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13enne stuprata dal branco a Melito Porto Salvo: i segreti del computer della giovane

collagericattodi Claudio Cordova - Il pubblico ministero Francesco Ponzetta ne ha disposto il sequestro “in diretta”. Sorprendentemente, il computer della giovane di Melito Porto Salvo violentata per due anni dal branco non era stato fin lì acquisito al fascicolo d’indagine. E’ stata la stessa giovane Sally (nome di fantasia, ndr) a farne menzione e, di fatto a consegnarlo agli inquirenti, nel corso del lunghissimo incidente probatorio effettuato nell’ambito del procedimento “Ricatto”, che ha visto nelle scorse settimane il rinvio a giudizio del branco, capeggiato da Giovanni Iamonte, figlio del boss Remingo Iamonte. Le accuse mosse dagli inquirenti sono pesantissime per i sette indagati ritenuti responsabili, a vario titolo, di violenza sessuale di gruppo aggravata, atti sessuali con minorenne, detenzione di materiale pedopornografico, violenza privata aggravata, lesioni personali aggravati e atti persecutori. 

Rispondendo alle domande delle parti, Sally ha ripercorso le fasi – talune molto personali e dolorose – dei due anni in cui sarebbe stata stuprata dal gruppo del proprio fidanzatino dell’epoca, Davide Schimizzi, che la avrebbe poi elargita a un numero piuttosto variegato di amici. Vicende torbide, in molti casi imbarazzanti per Sally, oggi 17enne ma 13enne all’epoca dei fatti, che ha risposto dalle domande formulate dai giudici Adriana Trapani, Bruno Finocchiaro e Paolo Ramondino.

Mentre Sally parla, il pm Ponzetta scrive materialmente il decreto di sequestro e il pc viene acquisito, diventando così una parte fondamentale del quadro accusatorio nei confronti del branco.

Quel computer, infatti, contiene diversi segreti, particolari fino a quel momento ignoti alle indagini. Uno spaccato di intimità, talvolta di devianza, che ora è entrato a pieno titolo nel procedimento. Conversazioni via chat, foto intime scambiate con gli imputati, ma non solo, materiale pornografico, visionato anche dalla giovane: agli inquirenti viene aperto un mondo fatto di rapporti torbidi, a cavallo tra il 2013 e il 2015. Un vasto materiale che è stato possibile recuperare anche per via di un programma fatto installare sul pc dalla madre di Sally, che spiava i comportamenti online della figlia: “Nel 2012 da mio fratello era stato installato un programma dal suo computer al mio computer, perché lui è un genio del computer, un programma che faceva gli screen ogni... non so quanto, del mio schermo, nel senso, quello che io guardavo in quel momento veniva screensciottato, e quindi rimaneva nella memoria del computer” racconta la giovane.

Un programma installato all’insaputa della ragazza, che quindi continuerà a utilizzare senza alcuna precauzione il dispositivo, proprio negli anni in cui sarebbe stata stuprata – sotto ricatto appunto – dal branco. Milioni di file che si pensava fossero perduti, ma che, invece, vengono recuperati: tra cui anche i messaggi e le conversazioni di quel periodo.