Dossier
 

Nicola Calipari era nel mirino dei clan

calipari nicola600di Claudio Cordova - In una intercettazione ambientale del 12 febbraio 2016, i colloquianti compiono espliciti riferimenti a soggetti di 'Ndrangheta di origine cosentina ed ai propositi omicidiari di questi nei confronti del dott. Nicola Calipari, all'epoca dirigente della Squadra Mobile di Cosenza. Da agente dei servizi segreti, Calipari, reggino, morirà nel marzo del 2005 a Baghdad, in Iraq, nell'operazione per liberare la giornalista Giuliana Sgrena.

In sintesi Giuseppe Graviano spiegava ad Adinolfi che i calabresi avevano richiesto a Cosa Nostra, forti del legame ormai instaurato, di uccidere il funzionario della Mobile di Cosenza Nicola Calipari approfittando della circostanza che lo stesso si recava nella città di Palermo per ragioni di carattere sanitario (problemi di fertilità) riguardanti sua moglie; in tale contesto dopo un iniziale assenso ed una iniziale collaborazione fornita da Cosa Nostra, Graviano si vanta di aver bloccato la esecuzione del delitto salvando la vita al Calipari; di rilievo risulta anche la esatta indicazione della clinica presso la quale avvenivano le visite della moglie di Calipari.

Particolari inquietanti che arrivano dalle affermazioni dei collaboratori di giustizia Nicola Notargiacomo e Dario Notargiacomo. Il primo, esponente della 'Ndrangheta cosentina, aveva beneficiato dell'ospitalità dei Graviano presso il Villaggio Euromare formalmente di Tullio Cannella, ma di fatto nella disponibilità dei Graviano di Brancaccio. Premesso che i rapporti dei Notargiacomo con esponenti di Cosa Nostra si estendevano anche a Leoluca Bagarella e Nino Marchese, per rimanere ai personaggi di maggiore spessore, risultava che Bagarella avesse stretto, durante le sue carcerazioni, strettissimi rapporti con esponenti della destra eversiva, fra i quali il Mario Di Curzio. Accertata la piena attendibilità del narrato dei Notargiacomo e cioè, in primo luogo, i comuni periodi di detenzione fra gli interssati, si rileva che il Di Curzio, pur non avendo precedenti per reati "politici" effettivamente, in corso di detenzione si era avvicinato agli ambienti della destra eversiva tanto che unitamente a Concutelli ea d altri, partecipava, in ambiente carcerario a manifestazioni contro l'Amministrazione.

Alla luce del ruolo dei fratelli Notargiacomo, i riferimenti operati da Graviano alla vicenda Calipari sono divenuti meritevoli di riscontro. Si è reso necessario, in particolare, verificare i singoli passaggi del colloquio intercettato partendo dalla escussione del collaboratore di giustizia Giovanni Drago, per il ruolo di estremo rilievo dal predetto rivestito nel mandamento di Ciaculli/Brancaccio, il quale il 4 maggio 2017 ha dichiarato quanto segue:

"Ricevo lettura del mio precedente interrogatorio del 22.11.2013 :

"ADR: Per il tramite di Marchese Antonino e quindi mio, i Graviano e in particolare Giuseppe strinsero i rapporti con alcuni gruppi di 'ndrangheta. In particolare ricordo i fratelli Notargiacomo, certo Pino ( non ricordo se era un nome o cognome ) e due che sono morti per lupara bianca. Con loro trafficavamo in armi e droga. Ho riferito già a suo tempo di questi rapporti. Posso dire che nel 1988/90 li abbiamo ospitati presso l'Eurovillage di Buonfornello di Cannella. Erano scampati ad un agguato e, verosimilmente, o si stavano nascondendo dai nemici o erano (anche) latitanti...."

Confermo pienamente quanto dissi a suo tempo nel verbale sopra riportato.

A vostra richiesta e domanda preciso che fu proprio Marchese Antonino, forse, ma non sono sicuro, unitamente a suo fratello Giuseppe, a conoscere per primo, fra noi di Cosa Nostra palermitana, i suddetti Notargiacono. Ricordo che tale conoscenza avvenne nel carcere di Trani dove Marchese Antonino, e forse Giuseppe, erano detenuti unitamente ai Notargiacomo. In seguito a questo periodo di co-detenzione con il (o i) Marchese, i Notargiacomo vennero scrarcerati prima del (o dei) Marchese suddetti (Marchese che, infatti, per quanto mi risulta, negli anni successivi sono rimasti detenuti). Fu quindi Gregorio Marchese, che invece era libero e non era stato detenuto a Trani ( ma se non erro in quel periodo non è mai stato detenuto) fratello di Giuseppe e Antonino, nonché mio cugino, a presentarmi i Nortargiacomo che io stesso ho poi presentato a Giuseppe Graviano. In tutta evidenza, quindi, i Marchese detenuti ( Antonino e, forse Giuseppe) avevano fatto da tramite con il fratello Gregorio per metterlo in contatto con i Notargiacomo e ritengo che ciò possa essere avvenuto nel corso di colloqui con i familiari nel suddetto carcere di Trani.

Preciso che Gregorio Marchese era uomo a nostra disposizione, pur non essendo uomo d'onore. Egli faceva continuamente da tramite fra noi del Mandamento di Ciaculli, i suoi fratelli detenuti - che invece, a sua differenza, erano uomini d'onore - e altri esponenti anche di rilievo di Cosa Nostra .

In tale contesto il Gregorio Marchese ci presentò i Notargiacomo.

Si tenga presente che all'epoca ( siamo nella seconda metà degli anni 80') il Mandamento di Ciaculli comprendeva anche la famiglia di Brancaccio, oltre che quelle di Corso dei Mille e di Roccella, dunque per tale ragione è evidente che la conoscenza con i Notargiacomo venne immediatamente fatta anche dal Graviano Giuseppe che reggevano la famiglia di Brancaccio posto che io, come uomo d'onore, facevo parte della famiglia di Brancaccio ed avevo un rapporto quotidiano e fraterno con i Graviano stessi.

Peraltro Giuseppe Graviano, dopo l'arresto di Lucchese Giuseppe, che era il capo Mandamento di Ciaculli, divenne colui che di fatto dirigeva il predetto Mandamento.

Preciso che ero io stesso, in prima persona, che, unitamente a Giuseppe Graviano, anche quando Lucchese era libero, avevo rapporti con i Notargiacomo, dunque parlo di rapporti che ho vissuto direttamente. In tale contesto si colloca la vicenda di Buonfornello di cui ho detto e tutte quelle relative ai comuni traffici di armi e droga che avevamo noi di Brancaccio con i tre fratelli Notargiacomo. Rapporti di cui ho riferito ampiamente in precedenti verbali.

A vostra richiesta, premesso che i fratelli Notargiacomo erano tre, preciso che i rapporti li avevo solo con Nicola e Dario Notargiacomo. Fra i loro sodali ho conosciuto anche i fratelli Bartolomeo e un tale Pino, tutti calabresi (di Cosenza) come i Notargiacomo. A vostra domanda vi dico che non ricordo con esattezza il nome del terzo fratello Notargiacomo, che non ho mia conosciuto, forse si chiamava Roberto, ma non sono sicuro.

Colloco questi rapporti con i Notargiacomo ed i loro sodali in un periodo che si è sviluppato fra il 1985/86 (comunque dopo la scarcerazione dei Notargiacomo) fino all'inizio degli anni '90.

Mi chiedete se i Notargiacomo si siano mai lamentati dell'azione investigativa o comunque del comportamento di qualche uomo dello Stato.

Si ricordo bene questa circostanza. Mi pare di averne già parlato in qualche verbale. In ogni caso ricordo che i Notargiacomo si lamentavano, anche con me personalmente, sia del Direttore di un Carcere, che operava dalle loro parti (direttore che, se non ricordo male, poi, è stato ucciso) in quanto a loro dire pare fosse stato molto duro nei loro confronti ed aveva fatto, sempre a loro dire, degli abusi contro di loro, che di un funzionario di polizia, sempre operante delle loro parti, quindi a Cosenza, che indagava con molta capacità e decisione su di loro. Con riferimento a questo funzionario, ricordo che i Notargiacomo ci dissero che lo stesso veniva a Palermo, mi pare con cadenza mensile, in quanto aveva la moglie in stato di gravidanza che si faceva seguire da un noto ginecologo palermitano, mi pare, ma non sono sicuro, tale dott. Cittadini. Ricordo che questo nome, quello del ginecologo, è stato da me fatto ai PPMM, molti anni fa, a verbale, quando la mia memoria era più fresca.

In ogni caso i Notargiacomo ci dissero e lo dissero in particolare a Graviano Giuseppe, essendo anche io presente, questo particolare delle visite ginecologiche della moglie di questo funzionario, in quanto volevano essere autorizzati dal Graviano Giuseppe ad uccidere detto funzionario quando, accompagnando la moglie, veniva a Palermo. Se non ricordo male ci dissero anche il tipo di macchina che utilizzava il funzionario per accompagnare la moglie dal ginecologo. Questo ginecologo aveva lo studio a Palermo in zona centrale, ma in territorio di competenza di mandamento diverso dal nostro. Mi pare di avere specificato bene il luogo dove il funzionario si recava con la moglie e quindi il luogo dove il predetto ginecologo faceva le visite alla moglie del funzionario di polizia. Se non ricordo male, tale luogo è dalle parti del Teatro Massimo e del Politeama. Questa richiesta o meglio questa richiesta di essere autorizzati a commettere il delitto, venne fatta dai Notargiacomo quando Lucchese Giuseppe era ancora libero. Ricordo che ricevuta la richiesta, il Graviano ne parlò con Lucchese e ricordo che io presi parte alla conversazione. Lucchese prese atto della richiesta e disse che ne doveva parlare a Riina e, quindi, in Commissione. In seguito Graviano Giuseppe mi disse che di quell'attentato al funzionario di polizia cosentino da farsi a Palermo non se ne faceva nulla perché non era il momento di fare "chiasso" con un atto così eclatante. Di seguito tale diniego venne comunicato dal Graviano ai Notargiacomo. Quindi in effetti l'attentato non venne fatto.

ADR : Non ricordo assolutamente il nome del funzionario di polizia che doveva essere ucciso dai Notargiacomo.

ADR : Non sono in grado di dire come i Notargiacomo sapessero di queste visite a Palermo del funzionario di polizia e della moglie. Forse avevano una talpa o forse qualcuno ne aveva seguito gli spostamenti.

ADR : questo episodio della richiesta di potere uccidere a Palermo il funzionario di polizia è sicuramente precedente al soggiorno dei Notargiacomo presso il villaggio Euromare di Buonfornello".

Le successive acquisizioni, provenienti dall'apporto dichiarativo dei fratelli Notargiacomo, confermavano in pieno il narrato di Drago. Il 4 maggio 2017, invero, Nicola Notargiacomo precisava:

"Ricevo lettura di stralcio del verbale da me reso in data 28.6.2016:

ADR : Ho conosciuto Giuseppe Graviano nel 1988 quando mi recai a Palermo insieme a Bortolomeo Stefano e mio fratello Dario. Avevo rapporti con i siciliani in quanto in carcere a Trani, nel 1985 io e Bartolomeo Stefano avevamo conosciuto Nino Marchese. Io all'epoca ero inserito nel gruppo Perna operante nella zona del cosentino. La cosca Perna era contrapposta a quella Pino/Sena. Non eravamo riconosciuti, come cosca, dal crimine di Polsi, anche se eravamo operativi come locale di Cosenza ed avevamo rapporti molto intensi, anche grazie a me, con i Nirta, gli Aricò (Destefaniani di Reggio Calabria) e i Pelle.

ADR : Più precisamente fu Drago Giovanni che a sua volta ci era stato presentato da un fratello di Nino Marchese, a presentarci Giuseppe Graviano. Si instaurò un rapporto privilegiato proprio con Giuseppe Graviano. Iniziammo a scambiarci, armi, esplosivi, droga. Più precisamente noi vendevamo a Giuseppe Graviano e a tutta la famiglia di Brancaccio, armi automatiche ( UZI, kalashnikov, ecc), acidi, loro vendevano a noi stupefacenti del tipo cocaina ed eroina, inoltre ebbero a regalarci del tritolo per un quantitativo di circa 25 kg. Tutto ciò avvenne fra il 1988 ed il 1989, anno nel quale, a seguito di un conflitto a fuoco nel quale Bartolomeo Stefano ebbe a subire gravissime ferite, ci rifugiammo nel villaggio Euromare di Buonfornello. Preciso che andammo presso questo villaggio in quanto Giuseppe Graviano ci aveva detto che aveva dei medici che potevano curare il Bartolomeo Stefano. Ed in effetti così fu. Al Villaggio Euromare abbiamo avuto rapporti diretti e frequenti con Giuseppe Graviano (che io sapevo essere il vero titolare del villaggio), Cristofaro Cannella, Tullio Cannella, Marcello e Vittorio Tutino, Cesare Lupo, vero factotum dei Graviano, ed altri ancora. Ricordo anche uno che faceva da supporto continuo a Bagarella Leoluca. Mi chiedete se questa persona fosse tale Calvaruso. Si, lui, Toni Calvaruso. Andai con lui in barca all'isola delle femmine.

ADR : In tale Villaggio rimanemmo fino ad Ottobre 1989 ( eravamo arrivati nel Giugno dello stesso anno). Ricordo, circostanza che mi indisse ad andare via, che Graviano Giuseppe mi disse che secondo un "professore" che aveva visitato Stefano Bartolomeo, il predetto aveva oramai riportato a seguito delle ferite, sotto un profilo psicologico, gravi e permanenti conseguenze che lo avrebbero reso inaffidabile .Si erano, poi, determinate ulteriori situazioni incresciose che incrinarono i nostri rapporti con il Graviano. In particolare, a mia insaputa avevo intrecciato una relazione con una ragazza che solo in un secondo momento venni a sapere trattarsi di una cugina di Lupo Cesare. Poi Graviano reclamava (come mi disse Marcello Tutino nel ristorante Happy Days di Giovanni Lombardo) una parte di pagamento non ancora soddisfatto di un fornitura di cocaina.

ADR : Giuseppe Graviano è anche venuto a farci visita a Cosenza con sua moglie, sua cognata e con Marcello Tutino, nell'estate 1988. Andammo insieme a Camigliatello Silano per fare una gita . Pernottarono presso l'abitazione di Bartolomeo Stefano sita in Contrada Andreotta.

ADR : i nostri rapporti con Giuseppe Graviano, sia pure in modo non traumatico, in concreto, si interruppero, quindi, nel 1989 a seguito delle incomprensioni di cui ho detto.

ADR : Tutte le vicende relative ai rapporti illeciti fra noi e i Graviano hanno avuto uno sviluppo processuale, con condanne, a Palermo. Sono i processi cd "Ferryboat" che si sono chiusi più o meno nel 1997/98.

ADR : Non ho mai parlato con Giuseppe Graviano dei suoi rapporti con componenti della 'Ndrangheta diversi da noi. Certamente ne aveva. Non gli mancavano. Ma non ne parlammo mai espressamente. Ora che ricordo, per fare un esempio di quanto il Graviano potesse essere inserito in rapporti con esponenti della 'Ndrangheta, una volta, lo stesso mi chiese se, per le nostre esigenze a Cosenza, avessimo avuto bisogno di killer. In caso positivo, aggiunse, poteva farmi entrare in contatto con i Facchineri di Cittanova che, disse, erano suoi amici. Posso dire che Graviano aveva agganci ovunque...omissis"

Confermo tali dichiarazioni. Mi chiedete se nel corso della nostra collaborazione criminale con i Graviano sia mai successo che noi abbiamo richiesto l'autorizzazione a commettere un omicidio a Palermo.

Rispondo di si. Si tratta di episodio che non ho vissuto direttamente ma che mi è stato raccontato da mio fratello Dario. In effetti mio fratello Dario mi disse che era stato a Palermo con Bartolomeo Stefano ed aveva richiesto a Graviano Giuseppe di essere autorizzato ad uccidere un Ispettore di Polizia a nome Toni Provenzano, che faceva servizio alla Questura di Cosenza. Il Provenzano aveva sposato la sorella di una ex moglie di mio fratello Dario. Questa donna, cioè l'ex moglie, si chiamava Caloiero Stefania. Il Provenzano ci dava fastidio . Spesso fermava mio fratello, lo controllava. Abusava della sua divisa per motivi penso personali . Insomma dava noia. Eccedeva. Era troppo zelante. Mio fratello mi disse che il Provenzano per suoi motivi spesso andava a Palermo. Se non ricordo male il Provenzano aveva in cura a Palermo qualche suo parente. Non ricordo che parente fosse né di che tipo di cure avesse bisogno.

A vostra domanda, che mi chiedete perché scomodare Cosa Nostra per uccidere un Ispettore di Polizia a Palermo, che facilmente avremmo potuto uccidere in Calabria, rispondo che comunque a noi sembrava che ucciderlo a Palermo fosse la cosa migliore perché in questo modo nessuno poteva sospettare di noi e soprattutto ci fidavamo dei palermitani e dell'appoggio che avrebbero potuto darci. Ricordo che mio fratello Dario mi disse che aveva chiesto l'autorizzazione a Giuseppe Graviano, che all'epoca era capo-mandamento per commettere l'omicidio in questione e che il Graviano, dopo essersi consultato con Riina, gli disse che non era il caso di commettere questo delitto a Palermo perché in quel momento un delitto eclatante avrebbe determinato conseguenze pregiudizievoli per cosa nostra. Questi fatti sono avvenuti nel 1998 (in realtà è il 1988, come ricavabile dal certificato storico di detenzione e dal fatto che lo stesso iniziò a collaborare con la giustizia nel 1993 – n.d. PM), subito dopo la nostra scarcerazione.

ADR : Io non ho mai conosciuto Giuseppe Lucchese. Conosco il nome, ma non l'ho mai visto.

A vostra domanda chiarisco che, per quanto mi risulta, quello del Provenzano è l'unico omicidio in relazione alla cui esecuzione abbiamo richiesto l'autorizzazione a Graviano, ovvero la sua collaborazione. A vostra domanda preciso che non ricordo proprio che noi abbiamo richiesto la collaborazione di Cosa Nostra per uccidere un qualche Direttore di Carcere.

ADR Non ho un fratello a nome Roberto siamo solo due fratelli io e Dario. Esiste un Roberto che è il fratello di Stefano Bartolomeo".

Analogo apporto proviene dalle dichiarazioni di Dario Notargiacomo, il quale sempre in data 4 maggio 2017 dichiarava:

"Ricevo lettura del mio verbale del 6.7.2016.

"A sua domanda preciso di aver iniziato a collaborare con la giustizia nel dicembre 1993, in un periodo in cui ero sottoposto alla misura della semilibertà che ho in seguito violato a seguito di alcuni episodi che mi hanno messo in allarme. Ho poi deciso di collaborare con la giustizia in quanto ha avuto paura per la mia incolumità: per tali ragioni mi sono trasferito a Roma, dove ho beneficiato dell'aiuto dei fratelli CARDELLI attraverso i quali ho mantenuto rapporti con persone vicine al clan SENESE.

Ho conosciuto i fratelli GRAVIANO tramite Nino MARCHESE quando ci trovavamo tutti insieme nel carcere di Trani. In quel periodo ho conosciuto anche Leoluca BAGARELLA. I contatti con la famiglia MARCHESE erano tenuti anche da Stefano BARTOLOMEO che aveva rapporti molto stretti anche con Giovanni DRAGO. I rapporti con i GRAVIANO si instaurarono attraverso questo circuito e divennero particolarmente stretti nel tempo tanto che Giuseppe GRAVIANO venne a trovarci a Cosenza.

A seguito di tali primi contatti, ai fratelli GRAVIANO abbiamo fornito numerose armi, corte e lunghe, che venivano acquistate dai PARADISO di Lamezia Terme. Le armi venivano vendute ai GRAVIANO ed ai MARCHESE: ricordo che i nostri rapporti si sono estesi anche a Fifetto CANNELLA. Le armi che vendevamo ai GRAVIANO, anche attraverso Stefano BARTOLOMEO ed il fratello Roberto, ci venivano regolarmente pagate. Dai GRAVIANO invece noi acquistavamo sostanza stupefacente del tipo eroina. Tutto questo si svolge nel periodo che va dal 1988 al 1990.

A sua domanda confermo di essere stato ospite dei GRAVIANO in Sicilia nel 1989 presso un villaggio turistico nei pressi di Termini Imerese, che mi pare si chiamasse Euromare: tale villaggio era nella disponibilità di GRAVIANO Giuseppe. In tale località ho incontrato oltre ai fratelli GRAVIANO anche Giovanni DRAGO, Fifetto CANNELLA e Tullio CANNELLA.

Il nostro soggiorno in Sicilia avviene dopo il ferimento di Stefano BARTOLOMEO, in quanto avevamo bisogno di un luogo tranquillo. Se non ricordo male lo spostamento in Sicilia venne programmato dal BARTOLOMEO che aveva rapporti diretti con i GRAVIANO. Intendo precisare che nel corso del soggiorno abbiamo avuto rapporti anche con Vittorio TUTINO e Cesare LUPO.

Il rapporto tra me ed i fratelli GRAVIANO è sostanzialmente parificabile, anche se non sovrapponibile totalmete, a quello che aveva anche mio fratello con i predetti.

Oltre a noi i GRAVIANO avevano rapporti con appartenenti alla 'Ndrangheta della zona di Polistena, di cui non ricordo il nome. Questo riferimento venne fatto in relazione alla situazione di Pino MARCHESE a cui non era stata riconosciuta la semi infermità mentale. Se non sbaglio fecero riferimento ad una avvocato o magistrato operante in Calabria che doveva interessarsi in Cassazione a favore del MARCHESE....omissis

Ricordo anche che Giuseppe GRAVIANO ci chiese la disponibilità di un alloggio in Sila da destinare alla latitanza di Totò RIINA: questo episodio è precedente al nostro soggiorno presso il villaggio Euromare.

Intendo precisare che noi facevano parte del gruppo PERNA-PRANNO-VITELLI, in cui sono entrato nel 1981. Noi avevano una certa indipendenza che ci aveva affidato Franco PERNA: ciò valeva per il traffico di armi e di stupefacenti di cui parlavo prima. Questa indipendenza era stata guadagnata da noi per la capacità di gestire un gruppo di fuoco importante.

È doveroso precisare, visto che me lo chiede, che Franco PERNA era a conoscenza dei nostri rapporti con i GRAVIANO: ricordo di aver informato il PERNA di tali rapporti nel corso della comune carcerazione in Pianosa nel 1986.

Sono a conoscenza che i PINO/SENA avevano rapporti con la cosca BONURA di Palermo, come appresi da un certo Franco nel carcere di Cosenza nel 1990. Non ricordo se mi vennero riferiti altri particolari in merito a tale rapporto...omissis.

I nostri rapporti con i GRAVIANO si interruppero nel 1990 con il nostro arresto. Nell'ultimo periodo i nostri rapporti si erano comunque rovinati.

Ho saputo da Stefano BARTOLOMEO che tutto quello che i GRAVIANO facevano era conosciuto da Toto RIINA: mi disse in particolare che i GRAVIANO erano particolarmente rispettosi della linea di comando....omissis

Confermo tali dichiarazioni. Mi chiedete se nel corso della nostra collaborazione criminale con i Graviano sia mai successo che noi abbiamo richiesto l'autorizzazione a commettere un omicidio a Palermo.

Rispondo di si. In effetti successe che io personalmente, accompagnato da Bartolomeo Stefano, parlai con Drago Giovanni - non ricordo con certezza, nell'occasione, la presenza di Graviano Giuseppe che non posso escludere, ma per noi era come se fosse presente perché era pacifico che quello che dicevamo a Drago, questi lo doveva riportare a Graviano - di un omicidio di un funzionario di Polizia, più esattamente di un Ispettore, tale Toni Provenzano. Toni Provenzano era il marito della sorella della mia ex moglie. La mia ex moglie si chiama Stefania Caloiero. Non ricordo il nome di sua sorella, moglie del Provenzano. In effetti il Provenzano non voleva imparentarsi, sia pure indirettamente, con un pregiudicato come me. Per questo mi aveva preso di mira e mi controllava di continuo abusando della sua funzione. Ciò sia prima della mia carcerazione a Trani ( all'epoca ero già fidanzato con la mia ex moglie ) che dopo ( io mi sono sposato con la mia ex moglie nel febbraio/marzo 1989 e mi sono separato di fatto da lei nel 1992) . Ricordo che era ossessivo, mi fermava per strada , mi perquisiva la vettura e così via con frequenza quasi quotidiana. Mi aspettava sotto casa. Insomma non ne potevo più. Senza contare che questo atteggiamento a mio avviso generato da motivi personali, arrecava danno alle attività criminali mie e del mio gruppo. Per questo, avendo saputo che il Provenzano si recava a Palermo per accompagnare la moglie da un noto ginecologo, chiesi (direttamente o indirettamente, non ricordo come ho detto) unitamente al Bartolomeo, l'autorizzazione al Graviano di commettere il delitto in questione. Ricordo che precisai ai siciliani che questo Provenzano era un poliziotto della Questura di Cosenza, presso la quale come capo della mobile operava dott. Calipari, buonanima. Ricordo che in un primo momento il Graviano ci diede l'assenso nel senso che disse o ci fece dire che se ne sarebbero "occupati loro". Una volta mi dissero , più esattamente fu il Drago a dirmelo, che avevano pedinato il Provenzano e che questo era entrato in una caserma per cui avevano interrotto il pedinamento. In un secondo momento Graviano, direttamente o indirettamente per il tramite del Drago ora non ricordo a distanza di tempo, mi disse o mi fece sapere che bisognava soprassedere alla esecuzione del delitto in quanto lo stesso Riina riteneva che il momento storico non era adatto, in quanto loro, dopo il delitto, avrebbero avuto la polizia addosso. In realtà io penso che Riina non voleva fare eseguire il delitto in questione in quanto rischiava di mettere in pericolo e quindi di bruciare il canale che aveva con noi e quindi la nostra preziosa collaborazione. Senza contare che vedeva a rischio anche la possibilità di avere rifugio nel cosentino nella casa sulla Sila che noi volevamo mettergli a disposizione. Ovvio che l'esecuzione dell'omicidio di un poliziotto cosentino a Palermo avrebbe potuto fare pensare ad una alleanza fra noi ( si tenga conto che peraltro il Provenzano era quasi un mio parente) e Cosa Nostra e quindi il Riina.

ADR Il dott, Calipari era un obbiettivo del gruppo Perna e in particolare di Franco Perna che lo voleva morto. Ciò fin da prima del nostro arresto e della nostra detenzione a Trani per l'omicidio Cosmai. Il Calipari era un poliziotto che dava "fastidio", molto tenace e, in particolare, aveva redatto dei rapporti indirizzati al Carcere di Cosenza e quindi al Cosmai, nei quali evidenziava la pericolosità di Franco Perna al fine di fargli revocare la semilibertà. Ciò in epoca antecedente e prossima al 1985. Insomma Calipari era in pericolo.

A vostra domanda non escludo affatto che noi abbiamo parlato di queste intenzioni del Perna ai danni del Calipari anche con i siciliani. Tenete conto che questo tipo di delitti in danno di rappresentanti dello Stato, come il caso del Cosmai, agli occhi di Cosa Nostra era come se fossero delle "stellette" dei veri e propri segni distintivi della nostra capacità criminale e della nostra affidabilità. Dunque niente di più facile che parlando con i siciliani sia a Trani che a Palermo del delitto Cosmai, si sia fatto riferimento anche ai propositi del Perna ( del cui gruppo abbiamo fatto parte fino al 1989) di uccidere il Calipari. Si tenga anche presente che, nel febbraio 1988, quando fummo scarcerati da Trani, il proposito del Perna di uccidere il Calipari era ancora attuale e noi eravamo ovviamente coinvolti in tale progetto posto che eravamo appartenenti alla cosca del Perna".

La intervenuta conferma dei propositi omicidiari da parte dei collaboratori di giustizia ha imposto ulteriori approfondimenti di indagine attraverso la diretta escussione del V.Q.A. Antonio Provenzano, certamente individuato dai fratelli Notargiacomo come soggetto da uccidere in Palermo, e dell'On. Rosa Maria Villecco, vedova di Nicola Calipari.

Provenzano, escusso in data 17 maggio 2017, dichiarava:

"ADR : Sono entrato in Polizia nel 1981. Ho preso servizio, nel 1985, presso la questura di Cosenza quale Vice .Ispettore in servizio presso il dipendente Commissariato di Rossano Calabro. Nel 1985 ho preso servizio alla S. Volante di Cosenza che dipendeva dalla S. Mobile (all'epoca diretta dal dott. Nicola CALIPARI – n.d.P.M.). Sono stato due anni alle volanti ( con intermezzi alla Digos) e nel 1988 sono stato spostato stabilmente alla Digos dove dirigevo una sezione. Sono rimasto alla Digos fino alla fine degli anni 90.

ADR : Mi sono sposato il 24.4.1983 con Caloiero Giuliana. La stessa tuttora è mia moglie. Abbiamo cercato di avere figli nostri nel 1983 e nel 1984. Mia moglie ha avuto due gravidanze ma – per interruzioni involontarie delle stesse - abbiamo perso i figli, per problemi riguardanti la salute di mia moglie. Infine abbiamo adottato.

ADR : Ovviamente abbiamo tentato di superare questo problema di salute di mia moglie che non riusciva a portare a termine le gravidanze facendoci assistere da specialisti.

Ricordo in particolare che andammo a Palermo dal dott. Cittadini che ha una clinica, a nome Candela, alle spalle di piazza Politeama. Non ricordo esattamente le date delle visite. Certo iniziarono dopo le gravidanze interrotte e per alcuni anni continuarono fino alla fine anni 80', inizi 90'. Mi chiedete di essere più preciso sulle date ed io vi dico che consultando la documentazione a casa potrei risalire alle date esatte. Mi rappresentate che nel corso di questi miei viaggi a Palermo sono stato pedinato e ho rischiato un agguato. Mi chiedete di conseguenza di riferire chi fosse a conoscenza di questi miei viaggi a Palermo con mia moglie. Vi rispondo, in primo luogo, che non avevo mai sospettato di potere essere oggetto di tali attenzioni e poi che io non ho mai detto a nessuno, per ovvie ragioni di riservatezza, di questi miei viaggi a Palermo. A vostra domanda vi dico che non posso escludere che mia moglie abbia potuto riferire degli stessi a suoi congiunti, cn particolare riferimento alla madre. Escludo che possa essersi confidata con le sorelle perché non si parlavano, se non con Anna Franca, con la quale aveva rapporti, invece.

ADR : In effetti la sorella di mia moglie, a nome Caloiero Stafania è stata sposata, per un breve periodo, con Dario Notargiacomo noto criminale della zona di Cosenza. Poi si sono separati.

ADR : E' vero che quando operavo alle volanti ho sottoposto in più circostanze i fratelli Notargiacomo a controlli anche molto puntuali e serrati . Preciso che questo era il mio modus operandi che attuavo in modo costante con tutti i pregiudicati. Faccio presente che avevo una mia tecnica particolare nel fare questi controlli. Ad esempio : notavo il pregiudicato x in una certa via e lo controllavo. Se lo vedevo tre ore dopo in altro luogo lo controllavo di nuovo. Era una cosa che faceva molto irritare i pregiudicati, non solo per il fastidio che procuravano, ma anche perché se il controllo evidenziava che più pregiudicati si accompagnavano fra loro, poteva scattare la diffida del Questore che poi poteva determinare il ritiro della patente. Per loro è una grave deminutio.

ADR : Mi chiedete se durante i miei viaggi a Palermo sia mai entrato in strutture militari o di polizia. Rispondo di si. In una circostanza, non ricordo quando, per risparmiare, dormii in alcuni alloggi di servizio della Polizia di Stato ( mia moglie era rimasta a dormire in Clinica) che si trovava dalle parti di una struttura sportiva. Il complesso era chiamato Le Tre Torri ed ospitava, mi sembra, più forze di polizia. Vi era sicuramente un posto di Polizia all'ingresso. Ricordo, inoltre, che in altre circostanze ho mangiato alla mensa utilizzata dalla PdS di Palermo. Non ricordo dove si trovava.

ADR : A Palermo io e mia moglie andavamo in automobile ,la mia Fiat Uno. Partivamo la mattina presto da Cosenza in modo da arrivare lo stesso giorno in tempo per la visita del dott. Cittadini. In alcuni casi ritornavamo a Cosenza in giornata, ciò quando la visita era veloce e non richiedeva una presenza continuativa per un tempo apprezzabile di mia moglie. Quando invece era necessario che mia moglie si trattenesse per un tempo più lungo presso la Clinica del Cittadini, allora io pernottavo a Palermo. Come ho detto una volta presso un alloggio di servizio, altre volte in una pensione che stava a 50 metri dalla clinica, sullo stesso marciapiede.

ADR : Apprendo, più nel dettaglio, che la 'ndrangheta cosentina aveva richiesto, per il tramite dei Notargiacomo, a Cosa Nostra di procedere alla mia eliminazione quando soggiornavo a Palermo e che poi per ragioni indipendenti dalla volontà dei Notargiacomo l'attentato non ebbe luogo. Mi chiedete se sono in grado di spiegare questa volontà di eliminarmi da parte dei Notargiacomo e della 'ndrangheta cosentina. Mi chiedete se posso ricordare qualche specifico episodio che possa avere determinato tanto odio nei miei confronti. Rispondo che proprio il mio modo di fare ha determinato questo odio. Io ero "energico" con tutti nello stesso modo. Con i mafiosi, con i pezzi da 90 e con i ladruncoli da strada. Questo umiliava gli 'ndranghetisti che pretendono un rispetto anche formale dalla polizia anche per fare vedere alla popolazione che sono "importanti". Ritengo, per quella che è stata la mia esperienza, che, non molti, in Polizia a Cosenza, all'epoca, avevano il "fegato" per essere così inflessibili . Pochi si sottraevano alla debolezza di essere forti con i deboli e deboli con i forti. Io ero "forte" con tutti. Compreso con quelli della 'ndrangheta. Compreso con i Notargiacomo con cui evitavo accuratamente di avere rapporti e a cui riservavo un trattamento inflessibile come a tutti gli altri della 'ndrangheta.

ADR : Ero molto legato da un punto di vista professionale al dott. Calipari che è stato dirigente della Mobile a Cosenza anche quando le Volanti erano una sezione della S.Mobile. Ricordo che Calipari mi stimava molto. Non sono a conoscenza di progetti omicidiari in danno di Caliapari da parte della 'ndrangheta .

ADR: Tra i soggetti che ho controllato in modo inflessibile vi è stato anche BAROLOMEO Stefano. Non ricordo episodi particolari in relazione a tale soggetto".

La definitiva conferma della reale situazione di pericolo vissuta da Nicola Calipari, la si otteneva in data 16 giugno 2017 da Rosa Maria Villecco, la quale a distanza di molti anni era in grado di fornire particolari certamente utili a riscontrare il contenuto dei colloqui di Graviano Giuseppe oggetto di intercettazione ambientale:

"ADR : Mio marito Nicola Calipari, è stato capo della Squadra Mobile di Cosenza fino al Maggio 1989. Aveva avuto l'incarico di funzionario della Mobile di Cosenza nel Luglio del 1982, ufficio che iniziò a dirigere nel 1984, dopo che il suo superiore aveva avuto un trasferimento.

ADR : In effetti mio marito a partire dall'estate del 1987 ( ma potrei sbagliare di qualche mese) ebbe la scorta. Avevamo la volante fissa sotto casa ( a Rende) e due uomini seguivano Nicola ovunque. Ebbe anche una vecchia blindata. Mio marito mi nascose inizialmente la situazione di pericolo. Mi disse, infatti, che tutti i capi delle Squadre Mobili calabresi avevano avuto precauzionalmente la scorta. Poi mi disse la verità. Aveva avuto minacce dalla 'Ndrangheta. Era una cosa che mi disse perché io venni avvicinata da una vicina di casa che mi disse che tutti sapevano che la scorta mio marito l'aveva avuta in quanto minacciato ( peraltro la vicina mi fece intendere che sarebbe stato gradito un nostro trasferimento in altro condominio perché tutti, nel palazzo, erano preoccupati, specie per la sicurezza dei bimbi). A questo punto, come ho detto, chiesi conto a mio marito della effettiva situazione che riguardava la sua e la nostra sicurezza. Allora Nicola mi disse che era la 'Ndrangheta ad avercela con lui . Erano state spedite lettere di minaccia contro mio marito C'era stata una perquisizione fatta da mio marito al Perna Franco stesso o a qualche suo accolito nel corso della quale doveva essere successo qualcosa che aveva ulteriormente determinato o rafforzato il risentimento dei Perna contro Nicola. La situazione era diventata particolarmente pericolosa e così nel febbraio del 1988 mio marito, proprio per farlo allontanare da Cosenza, venne mandato in missione in Australia. Così per qualche mese andammo in Australia, dove c'era sto un caso di lupara bianca in danno un italiano. Era un fatto legato alla 'Ndrangheta. Lui doveva partecipare e partecipò ad una struttura interforze (tipo Dia, mi pare si chiamasse NCA) in cui erano presenti lui e alcuni funzionari di polizia australiani e un magistrato australiano. Ci trasferimmo in Australia , io, Nicola e nostra figlia, per alcuni mesi. Poi tornammo in Italia, ancora Cosenza ( cosa inspiegabile da un punto di vista della sicurezza di mio marito ) e poi, nel Maggio 1989, ottenemmo il trasferimento a Roma ( dopo che a mio marito era stato anche proposto di andare a dirigere la Mobile di Reggio Calabria, ma in questo caso io mi opposi decisamente dicendogli che era non lo avrei seguito).

ADR : Mio marito era molto legato al povero dott. Cosmai , Rimase molto scosso per la sua morte. Nicola diceva che il Cosmai aveva cercato di innovare nella gestione del carcere di Cosenza eliminando privilegi che alcuni detenuti in precedenza avevano e facendo anche, all'uopo, del "repulisti" interno. Mi disse che Cosmai venne ucciso perché alcuni agenti della penitenziaria, infedeli, avevano sparso la voce che Cosmai nel carcere era molto duro con gli appartenenti alla cosca dei Perna ( ovvero di altra cosca ) mentre agevolava la cosca avversa. Insomma fecero ingiustamente credere che il Cosmai si era schierato con una delle cosche in quel momento in guerra.

ADR : Nicola non mi parlò mai di sue indagini su Cosa nostra, né dei rapporti fra Cosa Nostra e la Ndrangheta . Né mi risulta che Cosa Nostra ebbe a rivolgergli delle minacce.

ADR : Fatti salvi alcuni giorni a Taormina, non siamo mai stati in Sicilia altre volte, in quegli anni ( gli anni 1982/89 ) né , tanto meno, a Palermo.

ADR : Ricordo il nome di Provenzano come collaboratore di mio marito, ma nulla più. Il funzionario e collega di cui più si fidava mio marito era l'Ispettore Pirozzidella sezione omicidi. Aveva un ottimo rapporto anche con l'Ispettore Pugliese. Inoltre era molto legato al dott. D'Alfonso Alfonso, che dirigeva la Criminalpol della Calabria ed il dott. Blasco che dirigeva la Squadra Mobile di Reggio Calabria".