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“Mazzetta” da 15mila euro mensili: così i De Stefano controllavano i rifiuti a Reggio Calabria

raccoltadifferenziata600di Angela Panzera - La Fata Morgana era loro. Dal 2002 al 2005 i De Stefano pretendevano soldi a palate per le commesse effettuate dalla società di gestione di smaltimento dei rifiuti attiva non solo a Reggio Calabria ma anche in altri 18 comuni della provincia. Così come raccontato dal responsabile tecnico della società, Salvatore Aiello, oggi collaboratore di giustizia, la 'ndrina di Archi- per come emerso dalle carte dell'inchiesta "Trash" portata a compimento oggi dalla Dda reggina e dalla Squadra mobile della Questura, avrebbe preteso la consegna "a partire dall'anno 2002 una somma pari a mille-duemila euro circa per ciascuna commessa, ed a partire dall'anno 2005 una somma pari a 15mila euro mensili agli esponenti della cosca De Stefano referenti per la gestione della specifica attività estorsiva o comunque delegati alla materiale riscossione".

15mila euro di soldi pubblici, ovviamente.

I pm antimafia Antonio De Bernardo, Giuseppe Lombardo e Stefano Musolino nel fermo che oggi ha visto finire in manette cinque persone lo scrivono a chiare lettere: nell'indagine è " emerso che, praticato il metodo intimidatorio che generava l'assoggettamento dei principali imprenditori e manager del settore, gli esponenti della cosca De Stefano ne blandissero le aspettative economiche e di sviluppo, proponendosi quali garanti della capacità di crescita delle imprese, grazie alla loro capacità d'influenzare le dinamiche complessive di quel settore economico, in ragione del controllo sostanziale che dichiaravano e palesavano di avere sulle principali imprese che vi erano coinvolte. Ma, una volta conseguita l'infiltrazione all'interno delle azienda e la fiducia degli imprenditori e manager, ne frustravano le aspettative di crescita economica, utilizzando le imprese per le loro finalità criminali, eminentemente funzionali all'accaparramento di illeciti profitti, sicchè, le aziende erano inesorabilmente destinate al fallimento che gli imprenditori e manager delle stesse erano costretti a subire, piegando i loro interessi economici a quelli della cosca. In sostanza, tolta la maschera insieme intimidatoria e suadente che aveva persuaso le vittime di potere ricavare un beneficio dalla relazione con la più potente cosca cittadina, gli esponenti della cosca De Stefano rivelavano a tutto tondo la natura puramente ed esclusivamente criminale degli interessi che dovevano tutelare, utilizzando il metodo mafioso per assoggettare definitivamente le vittime, imponendo loro scelte imprenditoriali funzionali agli interessi della cosca che conducevano le aziende al fallimento".

E chi si opponeva era minacciato e rischiava la vita. Sarà proprio il "pentito" Aiello a raccontarlo al pm Musolino durante l'interrogatorio avvenuto il 26 aprile scorso.

Aiello: "sì fui minacciato, fui minacciato e ad un certo punto il Paolo Caponera ha detto una frase, la frase shock che insomma una cosa molto semplice, ha detto «se hai sbagliato ti taglio il collo» E allora se non che, dopo tanti anni di storie ho detto "ma andate a fare in culo tutti quanti, fate prima".

Pm Musolino: "cioè lei reagì a questa cosa"

Aiello: "si, ma scusa ma dopo che mi rompo il culo, non porto un euro a casa di lavoro che devo pagare gli stipendi, facciamo la fame in famiglia.."

Pm Musolino: "nel senso che lei smise, come posso dire, di tutelare gli interessi della società e ha detto «fate quello che volete».

Aiello: "smisi di interessarmi della società, infatti non me ne è interessato più nulla, quindi se poi hanno fatto tutte le loro cose, non mi è interessato più niente di nulla, infatti forse sarà durata un anno, un anno e mezzo, si mi ricordo disse "se sei stato tu ti taglio il collo", il cugino mi ha detto che mi fa diventare come quello della..che neanche il medico legale.."

Pm Musolino: "il cugino?"

Aiello: "Paolo Rosario De Stefano, dice "ti faccio che neanche il medico legale, che pure.."

Pm Musolino: "ah si l'aveva già detto..si si, che si impressiona"

Aiello: "si impressiona e allora che cazzo mi serve più? Che mi interessa, fate quello che volete, prendete in mano la società e fate che volete".

Il responsabile tecnico della "Fata Morgana" si è visto così quindi togliere qualsiasi tipo di scelta operativa e progettuale: ormai la società era infiltrata dalla testa ai piedi dalla 'ndrangheta. Gli inquirenti parlano di un vero e proprio "clima oppressivo" in cui l'Aiello era costretto a gestire l'impresa, costretto - tra le bramosie elettorali della politica e le intimidazioni delle 'ndrine – a difficili equilibrismi che egli smetteva di perseguire, nel momento in cui l'intensità delle minacce mafiose lo induceva a recedere da ogni tentativo di salvaguardare anche gli interessi economici dell'azienda. In sostanza, la "bulimia criminale" prendeva definitivamente il sopravvento e l'Aiello, interrompeva la sua ostinata e pervicace difesa degli interessi economici dell'impresa, lasciandola definitivamente spolpare dagli interessi della 'ndrangheta che la conducevano, ben presto, al fallimento".

È nel luglio 2014 che Aiello ha raccontato l' "ingresso" dei De Stefano all'interno della "Fata Morgana"

"Già dall'inizio dell'ingresso nel duemiladue [...] fui avvicinato, fui dal Saraceno il quale mi disse che insomma che c'erano delle procedure da seguire...che c'erano delle regole da seguire e che dovevo incontrarmi con una persona.. delle persone.. una persona insomma a cui dovevo fare riferimento per ogni cosa e in questa occasione mi fece conoscere Paolo Caponera.. si Paolo De Stefano ha creato un incontro a Gallico ...Saraceno si.. presso una.. un'officina di una società che riparava camion di un signore che si chiama Franco.. Franco.. Franco.. comunque presso un'officina meccanica di Gallico [...] Nell'officina mi fanno incontrare Caponera, Caponera ha fatto un discorso insomma che dovevano fare.. dovevamo.. dovevamo fare come azienda riferimento solo a lui in quanto.. come dire.. collante di tutto ... di tutti i territori insomma e abbiamo concordato una.. cioè ha fatto delle richieste di.. di denaro.. ora.. eh.. di denaro.. di percentuale più che altro.. eh.. lui insomma chiedeva il sette percento.. gli ho detto io che.. che la cosa non è possibile perché una società di raccolta rifiuti insomma non ha.. non ha.. non è che sono.. che è il settore dell'edilizia insomma.. ci hanno dei servizi che hanno un ricarico massimo.. gliel'ho già detto.. del cinque percento.. insomma.. eh.. abbiamo trattato insomma pe.. perché lì tale.. tale trattativa è stata [...] lui per dire la verità non.. non si è neanche presentato però il.. come dire.. il fatto, la riverenza che avevano le persone mi ha fatto capire insomma.. anche.. anche se per dire la verità mi sembrava che era.. che era troppo giovane.. però la.. la riverenza che aveva specialmente il Saracena insomma mi ha fatto capire che era qualcuno a livello insomma...in quegli ambienti contava qualcosa.. e poi piano.. piano insomma si è.. si è presentato.. che lui rappresentava la famiglia De Stefano eccetera.. eccetera e che siccome lavoravamo già questo durante il periodo.. durante tutto.. durante tutto.. durante tutto il periodo.. insomma che lui rappresentava.. che poteva interagire con tutte le famiglie della.. dei nostri diciotto Comuni perché ricordo la.. Fatamorgana lavorava per diciotto Comuni [...] lui mi ha detto stai.. stai con noi e sei.. e siete tutelati prima come azienda e come persona siete tutelati da.. da tutti gli eventuali problemi e di fatto così più.. più.. più o meno avvenne per i primi anni.. [...] non è possibile dargli...avere questa cifra perché sui servizi non ci sono.. ehm.. questi margini.. allora ha detto no.. dice.. eh.. praticamente poi...non si parlava più di percentuale perché il.. il sette.. il sette percento di sei milioni di euro.. sette milioni.. erano quattrocentomila euro mi pare.. e non esiste queste cifre.. siamo rimasti d'accordo all'ultimo per.. per quindici mila euro al mese [...] il 7% ... di sette milioni di euro sono 490milaeuro l'anno ... che noi non potevamo pagare ... io sapevo quanto erano i margini di una società ... per farla stare a galla ... perché se non c'è almeno ... un utile lordo ... prima del 5% ... [...] anzi per dire la verità io sono ... ringraziando a Dio ... sono riuscito ... a portarla in utile per parecchi anni poi l'ho fatto ragionare, nel senso che io gli ho detto se facciamo una quota alta ... a lui ... non ... sapeva mai quanto deve incassare ... perché dipende dai rifiuti ... innanzitutto poi un po' di bugie gliel'ho dette ... dipende dai rifiuti che si raccolgono eccetera ... eccetera siamo rimasti ... poi alla fine ... [...] siamo rimasti ad una somma fissa ... che lui avrebbe potuto controllare anche se non ci fosse presente ... di quindicimila euro al mese ... che se lei si fa i conti è meno del 3%... [...] quindi a me conveniva a me come azienda ... [...] tra i tanti criminali che mi hanno estorto il De Stefano era forse il più intelligente, quindi lui ha detto ... quando vengono ... digli che è roba dei De Stefano ... che ci sono i De Stefano"

Secondo il "pentito" quindi c'è stato un vero e proprio accordo spartitorio raggiunto nel settore della raccolta dei rifiuti, in forza del quale i De Stefano era stati eletti "garanti" per il regolare svolgimento del servizio pubblico erogato da "Fatamorgana" verso tutti i territori dell'hinterland reggino. Qualsiasi problema sarebbe sorto sarebbe stato affrontato e risolto grazie alla 'ndrina che poteva far leva sul proprio prestigio mafioso e la supremazia verso le altre famiglie di 'ndrangheta. Che i De Stefano erano quindi i "garanti" per la società la Dda trova il riscontro nei gravi episodi accaduti tra Scilla e San Roberto, feudo rispettivamente delle cosche Nasone e Sacca. "Come arbitro si mettevano questi De Stefano" dirà il collaboratore. A San Roberto nel 2005 è stato danneggiato un mezzo della "Fatamorgana", e l'autista è stato minacciato da uomini armati. Poco dopo sempre a San Roberto è stato bruciato un autocarro sempre di proprietà della società. "Tali gravi azioni delittuose- scrivono i pm nel fermo- vanno messe in correlazione con le pressanti richieste di denaro a titolo estorsivo o di assunzioni rivolte, a suo tempo ovvero fino dal 2002, da parte dei Saccà all'Aiello.I gravi gesti intimidatori avvenuti nel territorio di San Roberto possono considerarsi quasi sovrapponibili al racconto che il collaboratore Aiello riserva alla parte dedicata alle vicende accadute a Scilla ad opera di esponenti della cosca Nasone".

Aiello: "questi di San Roberto hanno fatto delle azioni.. anche con l'operaio come le ripeto.. lo hanno fatto scendere.. gli hanno messo il fucile in bocca.. gli hanno bruciato il camion che là.. quel signore ha avuto bisogno della.. della psichiatria.. è ancora sotto cura...a Scilla mi hanno minacciato parecchie volte perché dice.. no tu.. noi ce ne fre.. freghiamo dei De Stefano i soldi devi darli a noi.. però io.. insomma se davo soldi a loro.. già non.. non avevamo più come prenderli tant'è vero che poi come.. questi quindicimila euro come dire.. non bastavano più e qui ha cominciato l'azienda ad avere il declino.. mi indicavano i fornitori che più che tecnici erano gente che giravano soldi quindi un camion per esempio lo aggiustavano male o un.. un filtro dell'olio al posto di quindici euro lo pagavamo venticinque e quindi quando ho visto che questo.. che almeno questo.. che all'inizio lo facevano gestire.. cioè lo gestivo io perché era il mio lavoro però poi quando non gli bastavano più hanno cominciato loro poi e questo è stato il declino della società.. è stato uno dei motivi per cui mi hanno.. mi hanno.. mi hanno messo fuori.. perché cioè.. mi sono messo fuori solo".

Pm De Bernardo: "Quindi con questi soldi mensili dovevate essere tranquilli in tutti i Comuni in cui operava la Fatamorgana"

Aiello: "Si.. si.. questi erano gli accordi perché di fatto insomma era.. doveva essere questo.. però per esempio a San Roberto abbiamo avuto molti.. molti.. molti problemi.. abbiamo avuto problemi.. guardate.. prima insomma delle minacce che facevo io.. che hanno fatto direttamente a me.. sempre come dire come arbitro si mettevano questi De Stefano ma.. eh.. poi comunque lì lo stesso sono stato vittima di attentato.. Sì mi hanno sparato quando.. quando stavo per entrare a casa con mia figlia in braccio" (...)gli anni sono sempre dal.. dal duemilacinque in poi perché hanno.. duemilacinque perché si cominciavano a vedere i mezzi nuovi personale nuovo delle pressioni di San Roberto fui io a chiamare.. ehm.. Giunco.. gli ho detto io GIUNCO vedi che abbiamo problemi.. non ci fanno lavorare perché.. insomma quello del.. dell'incendio del mezzo là.. il fucile nella.. nella faccia del lavoratore è stato diciamo l'epilogo.. però molte volte venivano a trovarmi.. mi hanno.. perchè volevano soldi eccetera.. eccetera e io a tutti dicevo quello che mi era stato imposto di dire da Caponera.... chiamai Giunco e io gli espressi tutti i problemi che c'erano e si incontrarono Giunco con.. con Saccà alla Perla dello Stretto.. che hanno parlato tra loro.. fatto sta che noi a San Roberto abbiamo ricominciato a lavorare.. cioè abbiamo.. non abbiamo mai smesso per dire la verità.. abbiamo lavorato di nuovo.. cioè.. come Scilla.. si è continuato a lavorare tranquillamente fino a quando insomma non l'hanno.. non l'hanno chiusa".

I De Stefano erano a tutti gli effetti i "proprietari" della Fatamorgana.

Pm Musolino: "Ma questi soldi a chi li consegnava?

Aiello: "per un periodo a Paolo Rosario Caponera De Stefano direttamente in mano(..)si ma un periodo sono 3-4-5 mesi

Pm Musolino: "si quello che è, poi?"

Aiello: "poi delegò Paolo Rosario Caponera delegò Paolone Caponera, dice " io faccio altro e viene lui" e li prese lui e anzi prima li prese Giungo e dopo Paolone Rosario..ricordo un particolare che Giungo mi disse una volta "tu i soldi devi contarli uno ad uno", ho detto "io i soldi neanche li guardo perché neanche li voglio vedere" dice " no che mancavano 100 € e se l'è presa con me (...)Paolo Rosario si, che diceva "su 15.000 € si è messo pure a contare i soldi là", praticamente i soldi come me li dava nella busta glieli davo, a me se erano 15 o erano 18 o erano 14 non è che mi interessava mai(..)i soldi non li conto mai e non li toccherò mai".

Pm Musolino: " però sono questi tre soggetti: Paolo Rosario De Stefano, Andrea Giungo e Paolone Caponera"

Aiello: "sì....(...)no, per dire la verità forse ma forse una volta forse è capitato che li ho dati a Praticò per portarli al nipote, ma penso che in tanti anni forse una volta sola..lo zio si, ma forse una volta, massimo due, no ma una volta più che altro, pure lui era in difficoltà che non voleva prenderli.."