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“In rapporti con la ‘ndrangheta”: confiscati i beni di Dominique Suraci

suraci dominique500di Claudio Cordova - "Personaggio di elevato spessore criminale, vicino a diverse consorterie della malavita organizzata egemone a Reggio Calabria. Egli non si fa scrupoli di intessere relazioni con i De Stefano - Tegano, I Caridi - Borghetto - Zindato, i Labate e chiunque altro possa essergli di aiuto nella sua scalata al denaro e al potere politico. Si tratta di un personaggio reso ancor più pericoloso da quella che viene intesa come un'apparente rispettabilità, accompagnata da uno spiccato ingegno che gli ha consentito di porre in essere traffici imprenditoriali e speculazioni di notevole importanza, tanto da essere ritenuto per lungo tempo uno dei più brillanti imprenditori del panorama della Città di Reggio Calabria". E' il profilo che il Tribunale Misure di Prevenzione di Reggio Calabria traccia di Dominique Suraci, imprenditore-politico attualmente imputato per associazione mafiosa.

Viene il dubbio che il malore per il quale Suraci si è fatto ricoverare alcuni giorni fa a Pescara (motivo per il quale, l'ultima udienza del processo che lo vede alla sbarra è saltato) possa essere scaturito dalla confisca dei suoi beni disposta dalla Sezione Misure di Prevenzione, presieduta da Ornella Pastore. Un lungo elenco di beni sottratti a Suraci, perchè ritenuti provento di attività illecità, così come richiesto dal sostituto procuratore della Dda di Reggio Calabria, Stefano Musolino. Suraci peraltro viene sanzionato con la sorveglianza speciale per ben quattro anni: "Il dato caratterizzante degli affari di Suraci è che essi sono sempre accompagnati da elementi di illiceità che ne dimostrano l'elevato spessore criminale" scrive ancora il Tribunale. Motivazioni durissime quelle con cui il politico-imprenditore viene privato di gran parte dei propri beni: "La capacità di amministrare denaro e di crearlo dal nulla, anche mediante artifizi, ha reso, dunque, Suraci un elemento rispettato e utile anche per la criminalità organizzata, a cui non il proposto non lesina aiuto al fine di raggiungere i suoi scopi. Tale disponibilità non manca di essere ricambiata tramite l'appoggio elettorale dato dalle cosche al proposto nelle elezioni comunali del 2007, il tutto in un ottica di reciproco scambio".

Suraci, infatti, viene arrestato nell'ambito dell'operazione "Assenzio-Sistema" sia per la propria attività di imprenditore attivo nella grande distribuzione, sia per la propria attività politica in seno al Comune di Reggio Calabria con la maggioranza di centrodestra a sostegno di Peppe Scopelliti. Dall'ordinanza "Assenzio" emergono una serie di elementi relativi alle vicende del fallimento della VALLY CALABRIA S. r. l. società indirettamente riconducibile a Suraci dalla cui bancarotta egli avrebbe tratto enorme vantaggio. Nell'ordinanza "Sistema" vengono invece descritte in maniera dettagliata le infiltrazioni delle cosche De Stefano, Tegano e Crucitti nella gestione di attività economiche legate al settore della grande distribuzione alimentare quali la VALLY Srl e la SGS GROUP Srl, società facenti capo in maniera indiretta a Suraci, il quale si è avvantaggiato dei rapporti con la criminalità organizzata per influenzare e determinare l'esito delle consultazioni elettorali del Comune di Reggio Calabria dell'anno 2007 a proprio favore.

E il Tribunale Sezione Misure di Prevenzione si sofferma proprio sulla duplice veste di Dominique Suraci, definendolo "imprenditore avvezzo ad usare metodi spregiudicati e truffaldini, bada bene a non comparire in qualità di socio o amministratore delle società, tuttavia ampie acquisizioni probatorie, costituite dalle intercettazioni effettuate dagli organi di polizia giudiziaria, nonché dalla documentazione acquisita presso le società di leasing cui si è rivolta la SGS GROUP Srl per la stipula dei relativi contratti e dalle dichiarazioni di Emilio Panzeri (titolare della ITALFINANCE Srl, società di intermediazione che ha istruito le pratiche per la concessione di leasing per la SGS GROUP Srl) dimostrano come la SGS Group prima e la SALDO srl poi siano state imprese nella sua piena disponibilità". Attività che, secondo la magistratura, Suraci avrebbe portato avanti insieme al proprio socio, Giuseppe Crocè, anch'egli attivo nella grande distribuzione e coinvolto nel medesimo procedimento giudiziario: "Tramite operazioni di leasing finanziario snaturate e strumentalizzate, Suraci e Crocè, riuscivano a procurarsi liquidità indebite". A questo tipo di operazioni, il Tribunale dedica ampio spazio, prima di passare agli aspetti riguardanti la 'ndrangheta: "Oltre alle frodi fiscali , appaiono molto significative le condotte tenute dal proposto in occasione del fallimento della VALLY CALABRIA. Egli non solo non si è fatto scrupolo di svuotare l'azienda da ogni attività produttiva e bene di valore prima che ne venisse decretato il fallimento, in modo da lasciare insoddisfatta la massa dei debitori, ma non ha esitato a far ricadere la responsabilità delle proprie condotte su un soggetto terzo che nulla aveva a che fare con la vicenda in esame. Dall'esame delle prove documentali, poi confermate da quanto emerso dalle intercettazioni, Dominique Suraci non pare essersi mai fatto scrupolo nell'adottare comportamenti criminosi nella gestione delle proprie aziende, al fine di trame il massimo profitto a discapito di fornitori, dipendenti e sistema creditizio".

Ma, ovviamente, il clou del ragionamento arriva quando di mezzo entra la 'ndrangheta: "I rapporti di Dominique Suraci con gli esponenti della criminalità organizzata risalgono tempi remoti, risalenti quanto meno all'epoca in cui egli si affaccia al mercato ciella grande distribuzione alimentare diventando socio della VALLY CALABRIA" scrivono i giudici.

Le prove documentali su cui si basa il giudizio arrivano dalle dichiarazioni di collaboratori di giustizia, concordi nel ritenere Suraci un soggetto a disposizione dei clan, ma sono date anche dall'analisi delle imprese tornitrici dei supermercati gestiti SGS Group, imprese in molti casi legate alla cosca De Stefano - Tegano e in via residuale ad altre importanti consorterie mafiose.

Mezza 'ndrangheta avrebbe rifornito i supermercati di Suraci. E Crocè, che a Suraci subentrerà nella gestione dei supermercati, si sarebbe mosso perfettamente nel solco.

Da qui, deriverebbe quindi la necessità di cercare di eludere i controlli da parte degli inquirenti, intestando gran parte dei beni tra quelli confiscati alla compagna Saloua Senia: "La scelta effettuata da Suraci di non intestarsi nessuna delle proprie attività, inoltre, non può essere giustificata con non meglio comprovati problemi con il sistema creditizia, come da lui rappresentato, ma piuttosto alla consapevolezza da parte dello stesso delle plurime condotte delittuose tenute, non ultime gli stretti rapporti con soggetti appartenenti alla locale criminalità organizzata di cui aveva agevolato l'infiltrazione nel settore della grande distribuzione alimentare".

Anche le proprie attività aziendali sono ritenute da Suraaci un ottimo mezzo per ampliare

il proprio bacino elettorale. Ed è qui che entrano in ballo nelle carte i membri del "cerchio magico" di Suraci. L'ingegner Michelangelo Tibaldi, in primis, che avrebbe favorito una convenzione con la Multiservizi (la società mista del Comune in cui lo stesso Tibaldi aveva un ruolo) al fine di procurare un incremento di voti a Suraci. Ed esemplificativa è l'intercettazione dello stesso Suraci, il quale, parlando con l'altro amico di sempre, l'imprenditore Bartolo Bonavoglia (attivo nell'abbigliamento firmato) dell'apertura di un centro commerciale a Lazzaro si rallegrano delle assunzioni che potranno eseguire e che garantiranno ulteriori voti, sempre che si abbia l'accortezza di assumere esclusivamente persone residenti a Reggio Calabria. E certamente, per i giudici, i rapporti tra SURACI e la 'ndrangheta non sarebbero venuti meno se non fosse intervenuto l'arresto dell'uomo nell'ambito del procedimento "Sistema - Assenzio", considerato che egli aveva appena effettuato con la società IMMOBILIARE SAN GIORGIO un notevole investimento speculativo nella zona di San Giorgio Extra in Reggio Calabria. Si tratta di un immobile ove un tempo aveva sede la fabbrica di profumi Vilardi, posto in una zona strategica della città, e che, nelle intenzione dei partecipi all'investimento, avrebbe costituito quello che dallo stesso proposto viene definito "l'affare della vita". Dominique Suraci, per mezzo dei trust a lui riconducibile possiede, infatti il 78% della suddetta società sul terreno della quale sarebbe dovuto nascere un imponente centro commerciale con tutto il giro di affari, leciti e illeciti, che ne sarebbe potuto conseguire.

Altri tempi, per Dominique Suraci. Ora arriva la confisca di beni e la sorveglianza speciale per quattro anni. E il provvedimento redatto dal Tribunale Sezione Misure di Prevenzione potrebbe pesare come un macigno anche nel procedimento penale che vede il politico-imprenditore alla sbarra per 'ndrangheta. Un'ulteriore mazzata, che arriva quasi in contemporanea con le nuove dichiarazioni dei pentiti (De Rosa, Russo e Gennaro) che indicano in Suraci un imprenditore dei clan e che il pm Musolino vuole fare entrare nel processo "Assenzio-Sistema".

Ecco l'elenco dei beni sottoposti a confisca:

1. capitale sociale ed intero patrimonio aziendale della società FAST GROUP Srl

, con sede in Reggio Calabria alla Via Treviso Bassa nr. 10;

2. capitale sociale ed intero patrimonio aziendale della società SALDO Srl -

con sede in Reggio Calabria alla Via Treviso Bassa nr. 10;

3. 75% delle quote del capitale sociale ed relativa parte del patrimonio aziendale della

società FAST GAMES Srl con sede in Reggio Calabria al Viale della Libertà nr. 170 di proprietà della FAST GROUP Srl;

4. 55% delle quote capitale sociale e relativo patrimonio aziendale della società GE.SI.

GROUP Srl, con sede in Reggio Calabria alla Via Treviso Bassa nr. 10;

5. capitale sociale ed intero patrimonio aziendale della società S.G.I. HOLDING Srl

con sede in Milano alla Piazza Borromeo nr. 10;

6. capitale sociale ed intero patrimonio aziendale della società S.S. HOLDING Spa

con sede in Milano alla Via Soresina nr. 11;

7. 69% delle quote del capitale sociale e relativo patrimonio aziendale della società "Immobiliare San Giorgio"

8. quota di nominali € 5.000,00 intestata alla società SERVIZIO ITALIA SPA in forza di

mandato fiduciario conferitole da Suraci Domenico Giovanni, in relazione alla titolarità del 50% del capitale sociale della società SAT 9 Srl, con sede in Reggio Calabria alla Via Prulungamento Aschenez Traversa Amendola nr. 15;

9. Complesso dei beni e dei diritti in trust riferibili al Trust denominato SARAH

10. Complesso dei beni e dei dritti in trust riferibili al Trust denominato SARAH II

11. Complesso dei beni e dei dritti in trust riferibili al Trust denominato SARAH I

12. Complesso dei beni e dei dritti in trust riferibili al Trust denominato SIMONE -

13. Complesso dei beni e dei dritti in trust riferibili al Trust clenominato SIMONE I

14. appartamento sito in Reggio Calabria alla Via Santa Caterina nr. 8/D, posto al piano

terra di un maggior fabbricato a cinque piani f.t., censito presso il N.C.E.U. al foglio 41

part. 304 sub.6, intestato a SENIA Saloua;

15. area urbana della superficie catastale di mq. 381, posta al piano terra di un maggior

fabbricato sito in Reggio Calabria alla Via Santa Caterina nr. 138, censita presso il

N.C.E.U. al foglio 43 part. 525 sub. 18

16. appartamento della superficie catastale di mq. 191 posto al primo piano di un maggior

fabbricato sito in Reggio Calabria alla Via Santa Caterina nr. 138,

17. locale garage della superficie catastale di mq. 80 posto al piano seminterrato di un

maggior fabbricato sito in Reggio Calabria alla Via Santa Caterina m. 138

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