Dossier
 

C'era una volta a Enna: così nacque la strategia stragista di Cosa nostra e 'ndrangheta

ennadi Claudio Cordova - Elemento di conferma sul diverso ma rilevantissimo versante della genesi della stagione stragista, proveniva dalle convergenti propalazioni di collaboratori catanesi che pure avevano riferito delle riunioni di Enna come quelle in cui, Cosa Nostra, deliberò la stagione stragista del '92-'93 nel contesto di una strategia "politico-eversiva". Come indicato da Leonardo Messina, Riina ed i suoi uomini soggiornarono per un periodo piuttosto lungo ad Enna, a cavallo fra la metà del 1991 e gli inizi del 1992.

Importanti le dichiarazioni di Filippo Malvagna, nipote del noto Giuseppe Pulvirenti detto "'u malpassotu" che nell'interrogatorio del 9 maggio 1994, confermava la riunione "strategica" di Enna della fine del 1991, di cui aveva riferito Leonardo Messina:

"...Girolamo Rannesi mi riferì della disponibilità offerta da Santo Mazzei a partecipare ad attentati da eseguire in Toscana e a Torino. Questi attentati rientravano in un grande programma di "guerra allo Stato" che cosa nostra per volontà di Totò Riina stava ponendo in essere.........

A D.R. Come ho già dichiarato io ero bene a conoscenza dell'esistenza di una strategia di Cosa Nostra volta a colpire lo Stato sia in Sicilia che fuori dall'isola. Infatti, ritengo nei primi mesi del 1992, di aver saputo da Giuseppe Pulvirenti che qualche tempo prima e ritengo pertanto verso la fine del 1991 si era svolta in provincia di Enna, in una località che non mi venne indicata, una riunione voluta da Salvatore Riina alla quale avevano partecipato rappresentanti ad alto livello di Cosa Nostra provenienti da varie zone della Sicilia. Per Catania vi aveva partecipato Benedetto Santapaola che aveva poi riferito ogni particolare dell'incontro al Pulvirenti. Il Pulvirenti non mi raccontò chi fossero gli altri partecipanti alla riunione alla quale comunque era presente Salvatore Riina in persona. Ricordo che mi spiegò che la provincia di Enna veniva scelta di frequente per questi incontri perché era una zona non molto presidiata dalle forze dell'ordine. Ciò su cui il Pulvirenti fu più preciso riguardò l'oggetto della riunione. Il Riina aveva fatto presente che la pressione dello Stato contro Cosa Nostra si era fatta più rilevante e che comunque vi erano dei precisi segnali del fatto che alcune tradizionali alleanze con i pezzi dello Stato non funzionavano più. In pratica erano "saltati" i referenti politici di Cosa Nostra i quali, per qualche motivo, avevano lasciato l'organizzazione senza le sue tradizionali coperture. ..................

A D.R. Quanto alle ragioni dell'attacco allo Stato voluto da Riina e su cui si erano trovati pienamente d'accordo Santapaola e gli altri partecipanti alla riunione in provincia di Enna, il Malpassotu mi riferì solo una frase che sarebbe stata pronunciata da Riina: "Si fa la guerra per poi fare la pace". Successivamente ebbi modo di discutere ancora con il Pulvirenti riguardo alle finalità di questa strategia di Cosa Nostra. Secondo il Malpassotu, ora che molti accordi con il potere politico erano venuti meno bisognava fare pressione sulle Stato per altre vie sia allo scopo di indurre gli apparati dello Stato anche a delle trattative con la mafia sia, quanto meno, per allentare la pressione degli organi dello Stato su Cosa Nostra e sulla Sicilia....omissis...

Tali dichiarazioni venivano confermate e dettagliate nel corso di un successivo interrogatorio svolto nel 2015

"A.D.R : Sono in protezione dal marzo del 1994. Ho iniziato a collaborare più esattamente in data 11.3.94. Quando ho iniziato a collaborare ero detenuto presso il carcere Bicocca di Catania. Ero stato arrestato il 25.3.1993. In particolare da quel giorno sono stato detenuto prima a Rebibbia, poi a Catanzaro e infine a Catania. Fino al momento della mia collaborazione ho fatto parte di Cosa Nostra catanese ed in particolare della famiglia Santapaola/Pulvirenti. Io ero il nipote del noto Pulvirenti Giuseppe detto il malpassotu.

A.D.R : Girolamo Rannesi, era un uomo d'onore di Cosa Nostra catanese gruppo Pulvirenti, ed era stato "combinato" insieme a Santo Mazzei detto "O'Caccagnusu". La cerimonia in questione si svolse a Catania alla presenza dei corleonesi ed in particolare alla presenza di Nino Gioè di Altofonte e di Leoluca Bagarella. Ovviamente erano presenti anche gli uomini d'onore di Catania e fra questi in primo luogo Nitto Santapaola. Era presente anche un uomo d'onore di Trapani tale Giovanni Bastone, quest'ultimo molto amico di Mazzei. Tutto ciò mi venne raccontato dal Rannesi, che è colui che nella primavera del 1992 mi raccontò dei propositi stragisti di Santo Mazzei da attuarsi in Toscana e a Torino attraverso una serie di attentati. Mazzei vantava una serie di appoggi in Toscana e a Torino e per questo si era offerto ai corleonesi per compiere tali attentati.

A.D.R : La confidenza sulla disponibilità di Mazzei a fare attentati in Toscana e a Torino il Rannesi me la fece quando era già uomo d'onore.

A.D.R Quando si tenne la riunione di Enna nella seconda metà del 1991/ fine 1991, di cui ho ampiamente riferito in altri verbali, la sentenza della Cassazione sul maxi-processo non era stata ancora emessa. Ricordo tuttavia che già si sapeva che il Maxi sarebbe andato male.

Infatti ricordo che proprio Nitto e Salvatore Santapaola ed Aldo Ercolano, non so sulla base di quali informazioni, dicevano in mia presenza che quel processo sarebbe andato male per Cosa Nostra. Più esattamente dicevano che non erano riusciti ad "aggiustarlo".

A.D.R : Nulla posso dire delle cd liste autonomiste ovvero delle Leghe Meridionali che all'inizio degli anni 90' si presentavano alle elezioni. Neppure ovviamente sono in grado di riferire sui rapporti eventualmente esistenti fra tali formazioni politiche e Cosa Nostra. Posso dire che poche settimane prima che io iniziassi a collaborare e comunque prima che a livello mediatico si sapesse con certezza della cd "discesa in campo" di Berlusconi – in ogni caso fra il Gennaio ed il Febbraio del 1994 – quando ero detenuto alla Bicocca, tale Marcello D'Agata che era "consigliere familiare" dei Santapaola, mi disse, allorchè io gli rappresentai che nonostante tutto quello che avevamo fatto ( mi riferivo implicitamente alla strategia stragista di Cosa Nostra) eravamo nei "guai" a livello giudiziario, lui mi rispose di stare tranquillo perché gli amici palermitani ci avevano fatto sapere che tutto si sarebbe risolto con l'avvento di una nuova formazione politica guidata da Silvio Berlusconi. Mi invitò a fare sapere a tutti quelli che potevo raggiungere di votare per Berlusconi poiché il suo partito avrebbe risolto i nostri guai. Sempre in quel periodo alla Bicocca le parole del D'Agata mi furono confermate da Gaetano Asaro - che pur non essendo uomo d'onore era molto addentro al nostro gruppo tanto che era colui che si era occupato di garantire la latitanza di mio zio Malpassotu . Il Gaetano Asaro che veniva dalla libertà ed aveva notizie "fresche" mi confermò che bisognava appoggiare il nuovo partito che Berlusconi stava creando. Disse . "Berlusconi è la nostra salvezza". Avrebbe abolito il carcere duro e la legge sui pentiti.

A.D.R Confermo integralmente quanto ebbi a dire nel verbale del 9.5.1994 di cui ricevo lettura....omissis

A.D.R : Preciso che il vero episodio che aveva indotto i corleonesi e quindi il Riina a ritenere che erano venuti a mancare i nostri referenti politici e bisognava fare la guerra alla stato così come ho sopra detto, era il fatto che non eravamo riusciti o meglio che non riuscivamo ad aggiustare il Maxi-processo in Cassazione. Faccio presente che fino all'estate del 1991 Pulvirenti Malpassotu stesso mi diceva che il Maxi sarebbe andato bene. Nell'autunno si acquisì la consapevolezza contraria. Come sempre mi diceva mio zio il Malpassotu. Questo fu determinante....omissis

A.D.R. : Con riferimento ai rapporti che all'epoca, esistevano fra organizzazioni criminali e massoneria, posso dirvi solo un fatto preciso e netto : nella primavera del 1992, prima delle stragi, Aldo Ercolano in persona, mi convocò per darmi un incarico. Mi disse che bisognava convincere i proprieta000ri di una certa villa dalle parti di Taormina – villa che mi sembra di avere anche indicato quando feci i primi sopralluoghi investigativi - a cederla o in affitto o in vendita. Mi spiegò che questi proprietari erano riottosi e bisognava convincerli. Sempre l'Ercolano mi spiegò che questa villa doveva diventare la sede di una sorta di associazione – una specie di Rotary o di Massoneria – che doveva comprendere sia uomini insospettabili che uomini di Cosa Nostra. Lo scopo di questa associazione era quello di fare affari insieme e soprattutto di procurare sempre nuovi affari a Cosa Nostra. Mi disse che l'elemento di spicco di questa associazione era il Cattafi di Barcellona Pozzo di Gotto. A detta dell'Ercolano questo Cattafi era un uomo d'onore molto vicino a Bagarella. Io accettai l'incarico ed individuai anche la villa. Non avevo ancora avvicinato i proprietari che, in seguito, l'Ercolano Aldo quando io gli dissi che ero in difficoltà a muovermi poiché avevano arrestato il mio inseparabile amico Salvatore Grazioso mi disse che non serviva più quella villa perchè disse "avevano risolto il problema" Ciò avvenne sempre in epoca precedente alle stragi siciliane del 92. In seguito seppi da Aldo Ercolano che, sempre in zona di Taormina, e poi altrove, dalle parti di Barcellona Pozzo di Gotto, si erano svolti degli incontri di questa associazione del Cattafi. Non mi disse cosa si era detto o concluso in queste riunioni. Certo è che a dire dell'Ercolano queste riunioni riservate oltre a uomini di Cosa Nostra vedevano protagonisti imprenditori, politici e uomini delle istituzioni...."

Malvagna precisava anche che Cosa Nostra catanese aveva posto in essere, nel quadro della stessa strategia, atti intimidatori nei confronti del sindaco pro-tempore di Misterbianco Antonio Di Guardo, del giornalista Claudio Fava, e perfino un attentato avente come obiettivo il Palazzo di Giustizia di Catania. Né può essere sottovalutato un ulteriore rilevante profilo delle dichiarazioni rese dal Malvagna a questo Ufficio : il riferimento ai rapporti fra Cosa Nostra e Massoneria – ampiamente evidenziati in modo convergente dal Pennino e dal Gran Maestro Di Bernardo – e soprattutto il riferimento al ruolo chiave che in tale contesto aveva Rosario Cattafi, legato ad Ordine Nuovo, che – come pure risulta dagli atti dell'indagine "sistemi criminali" – anche il collaboratore di Giustizia Maurizio Avola indicava come soggetto "esterno", suggeritore delle strategie di Cosa Nostra.

Anche nel caso di Maurizio Avola, la Dda di Reggio Calabria, il 14.5.2015, provvedeva ad una nuova escussione del collaboratore, nella corso della quale, il predetto, oltre a confermare pienamente quanto aveva a suo tempo riferito, e si è sopra riportato, evidenziava due circostanze di rilievo: come, da un punto di vista criminale, i rapporti fra 'Ndrangheta – e in particolare le famiglie De Stefano-Piromalli – fossero intensi, continui ed abituali; il ruolo di Sante Mazzei, uomo di Bagarella inserito nella famiglia di Catania di Cosa Nostra per agevolare le strategie corleonesi sulle stragi. Mazzei fu protagonista del fallito attentato del 1992 a Firenze nei giardini di Boboli:

"ADR : Sono collaboratore di Giustizia dal giorno 8.3.1994 venni arrestato nel marzo 1993. Nel 1997 mi è stato revocato il programma per delle infrazioni comportamentali ma ho continuato a rendere dichiarazioni alla AG.

ADR : Facevo parte di cosa nostra catanese ed in particolare facevo capo a Nitto Santapaola.

ADR : Ho già reso dichiarazioni sui rapporti fra il gruppo Santapaola e la 'ndrangheta sia alla AG catanese che a quella reggina. In particolare ho riferito dei comuni traffici di stupefacenti che vennero organizzati da Paolo De Stefano ed Ercolano Salvatore. In particolare io stesso accompagnai Ercolano Salvatore a Reggio Calabria ad incontri con il predetto De Stefano. Ciò avvenne fra il 1983 ed il 1984. Poi Nitto Santapaola mi disse che non dovevo più occuparmi di queste faccende per cui mi sono astenuto. Il problema era fra Nitto Santapaola e Salvatore Ercolano. In sostanza i rapporti fra i Santapaola e i De Stefano continuavano , ma Nitto non voleva che tali rapporti fossero portati vanti da Salvatore Ercolano. Rappresento che in quel periodo il processo per la sparatoria avvenuta a Catania a via delle Olimpiadi era stato trasferito a Reggio Calabria, non ricordo per quale ragione. Poiché erano imputati Antonino Santapaola, Salvatore Pappalardo e Natale Di Raimondo (oggi collaboratore, Nd.PM : le cui dichiarazioni saranno viste a breve) , Aldo Ercolano (rappresentante all'epoca della famiglia Santapaola ) ebbe contatti con Paolo De Stefano affinchè quest'ultimo cercasse di fare "aggiustare" il processo. So di questa vicenda in quanto, di questo interessamento, me ne parlò lo stesso Aldo Ercolano. Non so dire come sia andato a finire questo interessamento. Certo è che nel 1986 i tre imputati vennero scarcerati. Posso dire, inoltre, che alcuni calabresi, non so chi, chiesero, nel 1990, a Nitto Santapaola il permesso di rapire Pippo Baudo. Nitto Santapaola negò il permesso. Questo fatto mi venne riferito da Samperi Claudio oggi collaboratore.

ADR: Non sono in grado di riferire della esistenza di eventuali rapporti fra Cosa Nostra e 'ndrangheta riguardanti la cd strategia stragista.

ADR : Conosco per averne letto in un secondo momento sui giornali (all'epoca io ero già detenuto) del fallito attentato alla stadio olimpico organizzato dai palermitani, attentato che doveva colpire i carabinieri. Nulla so, però, della contestuale serie di attacchi ai CC avvenuta in Calabria nel dicembre 93 e Gennaio –febbraio del 1994. Come ho detto ero detenuto.

ADR : Come ho spiegato nel corso di più verbali la strategia della tensione che Cosa Nostra aveva pianificato contro lo Stato risaliva al 1991 più esattamente al Settembre- Ottobre 1991. Ricordo che il vice-rappresentante provinciale di Catania di Cosa Nostra, Eugenio Galea, dopo un incontro con i corleonesi, venne a comunicarci a noi di Catania che era stata stabilita, con i corleonesi, questa strategia di attacco generalizzato allo Stato . Bisognava fare attentati a tralicci, traghetti, forze dell'ordine e tutto ciò che era ricollegabile allo Stato. Prima di iniziare, però, ci disse che bisognava aspettare il via . Insomma in quel momento bisognava solo prepararsi.

ADR : Dopo la morte di Paolo De Stefano, i referenti calabresi di Cosa Nostra catanese divennero le famiglie De Stefano-Piromalli. Preciso meglio : per un periodo successivo alla morte di Paolo De Stefano i rapporti si raffreddarono. Evidentemente attesa la guerra in corso non si sapeva con chi parlare, poi dai discorsi che facevano i miei capi, mi riferisco agli Ercolano ed ai Santapaola, capivo che se c'era un problema da risolvere in Calabria i referenti erano sia i De Stefano che i Piromalli. Non so specificare chi dei De Stefano e chi dei Piromalli. Si faceva riferimento a queste due famiglie. Ritengo che Natale Di Raimondo, collaboratore di giustizia, possa conoscere meglio queste dinamiche in quanto conosceva bene la Calabria ove era stato in soggiorno obbligato.

ADR : Santo Mazzei era molto vicino ai corleonesi più esattamente era un uomo di fiducia di Bagarella. Al contempo era uno storico rivale di Nitto Santapaola. Santo Mazzei era uno dei principali fautori della strategia stragista ed era soggetto dalle forti simpatie di destra, meglio di estrema destra. Santapaola era contrario alla strategia stragista. Per questo i corleonesi volevano che Santapaola fosse sostituito da Mazzei al vertice di Cosa Nostra catanese. Questa indicazione i corleonesi – e cioè che Nitto Santapaola fosse "posato" – i corleonesi non la diedero espressamente ma la fecero capire allorquando il Mazzei, nel 1991 venne "combinato" uomo d'onore direttamente da Bagarella a Palermo ( i due si erano conosciuti a Porto Azzurro), nonostante il Mazzei fino a quel momento fosse stato uno dei "cursoti" dunque soggetto estraneo a Cosa Nostra. Era una vera e propria investitura che poi, in seguito, qualche tempo dopo, venne formalizzata allorquando il Mazzei venne presentato a Catania dai corleonesi e precisamente da Bagarella in persona allo stesso Nitto Santapaola e agli Ercolano. Ciò avvenne sempre fra la fine del 1991 e gli inizi del 1992, in epoca successiva alla elaborazione della cd strategia stragista ma prima di una rapina miliardaria che feci alla sede centrale della Banca di Ragusa che feci ad Aprile/Maggio 1992 proprio con uomini di Mazzei . Rappresento, poi, che nel 1992 su ordine di Bagarella collocò un ordigno a Firenze nei giardini di Boboli dopo gli attentati di Palermo. Poi alla fine del 1992 il Mazzei venne arrestato....."

Già nella seconda metà del 1991, i vertici di Cosa Nostra, nel corso delle riunioni di Enna, avevano deliberato di attaccare lo Stato per ragioni di strategia politica .

I Corleonesi, si spesero presso le famiglie e le organizzazioni alleate per concertare, avere il consenso ed ottenere, da ciascuna, un apporto autonomo nella creazione di un clima di paura e terrore nel paese. Tutto ciò rappresenta una importante premessa per comprendere la coerenza, con tale modus operandi, dell'interazione fra Cosa Nostra e Ndrangheta nella complessiva strategia terroristica e nella esecuzione degli attacchi ai CC.

La vicenda criminale veniva chiarita nella sua effettiva causale dal collaboratore di Giustizia Natale Di Raimondo, sulle cui dichiarazioni si sono fondate le condanne per il delitto in esame comminate dal Gup di Catania e poi confermate. Escusso il 20.4.2015, il Di Raimondo, riferiva :

"....ADR : Sono collaboratore di Giustizia dal 28.10.1998. All'epoca ero detenuto al Carcere di Cosenza. Ero detenuto in questo carcere dal Luglio 1993 (fatti salvi gli spostamenti per i processi che avevo a Catania) in precedenza ero stato detenuto, da Marzo 1993 ad Augusta -Catania. Prima di marzo 93 ero libero e lo ero dal 1988. Io ero appartenente ai Santapaola dal 1980 ma non ero "combinato". Nel 1987, invece, venni fatto uomo d'onore insieme al mio carissimo amico Pappalardo Salvatore (ucciso in un agguato nel 1999 a Catania).

ADR : Non è esatto che io sia stato in soggiorno obbligato in Calabria. Lo è stato invece il mio amico Salavatore se non ricordo male in un periodo che ruota intorno al 1988. Stava a Melito Porto Salvo. Entrò in ottimi rapporti con gli Iamonte, che, peraltro, io stesso avevo conosciuto nel carcere di Reggio Calabria nel 1985. In particolare conobbi Iamonte Natale il vecchio, Vincenzo Iamonte, il genero di Natale Iamonte di cui non ricordo il cognome ma solo il nome, Pietro. Conobbi anche in quel contesto Pasquale Condello, Totò Polimeni, Pasquale Tegano, Orazio De Stefano il Libri uccisi in carcere, mi pare a nome Pasquale, tale Labbate mi sembra Pietro, come voi mi chiedete, Paolo e Mico Serraino. Io godevo di una buona reputazione criminale, in quanto ero imputato di una grave fatto di sangue, vale a dire la strage di via delle Olimpiadi. Per questa ragione i suddetti esponenti della 'ndrangheta mi diedero subito fiducia e credito, anche perché sapevano che io appartenevo ai Santapaola che mi dissero erano loro alleati ed amici, tanto da fare insieme il traffico di stupefacenti. Protagonisti di questi accordi in materia di stupefacenti erano i Ferrera – cugini dei Santapaola – da un lato e gli Iamonte ed i De Stefano dall'altra. Fu Natale Iamonte che, in carcere, mi raccontò questi affari di droga, dicendo che era grato ai catanesi che in questo ambito gli avevano fatto fare parecchi soldi. Preciso che durante la guerra di mafia seguita all'omicidio di paolo De Stefano, ovviamente non si potevano fare affari come prima e comunque mantenemmo una posizione neutrale . Tuttavia i rapporti cordiali continuammo a tenerli con i De Stefano/Tegano. Io stesso nel 1990, quando la guerra stava per finire, andai a Reggio Calabria per parlare con Tegano Domenico "Mimmo" e Pasquale Tegano di una impresa catanese a nome Palmeri che stava ristrutturando un palazzo pubblico a Reggio Calabria. Bisognava accordarsi per la tangente da pagare. Ricordo che i due Tegano avevano dei documenti da cui potevano ricostruire il margine di guadagno della ditta catanese. Non venne fatto un rapporto di particolare favore a questa nostra ditta.

Spontaneamente : nel 1990/91 io Umberto Di Fazio e Salvatore Pappalardo andammo ad eseguire un omicidio nell'ospedale di Melito Porto Salvo su richiesta di Natale Iamonte. Fu Il Pappalardo che portò la richiesta dello Iamonte a Turi Santapaola. Questi autorizzò il nostro intervento. Io e Pappalardo rimanemmo in macchina sotto l'ospedale e Di Fazio, guidato da uno degli Iamonte, tale Remingo, salì in Ospedale ed uccise con colpi di pistola silenziata, la vittima che ricoverato in questo ospedale. Non sapevamo neanche all'epoca la casuale dell'omicidio . Per noi era un favore agli Iamonte e basta.

ADR: Nulla so dell'omicidio del Giudice Scopelliti.

ADR : Santo Mazzei era uomo di Bagarella. Lui venne introdotto nel gruppo Santapaola da Bagarella. Io ero presente quando, dopo Capaci, Brusca Giovanni, Gioè e Bagarella vennero a Catania e io Enzo Aiello ed Eugenio galea li portammo da Nitto Santapaola in una tenuta di Aiello. Lì venne chiesto da Bagarella a Nitto di fare il Mazzei uomo d'onore come da richiesta di Totò Riina. Disse che il Mazzei a Rimini aveva già fatto due omicidi per "loro". Questa conoscenza Mazzei-Bagarella era nata in carcere negli anni precedenti. Il Mazzei prima non era di Cosa Nostra. In effetti Mazzei venne poi fatto uomo d'onore. Abbiamo poi capito che i corleonesi volevano in seguito accantonare il Santapaola e mettere al vertice della famiglia di Catania il Mazzei. Mazzei era davvero agli ordini di Bagarella. Lo so perché ero io incaricato da Nitto Santapaola di dargli assistenza e di controllarlo. Mazzei aveva fiducia in me e per questo si confidava. Si vantò, infatti, con me di avere messo l'ordigno nel giardino di Boboli a Firenze su richiesta dei Corleonesi.. La cosa la fece all'insaputa di Nitto Santapaola come lo stesso Santapaola mi disse quando io gli raccontai il fatto.. Nell'occasione del loro arrivo a Catania (dopo Capaci ma prima dell'attentato di via D'Amelio) Bagarella e gli altri due chiesero a noi catanesi ed, in particolare, a Nitto di aderire alla strategia che in seguito sarebbe stata ulteriormente portata avanti da loro, contro lo Stato. Ci chiesero di uccidere magistrati, esponenti delle forze dell'ordine, di fare attentati e "fare rumore". Ciò dovevamo fare in provincia di Catania. Ricordo che Nitto e Turi Santapaola, in loro presenza, dissero che avrebbero aderito a questa strategia, poi quando i corleonesi se ne andarono, manifestarono ai noi affiliati le loro perplessità. Tuttavia bisognava fare credere ai Corleonesi che seguivamo quelle indicazioni e, per questo, nel Luglio 1992, venne ucciso, subito dopo via D'Amelio, l'Ispettore di PS Lizio. Questo Ispettore venne prescelto da noi e dai Santapaola, come vittima designata, essendo un funzionario molto chiacchierato, rispetto al cui omicidio, ritenevamo che non vi sarebbe stato il clamore che, invece, ci sarebbe stato se fosse stato ucciso un poliziotto integerrimo ed impegnato sul fronte antimafia. Insomma, con questo omicidio, volevamo, da una parte, fare credere ai Corleonesi che li seguivamo nell'azione contro lo Stato, ma, nel contempo, non volevamo fare una azione troppo eclatante che richiamasse l'attenzione dell'opinione pubblica e delle forze dell'ordine su noi catanesi. Nitto Santapaola era rimasto "scottato" per la vicenda dell'omicidio Dalla Chiesa e per l'omicidio Ferlito che determinò la strage di tuta la scorta che portava il Ferlito dal carcere di Enna a quello di Trapani o Favignana. In pratica il Santapoala era convinto che in entrambi i casi – materialmente eseguiti dai corleonesi - ci fosse lo zampino dei servizi deviati in quanto nel caso di Ferlito era evidente che vi era stata una soffiata da qualcuno interno alle istituzioni che aveva avvisato del momento della traduzione del Ferlito e nel caso di Dalla Chiesa era lo stesso in quanto risultò in seguito che era stato utilizzato lo stesso mitragliatore usato per la strage della circonvallazione in cui perì Ferlito e la sua scorta. Ripeto che questa era la convinzione di Nitto Santapaola per queste due vicende che mi esternò a suo tempo e che io mi limito a riportare alle SSVV come ho già fatto rendendo dichiarazioni alla AG di Catania, Palermo, Firenze. Dunque per questi precedenti che, ad avviso di Nitto Santapaola, deponevano per l'esistenza di collegamenti fra corleonesi ed apparati o elementi deviati dello Stato, lo stesso Nitto Santapaola diffidava dei Corleonesi. Ciò anche perché nei due precedenti casi che ho indicato (Ferlito e Dalla Chiesa) gli attentati li avevano fatti i Corleonesi e poi era stato implicato lui stesso che ne era estraneo. Nitto, quindi, temeva che così, anche per le stragi che i Corleonesi stavano eseguendo in Sicilia, poteva succedere e che cioè, noi, nostro malgrado, fossimo implicati nelle stesse a livello giudiziario...."