Dossier
 

I contatti tra le cosche della Piana di Gioia Tauro e i servizi segreti

GioiaTauro Porto22aprdi Angela Panzera - I servizi segreti cercavano un "riferimento" sulla piana di Gioia Tauro e in cambio i boss potevano "uscire" dal regime del carcere duro o addirittura sperare di riacquistare la libertà. È uno scenario inquietante quello che il collaboratore di giustizia Pietro Mesiani Mazzacuva, genero di Mico Molè, riferisce al pm antimafia Stefano Musolino durante l'interrogatorio del 16 dicembre del 2016 adesso riversato negli atti del maxiprocesso "Gotha" e per cui mercoledì scorso la Dda ne ha chiesto l'acquisizione al gup distrettuale. Da parente di primo livello della 'ndrina di Gioia Tauro, il medico dei Molè ha potuto acquisire informazioni dettagliate e che adesso si incastrano nell'ipotesi accusatoria che vede un parallelismo e una commistione fra la 'ndnrgheta e il mondo dei servizi segreti e la massoneria deviata. "Mi ricordo che prima che gli venisse tolto il 41 bis a Mommo e a Mico- afferma Mesiani Mazzacuva- Rocco Molè tramite Rocco Delfino avevano avuto un aggancio con i servizi per far arrivare a Bari dall'Albania un camion carico di armi e questo camion doveva arrivare a Bari e doveva essere lasciato in un punto dove gli avrebbero detto questi servizi da lì, diciamo, la mia prima deduzione che avessero qualche collegamento. Questi qua più dicono che sarebbero intervenuti per far togliere il 41 bis a Mico e Mommo, cosa poi avvenuta logicamente ah! In più mi ricordo ..parliamo prima dell' omicidio di Rocco Molé, quindi parliamo...intorno al 2006, siamo in quel periodo là, quando l'Idea Sud era sequestrato e c'era il curatore ..". Il pm Musolino ci vuole vedere chiaro e chiede esplicitamente: "no ma lei vuole dire che questa operazione si è conclusa quindi..". Mesiani ne è certo:"si si". Pm Musolino: "quindi è stata fatta questa cosa". Mesiani prosegue.

"Sì, sì mi ricordo due particolari, mi ricordo che Rocco aveva mandato Domenico Stanganelli a Bari per cercare di fare da apripista insomma a questo camion quando sarebbe sceso, mi ricordo che poi il camion non arrivò in quella circostanza ma poi in una circostanza diversa, successiva e mi ricordo perché Domenico Stanganelli con un suo autista per scendere da Bari a Gioia Tauro non sapendo la strada andarono prima Roma e poi scesero. E furono presi in giro per un lungo periodo di tempo. In più durante il colloquio che abbiamo avuto .."

Pm Musolino: "non si capisce . .lei si chiese queste armi, di questo camion, a chi serviva? A cosa serviva?"

Mesiani: "no anche perché, a differenza degli altri e a differenza poi successivamente dei giovani, Rocco Molé evitava di far sapere le sue cose .."

Pm Musolino: "troppe cose".

Mesiani:"si, neanche ai figli, cioè i nipoti, non gli fece sapere tutte le sue varie situazioni e una cosa di cui ne abbiamo parlato con Ernesto Modafferi all'epoca, abbiamo carpito qualche discorso ma non è che ce lo disse chiaramente lui, questo assolutamente, e in più ho saputo che la stessa però voce gli era arrivata a mio cognato quando poi gli è stato tolto il 41-bis

Pm Musolino: "cioè che quel 41-bis tolto era il frutto di questa cosa"

Mesiani: "che Rocco era in contatto con i servizi"

Pm Musolino: "ok".

Mesiani: "questo gli era arrivato, perché quando mio cognato fu trasferito a Roma per.. dal Dr. Cisterna e dal Dr. Macrì, dove gli chiesero di collaborare mi ricordo quel periodo, lui chiese un incontro con la famiglia e andammo in quattro a Roma, a Rebibbia, la mamma, mia sorella, Mastro Nino ed io dove Mico fece capire che gli fecero questa offerta. Parlando con Mastro Nino ho sentito chiaramente che gli diceva che non gli piaceva che Rocco avesse a che fare con i servizi dice: "noi queste cose non le abbiamo mai fatte, questi vogliono sempre qualcosa in cambio", quindi in cambio o un'infamità, consegnare qualcuno oppure fare qualcosa insomma.. sempre fermo restando che poi se va bene ci paghi solo tu ma loro non ci pagano mai, quindi il collegamento .. se ci fosse un collegamento diretto tramite magari Rocco Delfino, tramite altre persone con i servizi questo era sicuro e scontato da parte di Rocco Molè. E loro cercavano un riferimento, questo è poco ma è sicuro e penso che pure ad altri poi gli fu proposto, all'interno del Porto di Gioia Tauro loro volevano un re ferente là dentro, qualcuno che tenesse l'ordine e che gestisse qualcosa per conto loro all'interno del Porto di Gioia Tauro".

Pm Musolino: "questo lo seppe come?"

Mesiani: "questo me lo disse sia Ernesto Modafferi e sia Nino Molé, il figlio di Mommo, perché dopo che Rocco Molé fu ammazzato non so però a chi, qualcuno fu avvicinato per mandare un'imbasciata alla famiglia Molé dicendo che loro volevano un punto di riferimento, che in cambio di questo punto di riferimento che doveva esserci, ma una persona seria, loro avrebbero fatto di tutto per fare uscire Mommo Molé dal carcere".

Mesiani non sa se si tratta di servizi segreti italiani o stranieri, ma la Dda vuole sapere se comunque erano implicati membri delle forze dell'ordine. La risposta di Mesiani apre ulteriori scenari.

Mesiani:"forze dell'ordine .. non esattamente, nessuna fuoriuscita di voce ai danni di Carabinieri, Polizia o Guardia di Finanza al livello Gioia Tauro, sulla Polizia di Gioia Tauro c'erano voci che proteggevano qualcuno in cambio di soffiate(..)secondo la famiglia Molé, nell'ambiente della famiglia Molé, detto prima da Rocco Molé, poi da Ernesto Modafferi e da mio nipote Nino e da Nino "il nero", cioè loro lo dicevano continuamente che l'anticrimine favoriva qualcuno a Gioia Tauro perché in cambio gli facevano delle soffiate".