Dossier
 

“Robin Hood”, ecco il “patto” di Salerno per sottrarre i fondi Ue

Salerno Nazzareno nuova 6 500di Angela Panzera - Rubare ai poveri per dare ai ricchi, attraverso la 'ndrangheta. È per questo motivo che la Dda di Catanzaro ha chiamato "Robin Hood" l'inchiesta che oggi ha fatto finire in galera 9 persone. Tra questi c'è l'ex assessore regionale al Lavoro, Nazzareno Salerno, accusato di abuso d'ufficio, turbativa d'asta, corruzione e minaccia a pubblico ufficiale aggravata dal metodo mafioso, indagato per voto di scambio. Tra gli arrestati c'è anche l'ex presidente di "Calabria Etica", Pasqualino Ruberto. L'indagine della Dda catanzarese ha riguardato la "strumentalizzazione, finalizzata in parte alla spregiudicata appropriazione personale e privata dei fondi, di matrice comunitaria alimentanti il progetto regionale "Credito Sociale"- scrive il gip nell'ordinanza di custodia cautelare- condotta sotto la regia dell'ex assessore al Lavoro e politiche sociali della Regione Calabria, attualmente consigliere regionale, Nazzareno Salerno".

L'inchiesta messa in piedi dai Carabinieri del Roni è partita a seguito di alcuni accertamenti svolti su Vincenzo Spasari, che insieme a quelli riguardanti la Fondazione di "Calabria Etica" ha "consentito di disvelare una allarmante commissione di illeciti, protesi sin dall'origine all'amministrazione totalitaria, in termini privatistici ed affaristici, del fondo comunitario Credito Sociale, risultando a tal proposito in atti la distorsione -a tal fine- delle funzioni pubbliche svolta dal Salerno unitamente a funzionari ed amministratori compiacenti (Caserta e Ruberto), gli allarmanti e pericolosi legami esistenti fra il politico e soggetti vicini al clan Mancuso di Limbadi (Spasari e Ferrante), la corruzione (Salerno, Marano) sottesa all'affidamento in gestione ad una società esterna alla Regione Calabria (la Cooperfins.p.a.), cui è stata funzionale l'alterazione della gara pubblica per l'affidamento (Salerno, Caserta, Ruberto, Marano) del servizio di partnership finanziaria, la distrazione del denaro pubblico a scopi personali e privati (Marano e Salerno)". Il gip parla proprio di una" perfetta saldatura fra gli esiti di una analisi cartolare (che denota già autonomamente la serie di illeciti commessa sotto la guida di Nazzareno Salerno), gli esiti dell'attività intercettiva condotta su Spasari, le risultanze delle dichiarazioni di persone informate sui fatti (chi ha partecipato alla programmazione degli atti, subendo le pressioni del Salerno e coloro che hanno esaminato, a fini amministrativi, la gestione del fondo in oggetto, sia in seno alla Regione Calabria, che in seno alla Fondazione Calabria Etica)".

Secondo gli accertamenti da parte degli investigatori la distrazione dei fondi si aggiri intorno ai due milioni di euro e ciò sarebbe stato possibile grazie "ad un piano criminoso portato avanti spregiudicatamente e pervicacemente dall'ex assessore Nazzareno Salerno(...) Del resto, se così non fosse stato e, dunque, se diversa natura dovrebbe ascriversi alla fondazione, chiosa il gip, non risulterebbe spiegabile e sarebbe, anzi fatto illecito, l'attribuzione sistematica, da parte della Regione Calabria, di "commesse" alla Fondazione in forma diretta e senza l'espletamento di una previa selezione pubblica".Altro dato allarmane è che la fondazione "Calabria Etica" è stato attribuito un riconoscimento a Bruxelles, dalla Commissione Europea, organo che ha siglato ufficialmente la natura della stessa quale ente in house della Regione Calabria ed in forza del quale, peraltro, è avvenuta la destinazione alla stessa dei fondi comunitari. "Elemento ancor più da valorizzare in quanto propedeutico- scrivono gli inquirenti- a consentire alla Fondazione di ricevere in via diretta gli affidamenti da parte della Regione Calabria, sì che tramite esso si conferma che la Fondazione in parola diveniva un braccio operativo, inter-organico dell'Ente locale, da questa dipendente ed assoggettata al relativo controllo". All'epoca dei fatti, Nazzareno Salerno svolgeva le funzioni di Assessore al Lavoro e politiche sociali della Regione Calabria per poi divenire consigliere regionale. Il gip definisce la sua una "figura ambigua, nota agli uffici giudiziari sin dal 1993".

Il testimone di giustizia Giuseppe Masciari lo individua come soggetto vicino a Vallelunga Damiano nel verbale del 22 gennaio 2014; nel 2012 invece la collaboratrice di giustizia Loredana Patania aveva reso dichiarazioni sull'appoggio elettorale fornito dallo zio Fortunato Patania, presunto acapo dell'omonima famiglia, barbaramente ucciso – a seguito di agguato perpetrato in Stefanaconi, il 18 settembre 2011 - nella guerra di mafia tra i "Patania" e i "Piscopisani" . Su di lui ha anche riferito il collaboratore di giustizia Andrea Mantella e attraverso le sue dichiarazione l'Antimafia, guidsata da Nicola Gratteri, è riuscita a costruire l'accusa di "scambio elettorale politico-mafioso. "Il contenuto delle dichiarazioni del Mantella e della Patania risultano fondare elementi di altissimo contenuto probatorio in relazione al personaggio Salerno ed alla sua possibilità di rivolgersi a membri delle famiglie di 'ndrangheta- è riportato sempre nell'ordinanza di custodia cautelare" con i quali ha evidenti rapporti e fonda la contestazione" reato di scambio elettorale politico-mafioso. Ecco cosa dice Mantela al procuratore aggiunto Bombardieri e al pmViscomi

Proc. Agg. Dott. Bombardieri –" Lei non sa politicamente di cosa si occupasse Nazzareno Salerno, quali funzioni aveva in concreto?"

Mantella Andrea – "No, in particolare no. So che si impegnava per conto degli amici degli amici, pure i fondi della Comunità Europea, per prendere i fondi, queste cose qui, sì... faceva fare delle pratiche, queste cose qui, però non..."

Sost. Proc. Dott.ssa Viscomi – "Pratiche di che tipo?"

Mantella Andrea – "Per prendere "inappropriatamente" i fondi dello Stato, per dichiarate mille alberi di ulivi, per fare... raddrizzava... fate questa procedura, fate quell'altra...".

Tutto parte quindi dalla figura di Spasari e il suo comportamento viene definito "allarmante che egli intervenga in diversi settori della pubblica amministrazione, dimostrando la facilità ad infiltrarsi proprio in frangenti in cui la trasparenza dovrebbe essere massima. Si tratta proprio di quanto avvenuto con riferimento alla vicenda che ci occupa, atteso il suo intervento in favore dell'ex assessore Salerno, insieme a Ferrante, all'interno di un vivaio per costringere un direttore generale della Regione Calabria ad accondiscendere alle pretese del politico. Che un dipendente di Equitalia- scrive il gip- sia in condizioni di imporre la volontà di un assessore regionale, nei confronti di un alto dirigente è possibile solo in forza del potere criminale che egli, in quel contesto, è chiamato a rappresentare (e che egli sia fonte di rappresentanza di quel potere lo conferma la "supervisione" del Ferrante, ivi intervenuto per assicurarsi che l'intimidazione fosse effettivamente posta in essere e che la stessa andasse a buon fine)".

Negli stessi termini, risulterebbe emblematico il ruolo svolto daSpasari sia nell'assunzione di Damiano Zinnato cognato di Mancuso Luigi, che nella campagna elettorale attiva svolta per conto di Salerno Nazzareno. "L'esistenza di un legame fra Spasari e Salerno Nazzareno è chiaramente evincibile dalla esplicita raccolta di voti che il primo fa nei confronti del secondo. Vincenzo Spasari riconduce, inoltre, al Salerno l'assunzione del figlio Saverio Antonio presso la Fondazione Calabria Etica, dato rilevante nell'ottica della natura di do ut des che caratterizza i loro rapporti". La circostanza poi, che Spasari si sia prodigato per la campagna elettorale dell'ex assessore regionale "è segno- per il gip-di un interessamento che trascende la singola persona e va a favore della cosca. In tal senso sono riscontrate le dichiarazioni sia del Mantella che della Patania".

Così dirà Spasariintercettato:"È DA DUE ANNI CHE LAVORA LÀ DENTRO ... OK ... QUINDI MÒ SI PRESENTA NAZZARENO SALERNO ... O ENZO, DAMMI UNA MANO ... ED È GIUSTO CHE IO .... GLIELI DAVO ... MIO FIGLIO È DA DUE ANNI CHE È LÀ DENTRO CON LUI".

Per gli inquirenti questa è una chiara intercettazione che rappresenta il loro rapporto fatto di presunte connivenze e accordi.

"Un dato di fatto è che sotto l'assessorato di Nazzareno Salerno, in piena campagna elettorale- è riportato nell'inchiesta "Robin Hood" il dipartimento legato al suo ramo (diretto da Vincenzo Caserta di seguito alle vicende giudiziarie diCalvetta), avallò massive assunzioni presso la Fondazione" Calabria Etica", di cui era presidente Pasqualino Ruberto, soggetto con il quale il Salerno vanta relazioni politiche strettissime. Solo nell'ottobre 2014, a ridosso delle elezioni regionali, si arrivò a 251 assunzioni nell'ambito di appena 4 progetti, tutti attuati senza un preventivo impegno di spesa.Ed invero, risultava già allora lampante il fatto che questa proliferazione di assunzioni presso la FCE fosse esplosa a ridosso delle elezioni per il rinnovo degli organi di governo della Regione Calabria. Peraltro, le massive assunzioni ebbero luogo in un periodo in cui, proprio al fine di evitare clientelismo, vi era stato un indirizzo di Giunta del 14 novembre del 2014 che di fatto, in ragione delle imminenti consultazioni elettorali regionali, invitava i Dipartimenti nonché le società in house e le Fondazioni, per il tramite dei dipartimenti regionali vigilanti, a non dar seguito a conferimenti d'incarico. Sebbene il concetto di conferimento di incarico possa differire dal tipo di assunzione che avveniva sulla base dei progetti, la nota era importante in relazione allo scopo che si prefiggeva ed alla consapevolezza che stipulare contratti in piena campagna elettorale equivaleva a dare via libera ad uno scambio elettorale illegittimo". Ma entriamo nel "vivo" dell'accusa più grave, riguardante i presunti illeciti relativi ai fondi Comunitari. Salerno, in qualità di Assessore al Lavoro, alla Formazione Professionale, alla Famiglia ed alle Politiche Sociali della Regione Calabria, CASERTA, responsabile del progetto "Credito Sociale", come da nomina del Calvetta a seguito dell'intimidazione subita , e divenuto altresì medio tempore Direttore Generale Reggente del Dipartimento della Regione Calabria "Sviluppo Economico, Lavoro, Formazione e Politiche Sociali", approfittando del periodo di sospensione del CALVETTA medesimo, il RUBERTO, in qualità di Presidente della Fondazione Calabria Etica, ed il MARANO, socio e amministratore delegato della Cooperfin S.p.A., tutti e quattro intenzionalmente e in aperta violazione di legge -nonostante la palese difformità della natura del servizio affidato), rispetto alle prerogative statutarie della Fondazione Calabria Etica, Ente in house della Regione Calabria- si accordavano affinché: da una parte, il CASERTA, previa disponibilità ad accettare del RUBERTO adottasse unanota del 28 agosto 2014 con la quale affidava al predetto Ente in house la gestione del Fondo Credito Sociale -pure in presenza di Enti economici e finanziari della Regione Calabria, quale ad esempio "FINCALABRA", che ben avrebbero potuto, atteso il loro conforme oggetto sociale, provvedere alla medesima gestione del credito- e attestava falsamente che, "in considerazione della sua connotazione giuridico statutaria e della precipua attività istituzionale, coerente con l'intervento previsto nell'avviso", detta Fondazione era "soggetto qualificato, maggiormente rispondente alla scopo", "circostanza non corrispondente al vero", poiché- secondo il gip-il servizio affidato era viceversa del tutto estraneo ai fini istituzionali di Calabria Etica, trattandosi di un'operazione di ingegneria finanziaria -una forma di micro-credito- per la cui gestione era invece necessario possedere una serie di abilitazioni estraene all'ente. Ciascuno dei 4 indagati poi, avrebbero turbato la gara del 2014, indetta dalla stessa Fondazione Calabria Etica, per conto della Regione Calabria, in relazione alla selezione di un partner, sia di service finanziario connesso alla gestione del fondo a favore di coloro che versano in una situazione di temporanea difficoltà economica di cui al progetto "Credito Sociale", sia per il mantenimento dell'occupazione in Calabria sotto forma di finanziamento agevolato "incidendo così sulla predisposizione del contenuto del bando" e, in particolare, sulla formulazione di alcune clausole, "palesemente tese a scoraggiare la partecipazione di altri candidati, diversi dalla società CooperfinS.p.A".

Salerno infine, è accusato anche di "corruzione, aggravata, per un atto contrario ai doveri d'ufficio" in quanto avrebbe pattuito, accettato ed "effettivamente ricevuto" una somma di denaro pari ad almeno 230 mila e 739 euro da parte di Ortensio Marano (tramite la società Cooperfins.p.a. di cui il Marano è socio ed Amministratore Delegato) al fine di compiere atti (rientranti nella sua sfera di intervento) contrari al proprio ufficio, finalizzati a far ottenere alla società "Cooperfins.p."a. Nazareno avrebbe inoltre "simulato, unitamente al Marano, un contratto di prestito con la società Cooperfin di cui sottoscriveva un fittizio contratto e provvedeva a pagare (altrettanto fittiziamente) le prime rate".Secondo la Dda avrebbe ricevuto, parallelamente, dal Marano e, in particolare dalla società "M&M Management"2una somma addirittura superiore a quella già versata, così confermandosi la natura simulata dell'operazione". In realtà sarebbe stata un "mazzetta" in piena regola.