Dossier
 

“Quello sguardo di Giovanni Iamonte me lo sono portato avanti per tanto tempo”

iamonte giovannibisdi Claudio Cordova - La regia del branco sarebbe stata retta da Davide Schimizzi e Giovanni Iamonte. I loro ruoli sono distanti, ma al contempo sovrapponibili: entrambi infatti, non si sarebbero fatti alcuno scrupolo nell'abusare per quasi due anni di una giovane adolescente di Melito Porto Salvo, che all'epoca dei fatti aveva solo tredici anni. Schimizzi era il suo fidanzatino, o meglio la minore credeva che tra di loro potesse nascere qualcosa di bello, ma invece Schimizzi le avrebbe aperto la porta degli inferi dandola in pasto agli altri membri del branco. La giovane stava attraversando un momento molto difficile. I suoi genitori si stavano separando. Pensava di trovare un Schimizzi un punto di riferimento stabile e affettivo, ma poco dopo tempo diventerà uno dei sui presunti aguzzini che la porterà "a discendere negli inferi", così scrive il gip nell'ordinanza di custodia cautelare in carcere.

Fatto scatenante sarebbero i contatti che la giovane Sally (nome di fantasia, ndr) avrebbe intrattenuto con un ragazzo nel periodo in cui frequentava Schimizzi. Da lì – secondo il racconto della giovane e secondo la ricostruzione degli inquirenti – sarebbe iniziato il "ricatto", da cu il nome dell'inchiesta che, circa un anno fa, ha portato in manette i membri del branco: soddisfare le voglie di Schimizzi e dei suoi amici, oppure subire la vergogna di essere esposta al pubblico ludibrio per le condotte "libertine".

Dall'estate del 2013 inizia la "discesa negli inferi" di Sally che, fino ai primi mesi del 2015 dovrà accondiscendere alle fantasie del branco: in auto, in strade di campagna, nelle abitazioni di alcuni degli indagati. Sally verrà trattata come un oggetto, come un giocattolo, spinta in stanze con giovani già spogliati, pronti a sfogare le proprie perversioni. Tutto su input di Schimizzi inizialmente e, in un secondo momento, proprio di Iamonte, rampollo dello storico casato di 'ndrangheta, nato come una famiglia di macellai e assurto al gotha della criminalità organizzata calabrese.

Proprio uno dei primi approcci con Iamonte viene ripercorso con inquietudine da Sally nel corso del lungo incidente probatorio, prodromico al processo che verrà celebrato nei prossimi mesi. Un incontro in una stradina periferica di Melito Porto Salvo, in una zona collinare, in mezzo a campi terreni e fango, dato che in quei giorni era piovuto: "Io chiedevo che cosa dovessimo fare là, e Giovanni prende la parola e mi dice: "Ho saputo che hai fatto delle cose e...", e poi mi dice... nel senso, si è girato, perché era davanti nel posto del passeggero, si è girato e mi ha guardato tipo male, nel senso, io in quel momento ho avuto l'impressione... cioè, ho avuto proprio un senso di paura dallo sguardo, e mi ha detto: "Tu non vuoi che sappia tuo padre tutte queste cose;

vero?", ho detto io: "Che cosa?", e poi mi ha fatto intendere, mi ha fatto capire che erano quelle cose... quegli incontri che c'erano stati".

Uno sguardo da "folle" dirà in seguito la giovane. Uno sguardo che, comunque, la segnerà profondamente: "Sempre con questo sguardo, ripeto... me lo sono portato avanti per parecchio tempo, mi dice: "Non vuoi che ti succeda qualcosa a te e a loro; vero?", e poi..." riferendosi ai genitori della ragazza. E' una delle tappe, fondamentale, dei due anni di inferno vissuti da Sally: "In quel momento mi sono sentita... in mezzo a una montagna, con due ragazzi, da sola, a quattordici anni... ho detto io: "Qua siamo proprio combinati male", mi sentivo... non sapevo cosa fare. Davide nel frattempo ridacchiava. È passato dietro Davide, ha voluto che avessimo... che avessimo un rapporto davanti a Giovanni, dietro, e Giovanni avanti".