Dossier
 

Quei 119mila euro di buonuscita in “nero” a Ciccio Cozza

cozzafrancesco600di Claudio Cordova - 119mila euro di buonuscita per l'esonero da allenatore del Catanzaro, avvenuto il 14 aprile 2013. Un bel gruzzolo per Ciccio Cozza, ex bandiera della Reggina. Totalmente in "nero". Stando agli accertamenti raccolti sul conto di Giuseppe Cosentino, presidente del Catanzaro tratto in arresto per reati finanziari che ammontano a centinaia di milioni di euro, l'allenatore giallorosso avrebbe ricevuto tale somma in contanti il 14 giugno 2013, dopo la decisione di sollevare l'ex fantasista di Cariati dall'incarico, Cosentino si sarebbe avvalso dei propri collaboratori, dipendenti della GICOS, sia per preparare la somma di denaro, sia per il successivo trasporto fino al luogo dell'appuntamento a Reggio Calabria.

Una circostanza che emerge dall'ordinanza di custodia cautelare firmata dal Gip di Palmi, Paolo Ramondino, che ha accolto l'impianto accusatorio della Procura retta da Ottavio Sferlazza e, nella fattispecie, le indagini condotte dal pm Gianluca Gelso. Le accuse contestate, a vario titolo agli indagati, sono quelle di associazione per delinquere, aggravata dalla transnazionalità, finalizzata alla commissione di reati di natura fiscale, riciclaggio, trasferimento fraudolento di valori e appropriazione indebita di ingenti somme di denaro in danno della "GICOS IMPORT-EXPORT S.r.l.".

Vicende finanziarie che si incrociano quindi anche con la gestione del Catanzaro Calcio. Il contratto di Cozza, infatti, scadeva nel 2015. Pertanto, se non si fosse giunti a un accordo per la risoluzione dello stesso, il Catanzaro avrebbe dovuto continuare a pagare l'ingaggio. Di contro l'allenatore – rimanendo legato alla società giallorossa – non avrebbe potuto allenare altre squadre. Cozza, dunque, avrebbe ottenuto un duplice beneficio: da un lato l'incasso della cospicua somma in contanti (naturalmente non dichiarata al Fisco), dall'altro la possibilità di trovare un nuovo ingaggio, accasandosi poi al Pisa, prima di allenare la Reggina. Il Catanzaro di Cosentino, così non ha dovuto corrispondere l'intero ingaggio fino al 2015: e così, 119mila euro in contanti arrivano nelle tasche di Cozza. Banconote da 500 euro divise in tre pacchetti, uno portato dallo stesso Cosentino e gli altri due da altrettanti collaboratori del patròn all'Hotel de La Ville di Villa San Giovanni.

Le modalità di predisposizione della somma vengono intercettate dalle cimici della Guardia di Finanza: "Qua comunque alla fine mi ha fatto 119mila euro, perché dice io metto quei 100 come dite voi... però 15mila sono dello staff... che devo pagare, e se voi... togliamo il contratto oggi, perché lo facciamo dopodomani e voi risparmiate altri 4 mila che non mi pagate più entro fine giugno e risparmio otto perché se gli do quattro..." dice Cosentino. Così, dunque, si concretizzerebbe l'operazione: "...niente ... niente una rescissione consensuale, senza niente a..." [omissis] "no, perché no... no noi lo facciamo senza soldi". Il tutto, ovviamente, senza alcuna tracciabilità: "Noi non abbiamo nessun movimento bancario, non abbiamo niente, ora prendi 119mila euro". Ai suoi collaboratori, Cosentino riferisce di aver suggerito a Cozza di non versare la somma in banca: "Sì gli ho detto Ciccio non li versare nemmeno in banca perché non li puoi versare [...] allora gli ho detto tu li prendi e te li consumi così".

Così, dunque, viene predisposta "una rescissione consensuale, senza soldi e senza niente". Anzi, sul punto Cosentino scherza pure su: "La cosa più brutta lo sai qual è? Che devo dire in giro che se n'è andato gratis pure! Debbo dire in giro che se n'è andato gratis". Il loquace Cosentino racconta ancora una volta i termini della discussione: "Qua, là, poi s'è messo a piangere, poi là poi no ma io (incomprensibile) ma se noi rescindiamo come se non ti diamo niente... rescindiamo... e tu non prendi niente per pagare le tasse, per convincerlo, dice ma (incomprensibile) le tasse le paghi se prendi soldi, sennò...". Un incontro pieno di ipocrisia che Cosentino descrive con una nonchalance inquietante, visto che tira in ballo anche l'uccisione del fratello, avvenuta nel 1982: "E' stata la stessa cosa di quando hanno ammazzato mio fratello e dopo due mesi sono dovuto andare a mangiare con quelli... Versace...".

Un pagamento che verrebbe effettivamente corrisposto, come testimonia una conversazione telefonica intercettata proprio tra Cosentino e Cozza. A parere di quest'ultimo, la somma sarebbe dovuta essere di 123mila euro, secondo Cosentino gli accordi invece prevedevano un pagamento di 119mila euro. Alla fine i due concordano su quest'ultima cifra e si danno appuntamento al 14 giugno.