Dossier
 

“Il giudice Tuccio angelo custode e protettore dei Piromalli”

tucciogiuseppe17aprdi Claudio Cordova e Angela Panzera - Ha toni drammatici la lettera a firma di Arcangelo Furfaro, depositata nell'ambito del procedimento "Gotha". Ha toni drammatici e anticipa di sei/sette anni alcune dichiarazioni di collaboratori di giustizia sulla figura del magistrato Giuseppe Tuccio, oggi in pensione, ma alla sbarra come membro dell'associazione segreta che avrebbe governato Reggio Calabria e provincia. La lettera di Furfaro è del 2010 ed è spedita al Consiglio Superiore della Magistratura "all'età di 83 anni, prima che il Signore mi chiami a sé, forse anche nella speranza di presentarmi a testa alta innanzi al Suo cospetto".

Furfaro, omonimo dell'attuale collaboratore di giustizia, pur essendo originario della Piana di Gioia Tauro, racconta di vivere forzatamente in Francia da 20 anni a causa di un evento drammatico: "Il 31 luglio del 1981 Piromalli ha ordinato l'uccisione di due miei figli, Vincenzo di 26 anni e Giuseppe di 22. Siccome io conoscevo le abitudini di Piromalli, che una volta che decideva di uccidere qualcuno non si fermava fino a quando non avesse distrutto l'intera famiglia, pensai di svendere tutto quello che avevo e scappare in Francia".

Dalla Francia, Furfaro racconta di aver denunciato i responsabili dell'uccisione dei figli, ma anche di altre persone. Una circostanza, la scelta collaborativa di Furfaro, confermata dalla rassegna stampa del tempo. Il dato inquietante, che l'anziano consegna al CSM, riguarda però il magistrato Tuccio definito "angelo custode e protettore dei Piromalli". Tuccio, per anni in servizio a Palmi, viene definito da Furfaro "un magistrato corrotto", che non avrebbe denunciato, fino a quel momento, per paura di ritorsioni da parte dello storico casato di Gioia Tauro: "Ero a conoscenza dell'amicizia con i Piromalli perché nel 1973 sono stato in carcere a Palmi e ho conosciuto un tale sig. Zito Giuseppe, di Gioia Tauro, che le forze dell'ordine avevano arrestato e trovato con armi, rivelatisi del boss Piromalli. Tale Zito, ho appreso essere un killer a disposizione dei Piromalli. Don Mommo Piromalli si mise subito all'opera per ottenere la liberazione del suo "beniamino" grazie all'intervento dell'allora pubblico ministero del Tribunale di Palmi, dott. Giuseppe Tuccio, uomo disonesto che si è lasciato convincere a fare il gioco dei potenti a discapito di giovani innocenti".

Nella lettera, Furfaro indica i nominativi di almeno una decina di omicidi di cui potrebbe individuare la paternità: "Tutti questi omicidi sono stati da me denunciati sia al magistrato Tuccio, sia a un certo magistrato Pennisi, che venne da me assieme all'ispettore di Polizia di Gioia Tauro, Pasqualino Loiacono. Però, mentre Pennisi si rivelò contento della mia deposizione, Tuccio non volle mai verbalizzare alcunché e durante un processo celebrato a Catanzaro si adoperò per dimostrarsi favorevole al clan Piromalli, facendo assolvere gli imputati". Una vita di drammi, quella di Furfaro, che l'anziano attribuisce ai Piromalli, ma anche al magistrato Tuccio, non visto come un presidio dello Stato su un territorio difficile come quello della Piana di Gioia Tauro, ma, anzi, come un alleato dei clan: "Il magistrato Giuseppe Tuccio provvedeva in ogni occasione ad avvertire preventivamente i Piromalli di ogni e qualsiasi operazione di polizia che li potesse interessare".

Deliri di un vecchio padre disperato, o spia dei comportamenti di Tuccio, che ora rischia di essere rinviato a giudizio in un processo contro il "Gotha" della 'ndrangheta? La lettera dai toni drammatici è stata depositata dalla Dda nel corso dell'udienza preliminare contro la cupola massonica dei clan.