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“Giorgio De Stefano e Paolo Romeo sovraordinati alla ‘ndrangheta operativa”

romeopaolo 500di Claudio Cordova - I collaboratori di giustizia sono concordi nell'attribuire alla famiglia De Stefano l'ideazione e l'attuazione di una struttura, composta da soggetti che provenivano da ambiente prettamente mafioso e da altri che, fortemente estranei a esso, venivano considerati alla stregua di massoni, che doveva intessere rapporti con politici, pubblici funzionari, professionisti, imprenditori al fine di infiltrare gli enti pubblici ed impadronirsene, avvalendosi anche del consenso elettorale. Emblema di questa struttura – la "Santa" – sarebbe l'avvocato Paolo Romeo (nella foto).

Già condannato in via definitiva per concorso esterno in associazione mafiosa, ritenuto vicino ai gruppi della destra eversiva, considerato un esponente di spicco della massoneria deviata, Romeo è tornato nuovamente al centro della scena alcuni mesi fa con l'arresto nell'inchiesta "Fata Morgana", accusato di estorsione mafiosa e di violazione della Legge Anselmi, sulle associazioni segrete. Quella cupola segreta di cui sarebbe il capo promotore e con cui avrebbe controllato – in virtù della propria sterminata rete relazionale – la vita politica, economica e sociale di Reggio Calabria negli ultimi 15-20 anni. In quella rete, di tutto: politici, professionisti, imprenditori, ma anche il magistrato in pensione Giuseppe Tuccio, indagato a piede libero per associazione segreta.

Il Tribunale della Libertà ha depositato le motivazioni cui ha confermato l'ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa nei confronti di Romeo, successivamente colpito anche dall'inchiesta "Mammasantissima", con cui il sostituto procuratore della Dda di Reggio Calabria, Giuseppe Lombardo, è convinto di aver scoperchiato la cupola di cui Paolo Romeo e Giorgio De Stefano sarebbero stati i capi indiscussi, capaci di orientare, come abili burattinai, le marionette politiche che il Ros dei Carabinieri individua, tra gli altri, in Alberto Sarra e Antonio Caridi (entrambi attualmente detenuti) e nell'ex sindaco reggino ed ex presidente della Giunta Regionale, Giuseppe Scopelliti: "Giorgio De Stefano e Paolo Romeo sono da individuare, a tutti gli effetti, come esponenti di queste dinamiche riservate che dalla famiglia De Stefano traggono la loro origine e che mediante i due si attuano e sono attuali" scrive il Collegio presieduto da Natina Pratticò.

La cupola segreta della 'ndrangheta, così forte e influente da poter dialogare con le istituzioni, orientandone l'operato. A tessere strategie e rapporti, gli avvocati Giorgio De Stefano e Paolo Romeo, che la storia giudiziaria, ma anche le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia, tratteggiano come menti raffinate nell'ideazione delle trame che hanno permesso alla 'ndrangheta di conquistare la città: Gli avvocati Giorgio De Stefano e Paolo Romeo sono realmente sovraordinati rispetto alla 'ndrangheta operativa, con la quale interagiscono" è scritto nelle motivazioni con cui è stato confermato il carcere per Romeo, attualmente detenuto a Tolmezzo. I politici coinvolti (ma anche quelli fin qui scampati dalle manette) avrebbero rappresentato il grimaldello attraverso cui la cupola segreta avrebbe inglobato le istituzioni, per trarne immenso potere, ma anche per arricchirsi, grazie ai fiumi di denaro pubblico elargiti negli anni: "L'insorgere delle problematiche giudiziarie ha imposto loro, nell'intento di mantenere e, anzi, di rafforzare, tale ruolo di ricorrere a personaggi nuovi e puliti, ma disponibili ad operare nella direzione strategica individuata da De Stefano e da Romeo affinchè gli interessi della 'ndrangheta potessero trovare concretizzazione mediante una vera e propria infiltrazione degli enti di rango costituzionale, tanto locali che nazionali".

Dall'oscuro passato, fatto di complotti e progetti eversivi, Romeo e De Stefano sarebbero riemersi prepotentemente, ma rimanendo sotto traccia, almeno fino a qualche mese fa. I collaboratori di giustizia dagli anni '90 individuano in costoro le menti della famiglia De Stefano, in posizione, però, così strategicamente riservata che solo taluni riuscivano a cogliere le differenze rispetto a chi apparentemente comandava. Così, dunque, la cupola segreta della 'ndrangheta sarebbe divenuta ancor più potente dei grandi capimafia, nel frattempo finiti quasi tutti dietro le sbarre. Ma il sistema, retto da Romeo e De Stefano, si sarebbe autorigenerato, trovando, all'occorrenza, sempre nuove figure disposte a piegare la propria azione politica al volere della cupola: "Gli stessi sono riusciti nel corso degli anni a controllare l'esito di intere tornate elettorali e, dunque, le compagini politiche che erano destinate ad affermarsi".

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