Dossier
 

Restuccia, l’imprenditore dei clan, in rapporti con i giudici Pasquin e Costa?

costaelio600di Claudio Cordova - Ci sono diversi riferimenti agli ambienti giudiziari e ai giudici nelle conversazioni dell'imprenditore Angelo Restuccia, considerato vicino alle cosche Piromalli (di Gioia Tauro), Tripodi (di Porto Salvo) e Mancuso (di Limbadi). Le conversazioni sono tra gli elementi che hanno portato Dda di Reggio Calabria e Guardia di Finanza a sequestrare beni per 28 milioni di euro. In un una conversazione, Restuccia, parlando con la moglie, si riferisce al giudice Patrizia Pasquin, e lasciando intendere che è stata coinvolta astutamente in questioni illecite ("a questa l'hanno tirata nel sacco"), ha fatto riferimento a delle sue convocazioni formulate dalla Guardia di Finanza e dal Tribunale per delle questioni non meglio specificate relative ai Tripodi, per le quali la stessa Pasquin aveva chiesto di eseguire l'interrogatorio a tale Pasquino (che gli inquirenti identificano nell'avvocato Giuseppe Pasquino) che aveva accompagnato Restuccia ("... quando mi ha chiamato la Finanza per le cose, no? Per i Tripodi... e poi mi ha chiamato il Tribunale pure... per i TRIPODI... e io mi sono fatto accompagnare da Pasquino... e lei... doveva interrogarmi lei, gli ha detto a Pasquino... "interrogalo tu... interrogalo tu..." dice " ... (Incomprensibile) ... tu due parole" ... (Incomprensibile) ... questa l'hanno tirata...).

Il giudice Pasquin, in servizio presso il Tribunale di Vibo Valentia, è stata risulta essere stata tratta in arresto in relazione al provvedimento emesso il 31.10.2006 dal Tribunale di Salerno ed eseguito in data 10.11.2006.

In un'altra conversazione ambientale, Restuccia ha parlato della Pasquin - che aveva visto a messa e per la quale aveva formulato delle osservazioni su questioni di suo interesse ("[...] ieri sono andato a messa a San Leoluca io..."; "e....e vicino a me c'era seduta la cosa... la Pasquin"; "eeeh... guardate, mi ha fatto una pietà che nemmeno vi immaginate..."; "...perché secondo me quelli l'hanno incastrata dalle mani e dai piedi"), prima ha fatto riferimento a un suo parente che era "uscito a galla", lasciando intendere che non era stato scaltro come lui in quanto pur avendo avuto "tanti impicci con quella gente", era riuscito sempre a cavarsela ("adesso il parente mio è uscito a galla... quello è stupido, che se non era stupido non usciva a galla, io impicci ne ho avuti tanti con quella gente ma... me la sono saputa vedere"), poi ha confermato quanto aveva rivelato nella predetta conversazione circa le convocazioni della Guardia di Finanza, specificando che si trattava di lavori edili per la realizzazione delle case Popolari a Porto Salvo ("Mi ricordo sempre che mi ha chiamato la Finanza per interrogarmi per farmi... si tratta di quando abbiamo fatto le case popolari a coso là... a Porto Salvo...").

Restuccia ha poi accostato la Pasquin al giudice Costa ("perchè lei capiva chi era colpevole chi non era colpevole e come... come lo stesso il giudice Costa"), riferendo di essere stato convocato da quest'ultimo in occasione di un interrogatorio, atteso che era implicato in diverse situazioni "con questa gente" ("poi chiama a me per interrogarmi non mi ricordo per che cosa allora, che ne avevamo di impicci allora, in tutti i modi con questa gente"; ..."delinquente in giro"). Un magistrato che gli inquirenti identificano in Elio Costa, attuale sindaco di Vibo Valentia.

Lo stesso imprenditore ha riferito che nell'occasione il Giudice Costa, il quale aveva costruito una villa a Capo Vaticano e non l'aveva mai abitata per via di una lesione in una trave ("vi ricordate quando ha costruito... il Giudice Costa ha costruito prima di tutta nella... sotto là"; "la villa... l'ha finita... e per cinque sei anni non è andata ad abitarla che si spaventava che c'era una lesione in una trave..."), invece di interrogarlo gli aveva chiesto un parere per la casa, conducendolo lì ove l'ha visionata ("... ha detto... invece di interrogarmi mi ha detto "sentite" dice "vorrei un parere vostro... per la casa... perché la casa così...la villa.... ho paura ad abitarla...". e tutto... invece di interrogarmi..."; "... siamo partiti e siamo andati, mi ha portato con la macchina e siamo andati là sotto"; "in quella casa...e gli ho detto io "e che problema c'è, il cemento armato" gli ho detto io "guardate, è di natura che fa questa lesione, la fa in questo punto, in questo punto e in questo punto, noi lo sappiamo prima di costruire dove può fare la lesione nel coso..." è rimasto "allora non c'è pericolo?" "no, quale pericolo, gli potete mettere le tegole e...." [...]").

Gli accertamenti della Guardia di Finanza avrebbero fatto emergere che l'attuale sindaco Costa dal 10.01.2001 risulta proprietario di un terreno ricadente nel Comune di Ricadi (località Fortino). Gli accertamenti, rapportati alle risultanze di altre ricerche attraverso il sito internet "www.google.it/maps" sulla medesima area (ivi riportata come ricadente in località Capo Vaticano), hanno fatto emergere che in tale particella sarebbe è presente una struttura verosimile ad una copertura di immobile Una successiva attività di sopralluogo, operata in Capo Vaticano - Santa Maria di Ricadi il 17.03.2016 avrebbe consentito di appurare che detta struttura di fatto risulta essere un gazebo, adiacente al quale è presente un fabbricato (abitazione ad un piano fuori terra) intestata alla moglie del sindaco Costa.

Restuccia, che ha fatto risalire l'episodio ad un ventennio fa, ha inoltre rivelato di aver mandato a casa del magistrato gli operai per gli interventi del caso, risolvendogli il problema ("[...] poi gli ho mandato io gli operai per met... per montare le tegole e tutto... l'ha abitata... mi ha incontrato dopo una ventina d'anni "avevate ragione" ha detto "sennò ancora quella casa io ancora non l'abitavo" e c'era quale pericolo?").

Altresì lo stesso Restuccia, dopo aver asserito "[...] mi chiamavano per chiamare ma non è che mi hanno condannato mai", ha lasciato trasparire, confermando l'assunto del suo interlocutore che aveva ricondotto l'assenza di conseguenze penali al fatto di aver celato la verità ("ma il discorso è che voi non gli avete detto mai che sono venuti a cercarvi lavoro..."), di aver mentito agli inquirenti, avendo riferito di essersi recato sempre lui dai suddetti soggetti non sapendo "che erano mafiosi" e di aver contato sul fatto che comunque avevano la disponibilità di veicoli commerciali ("no, che sempre io andavo"; "che sapevo io che erano mafiosi sta gente... eheheh... sapevo che questi avevano i pali.. i camion... gli escavatori... e sono andato a chiamarli"; "... ci credevano e... mi assolvevano [...])".