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La Piana di Gioia Tauro trema: ecco i primi verbali del pentito Francesco Trunfio

Pentito500di Claudio Cordova - Da alcune settimane ha iniziato a riversare le proprie conoscenze criminali al procuratore aggiunto di Reggio Calabria, Gaetano Paci, e al sostituto Giulia Pantano. Francesco Trunfio ha "saltato il fosso", passando da essere uomo di fiducia della potente cosca Piromalli di Gioia Tauro, a collaboratore di giustizia. E lo ha fatto dopo la dura condanna (oltre 14 anni di reclusione in primo grado) rimediata nel procedimento "Provvidenza".

I primi verbali di Trunfio sono della metà dello scorso dicembre e tratteggiano la propria appartenenza allo storico casato dei Piromalli, sebbene – precisa – egli non sia mai stato formalmente affiliato. Il collaboratore ha iniziato a vuotare il sacco sui traffici illeciti, sugli organigramma e sulle alleanze: "I Piromalli dispongono di agganci istituzionali, avendo spesso sentito dire che "aggiustavano processi" ed erano al corrente preventivamente di indagini a loro carico". Trunfio fa riferimento a una serie di accortezze utilizzate dagli affiliati anche nel periodo antecedente agli arresti nel blitz "Provvidenza": segno evidente della capacità della cosca di penetrare anche negli ambienti istituzionali e investigativi.

Del resto, il cognome Piromalli è un marchio di fabbrica, un brand che significa molto nella Piana di Gioia Tauro e non solo da circa cinquant'anni. Il collaboratore riesce quindi a distinguere i vari rami della cosca – quello più "autorevole", che fa capo a Pino Piromalli "Facciazza" e al figlio Antonio, e quello più dedito agli affari di Gioacchino Piromalli, l'avvocato – ma divide anche il territorio di Gioia Tauro per zone di influenza con i rispettivi capibastone a controllare che tutto scivoli via bene.

Più volte, davanti ai pm Paci e Pantano, il collaboratore manifesta la paura per la propria incolumità, conoscendo la forza dei Piromalli, fatta anche di alleanze importanti con gli altri clan del circondario: "Chi porta il cognome Piromalli non si espone personalmente nei rapporti con altre articolazioni territoriali della 'ndrangheta".

Quelli di metà dicembre sono di fatto i primi verbali che diventano noti del collaboratore Trunfio. E' stato il pm antimafia Sara Amerio a depositarli nell'ambito del processo per l'omicidio di Giuseppe Canale, per cui alcune settimane fa sono stati invocati sette ergastoli. Canale fu assassinato in strada a Gallico, periferia nord della città, il 12 agosto 2011. Nel dettaglio, il pm Amerio ha chiesto l'ergastolo per Salvatore Callea, Antonino Crupi, Giuseppe Germanò, Filippo Giordano, Sergio Iannò, Cristian Loielo e Domenico Marcianò. 14 anni di reclusione sono stati chiesti per Nicola Figliuzzi, mentre 18 per Diego Zappia.

Proprio di Zappia, divenuto anch'egli collaboratore, parla Trunfio: "Zappia Diego mi raccontò di aver preso parte all'omicidio Canale, tramite Callea. Il killer era stato assoldato dalle cosche di Gallico e che lui già conosceva Figliuzzi perché col padre lavorava a Oppido Mamertina. In pratica il ruolo di Zappia nell'omicidio Canale era stato quello di reperire l'uomo addetto all'esecuzione omicidiaria. Fu in pratica un intermediario". Giuseppe Canale, sarebbe divenuto personaggio scomodo al gruppo di 'ndrangheta facente capo ad Antonino Crupi e Domenico Marcianò, poiché ritenuto esecutore materiale dell'omicidio – avvenuto il 20.9.2010 – di Domenico Chirico, suocero di Crupi ed elemento di vertice dell'omonima cosca di 'ndrangheta operante nella frazione Gallico. Uno scontro tra le cosche egemoni della frazione, notoriamente molto nota per l'influenza criminale, soprattutto delle famiglie collegate alla potente cosca Condello di Archi. Quando viene freddato, infatti, Canale è un uomo che gli inquirenti conoscono bene: un lungo casellario giudiziale e l'accusa, nell'ambito del procedimento "Bless" di omicidio. Canale venne assaltato in un bar dove si trovava e freddato a poche centinaia di metri dall'esercizio commerciale, avendo tentato una disperata fuga in via Anita Garibaldi. A ucciderlo due giovani killer del Vibonese, pagati – secondo quanto emerso dalle indagini – tra i 10 e i 14 mila euro. Nonostante la giovane età, Nicola Figliuzzi e Cristian Loielo sono già noti alle cronache, avendo rivestito un ruolo importante nella faida tra i Piscopisani e il clan Patania, nel Vibonese, appunto.

E Trunfio racconta degli imputati del procedimento, conosciuti in carcere. "Notai che con i coimputati dell'omicidio Canale vi fu un saluto, come se già si conoscessero. Zappia sarebbe stato un affiliato alla 'ndrangheta di Oppido Mamertina, ma avrebbe deciso di collaborare. Anche di questo parla Trunfio: "Ho notato timore e allarme tra i soggetti coinvolti nel processo dell'omicidio Canale, tanto che ho visto parlottare Marcianò, Giordano e Iannò tra loro".