Dossier
 

"La cosca Libri è grande e devono mangiare tante famiglie"

Pentito500«La cosca Libri è grande! E devono campare un sacco di famiglie. Il punto di riferimento è Filippo Chirico». Il collaboratore di giustizia Enrico De Rosa si ricorda persino le lettere che compongono la targa dell'auto da cui scese il genero di Don Mico Libri. Il presunto boss della 'ndrina di Cannavo, raggiunto oggi dall' ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa nell'ambito dell'operazione "Teorema-Roccaforte", aveva appuntamento con Demetrio Sonsogno, alias "Mico Tatù", quest'ultimo ritenuto l'erede del boss dei quartieri "Modena" e "Ciccarello", Checco Zindato. Sonsogno aveva portato con sé l'amico fidato De Rosa, l'immobiliarista del clan Caridi, egemone alla periferia sud della città, che negli anni scorsi deciderà di collaborare, con il pm antimafia Stefano Musolino, da uomo libero. E proprio al pm Musolino dirà, durante gli interrogatori del sei ottobre 2014 e del 25 novembre 2014, riferirà di essere a conoscenza delle presunte dinamiche criminali all'interno del clan Libri. «Ho accompagnato Demetrio Sonsogno- dirà De Rosa- da Filippo Chirico per ragionare alcune cose, perché Demetrio aveva un amico che voleva che venisse assunto nei lavori del...nelle ditte che fanno i lavori al coso...come si chiama...al Palazzo di Giustizia».

I rapporti tra i Libri, con le altre 'ndrine della zona Sud, sono decennali e sono stati mantenuti inoltre, dalle "nuove leve" che si sono succedute nel tempo. Come quelli intrattenuti tra Checco Zindato e Filippo Chirico, che per come riferito da De Rosa «erano compari, strettissimi... strettissimi, qualsiasi cosa aveva bisogno Filippo quando era detenuto se la vedeva Checco, ecco perché la sorella era venuta a parlare, perché... era a disposizione, perché in ogni caso erano compari». Il genero del boss Libri, per come reso noto oggi, intratteneva da tempo una relazione extraconiugale con Anita Repaci, anche lei arrestata oggi con l'accusa di associazione mafiosa. Circostanza, anche questa, nota a De Rosa il quale ha sottolineato come «sicuramente non faceva molto piacere, ma una rottura dal punto di vista criminale non credo proprio... in ogni caso comunque Filippo aveva una certa... cioè aveva un'autonomia dalla cosca... cioè era il boss, non è che era un cane malato...».Anzi De Rosa dice a chiare lettere che Chirico «: rispetto a Pasquale Libri era la sua diretta espressione(...)suo genero adesso è libero, è lui che fa le sue veci...».

Le dichiarazioni del collaboratore De Rosa «coerenti e non inficiate da contraddizioni – scrive il gip Domenico Santoro nell'ordinanza di custodia cautelare- trovano un formidabile riscontro nelle parole dello stesso Chirico che, intercettato in ambientale, esprimeva il medesimo concetto, evidenziando di operare sempre per conto del Libri, di cui era una sorta di "alter ego" ed al quale continuava a riconoscere un ruolo sovraordinato all'interno delle gerarchie di 'ndrangheta. Ecco l'intercettazione dell'undici aprile 2014.Chirico: « Lui sempre, sempre lui c'è davanti... (Pasquale Libri ndr) Ma pure se faccio un passo, una cosa... sempre lui...e lui, prima che faccio un passo io, se non glielo dico subito ora, non è possibile diciamo, non per altro, lo sa dopo(...)a me mi ha cresciuto da piccolo, capito?».
Oltre ad Enrico De Rosa anche il "pentito" Mario Gennarò delineerà agli inquirenti il presunto profilo criminale e le attività illecite di interesse dell'erede di Don Mico Libri. Gennaro non è uno qualunque. Prima di collaborare con l'Antimafia reggina per conto della cosca Tegano avrebbe messo in piedi un'organizzazione criminale la quale si è servita di società estere di diritto maltese per esercitare abusivamente l'attività di gioco e delle scommesse in Italia. Ed è proprio il settore delle scommesse sportive che «Filippo Chirico- scrivono gli inquirenti- mandando in avanscoperta il figlio Angelo- aveva inteso estendere la sua influenza». Gennaro ha riferito al pm Musolino che - in alcune zone di Reggio Calabria dove la cosca Libriesercita il suo potere mafioso - non era possibile aprire nuovi centri scommesse in ragione del monopolio imposto, presumibilmente da Chirico. Gennaro: «se però va in alcuni posti tipo Gebbione non apre,Modena, dove c'è al momento c'è questo Chirico qua...(...)Filippo Chirico, non apre, poi altre zone in questo momento non me ne vengono che non apri, però quindi non è che tra di loro si sono accordati per fare... cioè loro hanno annusato da poco questo business». Chirico avrebbe inviato il figlio Angelo a Malta- la base logistica di Gennaro- per testare la situazione, circostanza confermata dallo stesso collaboratore di giustizia ai pm. Gennaro: «le posso dire che hanno fatto anche dei viaggi a Malta, quindi su questo potrete verificare...»