Ndrangheta. Il denaro è internazionale, non ha patria. Circola dappertutto. Ma ci sono broker, che chiameremo " lupi d'Europa", in omaggio al film "The Wolf of Wall Street" con Leonardo di Caprio, che si affidano alle truffe per riempirsi le tasche di euro, dollari e pound. Ovviamente a spese di persone o gruppi innocenti. Queste le accuse di tribunali italiani e spagnoli, dalle quale emerge un sistema complesso, fatto di mille pezzi, alcuni dei quali toccano - forse solo per casualità – anche gli ambienti calabresi.

Al centro di questa storia, i Medium Term Notes (MTN). Sono sofisticati strumenti finanziari, negoziati nel circuito Euroclear, la piattaforma interbancaria europea che li ha in custodia. Chi li noleggia, per un periodo di medio termine, pagando interessi del 5,5 per cento, può in seguito presentarli a una banca per ottenere finanziamenti.

Gli MTN sono titoli di cui spesso hanno bisogno le società per finanziare i propri investimenti. Sono ricercati dai loro manager che vorrebbero offrirli in garanzia a banche per ottenere linee di credito, da utilizzare per futuri aumenti di capitale o per scalare altre aziende. Ma c'è un'area grigia del mercato finanziario che li offre in cambio di anticipi consistenti. Gli MTN della zona grigia hanno un difetto: sono falsi. Chi li vuole, e non si accorge per tempo della stangata, presto o tardi incappa nei "lupi d'Europa", variante mediterranea del Jordan Belfort di "The Wolf of Wall Street".

A volte ci sono vittime illustri, come la cinese Suntech, colosso mondiale nella produzione di pannelli solari. Tutto era pronto affinché potesse investire in Puglia, grazie a un ingente prestito della China Development Bank, appoggiato però su garanzie che si riveleranno fasulle, degli MTN falsificati da operatori italiani e spagnoli. È una storia che è già stata raccontata dai giornalisti di IRPI (Investigative Reporting Project Italy) e dalla testata americana International Business Times. Quando la frode è stata scoperta, la Suntech, già quotata a New York, è saltata. Poi tutto è stato messo a tacere. Un processo era stato sì aperto a Londra e Singapore, in sede civile, ma finito in un non nulla di fatto. Per evitare un ulteriore scandalo, i cinesi avevano preferito chiudere la causa e pensare ad altro.

Ci sarebbero però casi in cui le vittime non rinuncerebbero a presentare una denuncia pur di riavere le somme anticipate ad alcuni di questi broker in cambio di MTN farlocchi. Ne sa qualcosa, a sue spese, Marco Russo, 44 anni, di Castelfiorentino. Uomo di classe ed eleganza, un vero Belfort all'italiana. Vive tra Firenze – casa con vista sull'Arno - e Madrid, la Germania e la Russia. Russo non si fa mancare nulla: viaggi in posti da sogno, Bentley, golf, cavalli da corsa. E poi le donne, sempre bellissime. Come Y. S., giornalista russa, sposata da poco: sul suo sito d'informazione gli dedica un profilo da genio della finanza.

Marco Russo ha anche una base operativa prestigiosa, in via Durini 5, a Milano. Ed è qui che combinerebbe i traffici che gli inquirenti gli contestano. Conta sul suo asset strategico: il computer. Senza, non riuscirebbe a realizzare le sue truffe, grazie anche al suo strumento principe, il software di grafica Corel Draw, che gli consente di imitare perfettamente gli MTN, uguali a quelli originali, emessi da istituti di credito come Royal Bank of Scotland (RBS) o Deutsche Bank.

stanzaconsoldiE quando nell'autunno del 2009 si presentano da lui due dirigenti della Trenkwalder, società austriaca da 1 miliardo di fatturato annuo nell'intermediazione di manodopera, il broker fiorentino si farebbe dare 250 mila euro per fornire loro un MTN, falso, del valore facciale di 200 milioni di euro. Ai primi del 2010 è così partita una querela, presentata da un investigatore assoldato da Trenkwalder. Si tratta di Claudio Loiodice, oggi sociologo e criminologo, specializzato in analisi del rischio e rischio geopolitico ed economico. Ma alle spalle ha anche una solida carriera da poliziotto nel Servizio centrale operativo (Sco), da investigatore per l'Olaf, l'organismo comunitario di repressione delle frodi, e perfino da infiltrato nelle cosche mafiose. Abituato a redigere "due diligence", ovvero valutazioni sullo stato di salute delle aziende, Loiodice subito si rende conto che gli austriaci era caduti in un tranello, e non solo loro, anche un imprenditore australiano, Gary Bradford, danneggiato da quel genere di titoli. Diventa così loro procuratore speciale, costituendosi parte civile con l'avvocato torinese Massimo Munno. Alla fine del processo, durato due anni, lo scorso maggio, Marco Russo è stato condannato in primo grado a quattro anni e sei mesi. A firmare la sentenza, il giudice di Milano Marina Zelante, che, ritenendolo un "bravo falsario", giustifica quella pena, pesante, per la "gravità del fatto" contestato, la "spregiudicatezza" dell'imputato, i suoi precedenti penali, la "capacità criminale di cui ha dato prova". Il processo ha rivelato i retroscena di un mondo finanziario dove impera la frode, tra broker improbabili, belle donne e cocaina a gogo come raccontato in esclusiva da L'Espresso in un'inchiesta internazionale prodotta dal centro di giornalismo d'inchiesta IRPI e dal suo gemello tedesco Correctiv, e dalla testate Tages-Anzeiger a Zurigo e El Confidencial a Madrid.

E, nell'ambito della stessa collaborazione internazionale, i giornalisti hanno anche scoperto che i "lupi d'Europa" sarebbero attivi non solo in Italia, ma anche in Spagna, Svizzera e Inghilterra.

Con un front office a Ginevra, vanno e vengono da questi tre paesi. Lo racconta bene la denuncia che V.L., imprenditore spagnolo, ha fatto al tribunale Juzgado de Instrucción número 47 di Madrid, denuncia accolta dal giudice Adolfo Carretero Sánchez.

Quel che non dimenticherà mai V.L., presunto truffato e manager dell'azienda spagnola Forcusa, è la polvere che copriva gli oggetti nell'ufficio di Ginevra in cui era stato portato per firmare il contratto di affitto di alcuni bond. "Quell'ufficio sembrava non venisse utilizzato da anni. Ma mi avevano detto essere la sede di una fiduciaria svizzera."

A convincerlo sarebbe stata una broker spagnola, R.S. a, compagna di vita e affari di un altro operatore finanziario italiano, Stefano Beratto, gia noto alle cronache perché coinvolto, proprio con Marco Russo, in scandali finanziari in passato e dai quali, entrambi, sono usciti puliti.

S. e Beratto operano principalmente tramite un'azienda a Ginevra, la Trastt-ban, ospitata presso la sede della fiduciaria svizzera FIDJAM di Antonio Mendez, un altro spagnolo. Ma Santacana controllerebbe anche una Trastt in Inghilterra, la Manufacturer Trastt Bank UK, e Beratto una filiale a Panama, la Trastt Capital sa.

Se si scrive Trastt-ban su Google escono quattro siti web di denuncia. Sono stati creati dall'imprenditore israeliano Salomon Ohayon, che sostiene di avere perso molti soldi proprio per via di quell'azienda registrata a Ginevra.

"Ci ho rimesso €210.000", dice Ohayon. Soldi che Ohayon avrebbe pagato alla Trasttban a Ginevra come anticipo per poi potere ricevere il codice swift the conferma l'emissione dei titoli MTN.

Titoli che sarebbero dovuti arrivare dalla azienda spagnola Comfimo del broker italiano Marco Russo, come si dedurrebbe dai contratti originali che abbiamo potuto consultare.

Non siamo riusciti a raggiungere né S. né Beratto per un commento. L'avvocato che li ha assistiti nel braccio di ferro con Ohayon, Alexandra Lopez, ci ha detto di non potere confermare il suo attuale ruolo né fornire contatti poiché il rapporto con i clienti è protetto da confidenzialità.

Antonio Mendez, nel direttivo della FIDJAM, è l'unico nome legato alla Trasttban che abbiamo contattato. Racconta di avere visto Ohayon solo una volta, e assicura che la Trasttban lo ha querelato per diffamazione. "La causa è tuttora in corso".

Ma interrogato sulle presunte frodi, inclusa quella ai danni di Suntech , Mendez declina ogni responsabilita'. "Lavoro solo nell'amministrazione di Trasttban, gestisco la societa' per loro [Santacana e Beratto]. Non ho mai firmato contratti con nessun cliente. Ho aperto l'azienda con Beratto e S. il 15 maggio 2009, li conoscevo da una settimana. Sono l'unica persona in ufficio, qui a Ginevra. L'ultima volta che ho visto la S. è stato circa tre mesi fa", spiega Mendez a El Confidencial.

Certo è che la Trastt-ban svizzera non sembra avere avuto alcun guaio con la giustizia, a differenza della filiale inglese, la Manufacturer Trastt Bank, che la Santacana avrebbe usato, secondo le carte del dibattimento a Madrid presso il tribunale Juzgado de Instrucción número 47, per truffare V.L., manager di Forcusa. Non si è ancora arrivati a un giudizio definitivo, ma è un fatto che per il momento la Santacana deve firmare un atto di presenza presso un ufficio di polizia a Madrid.

È una vicenda che risale indietro nel tempo, esattamente al 2008 quando, il 10 giugno., V.L. denuncia alle autorità spagnole la Santacana, accusandola, insieme a due intermediari, di aver truffato la sua società Forcusa fornendo MTN falsi e guadagnando indebitamente ben €445.000.

V.L. era esasperato. Appena due mesi prima, il 9 aprile, la sua Forcusa era ancora una delle maggiori imprese di costruzione della Spagna, con più di 300 impiegati. Ma la crisi che stava per abbattersi anche sul resto del mondo, il caso Lehman Brothers scoppia sette mesi dopo, aveva ormai colpito la Spagna dove era ormai scoppiata la bolla immobiliare. Le banche avevano chiuso le serrande. V.L. ha fatto ciò che qualsiasi altro imprenditore avrebbe fatto: cercare altri modi di ottenere linee di credito.

Un amico avrebbe indirizzato V.L. a R.S., che tramite l'azienda inglese Manufacturer Trastt Bank UK gli promette MTN da potere utilizzare da subito.

Avrebbero siglato il contratto a Madrid. V.L. a sua volta, avrebbe versato il primo anticipo di €420.000 in un conto personale della Santacana a San Marino. Subito dopo, viene invitato ad andare a Londra dove avrebbe conosciuto la portoghese Ana Maria Ribeiro Dos Santos, che avrebbe dovuto fornire i titoli. "Ma era solo un'altra intermediaria", racconta V.L. a El Confidencial.

A questo punto, la Santacana gli avrebbe chiesto di versare €25.000 per una polizza assicurativa sull'emissione dei titoli fornita dalle Garanzie Nord Est (GNE).

Quest'ultimo è un nome ben noto alle cronache del Nord Italia e alle Procure di Padova, Venezia e Milano. Sì perché il procuratore Paolo Luca, all'epoca a Padova e titolare delle indagini, avrebbe identificato una banda di truffatori che falsificavano titoli finanziari per ottenere fideiussioni dalle banche, come raccontò Panorama nel 2008.

Ne scaturì un crac. Tra i presunti falsari spiccava proprio il nome dell'operatrice finanziaria portoghese, Ana Maria Ribeiro Dos Santos, collaboratrice, come ha scoperto El Confidencial, della broker Santacana nella presunta truffa ai danni di V.L., amministratore delegato di Forcusa.

Da quando V.L. effettua il bonifico alle GNE, racconterà agli inquirenti, gli intermediari avrebbero iniziato a prendere tempo. Per settimane non si muove nulla. Poi di colpo gli viene detto che gli MTN erano in arrivo, e che come da patti avrebbe dovuto versare i secondi €420.000.

Insospettito dal ritardo, chiede V.L. chiede ad un suo collaboratore in Italia di fare una ricerca sulle Garanzie Nord Est. Scopre cosi che la GNE era stata messa in liquidazione alla fine di aprile 2008, pochi giorni dopo il suo ultimo bonifico alla Santacana. Scopre inoltre, come si deduce dalle carte del dibattimento che riportano anche l'estratto conto dell'account bancario della Santacana a San Marino, un nuovo fatto sconcertante: del totale dei 445 mila euro che lui avrebbe già pagato, ben 250 mila sarebbero stati trasferiti ad un altro intermediario, un certo Sebastiano Saia.

paninoconsoldiSaia, siciliano, classe 1947, è un broker finanziario di base a Londra dalla fine degli anni 80. Ma nel suo passato c'è qualche punto oscuro. Nel 1993 la Direzione Distrettuale Antimafia (DDA) di Torino aveva sospettato che fosse coinvolto in una rete internazionale dedita al traffico di un stupefacenti, capeggiata dal boss di 'Ndrangheta, Pasquale Marando, capo di una 'ndrina dell'hinterland milanese. Il 15 ottobre 1993 viene così emessa un'ordinanza di custodia cautelare (6080/92+3000/93 R.G.N.R.), anche nei confronti di Saia. Nel '94 il quotidiano inglese "The Independent" pubblica la notizia. Ma la rogatoria che avrebbe dovuto chiarire la situazione finirà in un nulla di fatto. E Saia se la cava. Su un blog che ripubblica un articolo de La Stampa dell'epoca, un utente che si firma The Guardian commenta "Io non sono mai stato estradato, non sono mai stato processato, non ho mai avuto una villa a Brighton Inghilterra e non ho mai avuto un processo in Italia per i fatti da voi inventati e descritti". Una cosa è certa. Nel '98 Saia viene arrestato in Inghilterra per frode nel corso di un'indagine tutta inglese. Scontata la pena, avrebbe continuato la sua attività di promotore finanziario. Il suo nome non compare però nel tronco di indagine italiano dello scandalo Garanzie Nord Est. [UO3] Eppure il processo madrileno a carico della Santacana dimostrerebbe che Saia avrebbe collaborato alla presunta truffa ai danni di Forcusa. Il rapporto d'affari tra i due è comunque confermato anche da un documento della camera di commercio inglese, che evidenzia legami in varie realtà aziendali oltremanica.

Misteriosi contatti con la Calabria emergerebbero però anche nei confronti di altri due "lupi d'Europa" già visti sopra, ovvero Marco Russo e Stefano Beratto. I due sono infatti stati denunciati nel 2002 (comunicazione all'autorità giudiziaria nel 2004) per associazione mafiosa dal Nucleo Radiomobile della Compagnia dei Carabinieri di Gioia Tauro. La Procura di Palmi fa sapere che non ci sono informazioni ostensibili sulla situazione processuale che li riguarderebbe, ma che per altri indagati nella stessa vicenda la prima udienza di dibattimento è fissata al 16 Novembre 2014.

"È un processo fantasma", si difende Marco Russo tramite il suo legale Dario Masini, del foro di Roma. "Se mai il processo penale di Palmi dovesse quindi materializzarsi, il Dott. Russo saprà difendersi e dimostrare le propria innocenza."

Ma Russo avrebbe avuto contatti anche con altri personaggi vicini alla 'Ndrangheta, come con tale Vincenzo Fazzari, un nome che compare nell'operazione "Clear Together" e ritenuto vicino alla potente cosca dei Piromalli di Gioia Tauro, con precedenti di polizia per associazione mafiosa, associazione a delinquere, riciclaggio e traffico d'armi.

I due sarebbero citati nell'indagine calabrese "Smeraldo", come racconta la Gazzetta del Sud il 27 giugno 2003, e denunciati in concomitanza in un'altra vicenda, ad aprile del 2002 a Milano, per truffa e associazione per delinquere.

Questo secondo un'informativa che la Guardia di Finanza ha fatto avere ai pm milanesi che indagavano su Russo nel 2010, indagini che indagini poi sfociate nel processo e nella successiva condanna per truffa in primo grado.

L'avvocato Dario Masini commenta che Russo "non ha mai voluto e avuto contatti con la mafia. Vuole anzi cogliere l'occasione per prendere le distanze da tali realtà, che sono contrarie al suo modo di vedere, vivere e pensare e soprattutto comportarsi."

E per quanto riguarda la recente condanna per truffa a Milano? Masini confida nell'assoluzione in appello. "Il Dott. Russo ne attende serenamente l'esito, poiché rivendica comunque la sua innocenza rispetto alle accuse che gli sono state rivolte".

*Questo articolo è frutto di un'inchiesta internazionale a cura di IRPI (Investigative Reporting Project Italy), "El Confidencial" di Madrid, "Tages Anzeiger" di Zurigo e "Correctiv" di Berlino e con la collaborazione de Il Dispaccio per la parte calabrese - Con la collaborazione di Leo Sisti e Craig Shaw

http://www.tagesanzeiger.ch/wirtschaft/geld/Die-Finanzwoelfe-Europas/story/29411153

http://www.elconfidencial.com/espana/2014-09-05/the-wolves-of-europe-la-trama-de-brokers-que-hacia-negocio-con-obligaciones-falsas_185759/

http://kredithaie.correctiv.org/english-kredithaie/