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“Santi Zappalà pagò profumatamente i voti della ‘ndrangheta”

zappala santi arresto 500di Angela Panzera - "Santi Zappalà è un soggetto particolarmente spregiudicato, che ben conosce dinamiche e personaggi della criminalità organizzata operante sul territorio calabrese e che non si fa alcun problema ad andare a trattare personalmente con boss del calibro di Giuseppe Pelle, Francesco Barbaro, Giuseppe Greco o Rocco Gallico". Sono durissime le parole scritte in sentenza dal gup Adriana Trapani nei confronti dell'ex consigliere regionale condannato il 5 maggio scorso a quattro anni e tre mesi di carcere. Zappalà infatti, è stato ritenuto responsabile all'esito del primo grado, svoltosi con rito abbreviato, di aver pagato pacchetti di voti ai clan per ottenere l'elezione in seno a Palazzo Campanella nella tornata elettorale del 2010. Cinque anni invece, sono stati inflitti a Vincenzo Pesce e Domenico Arena mentre ammonta a 4 anni la condanna rimediata da Giuseppe Mesiani Mazzacuva e Antonio Pelle, classe 1986. Zappalà si candidò con il "Popolo delle libertà" e ottenne un importante successo nell'urna. Le successive indagini, svolte anche di pm antimafia Giovanni Musarò (adesso in forza alla Dda di Roma, ndr), Francesco Tedesco e Antonio De Bernardo, portarono a scoprire come lo stesso si fosse recato a casa del boss Giuseppe Pelle per chiedere il sostegno elettorale. Dapprima nei confronti di Zappalà fu mossa l'accusa di concorso esterno in associazione mafiosa, per poi essere derubricata in corruzione elettorale. Per queste condotte scattò l'operazione "Reale" che costarono all'ex sindaco di Bagnara la condanna a 2 anni e 8 mesi di detenzione all'esito dell'appello bis, recentemente annullata con rinvio, limitatamente all'aggravante mafiosa, dalla Corte di Cassazione che ha rispedito indietro gli atti per tutti gli imputati alla sbarra.

Secondo l'ultimo filone d'inchiesta, denominata "Reale 6" Zappalà invece, avrebbe promesso, in cambio di voti, una somma di 400 mila euro. Nel particolare, parte di tale somma, circa 100 mila euro, sarebbe stata versata alla cosca Pelle "Gambazza" tramite l'emissione di dieci assegni circolari dell'importo di 10 mila euro ciascuno, mentre gli altri 300 mila euro sarebbero stati versati per un importo di 200 mila euro alla cosca Pesce di Rosarno (con referenti Vincenzo Pesce e Domenico Arena), per un importo di 100 mila euro alla cosca Strangio di San Luca (con referente Francesco Strangio e con l'intermediazione dell'ex sindaco Sebastiano Giorgi). Com'è emerso nell'indagine, ci fu un incontro il 12 marzo 2010 ad Arangea, zona Sud di Reggio Calabria, al quale presero parte, oltre Mesiani Mazzacuva, anche Zappalà e gli esponenti della famiglia Pelle. Sarebbe stato Mesiani Mazzacuva a negoziare direttamente con l'ex consigliere regionale il pacchetto dei voti con la cosca di San Luca. Situazione diversa, invece, per quanto concerne lo scambio con la cosca Pesce. Qui ad entrare in scena è anche l'ex sindaco di San Luca. Secondo l'accusa Vincenzo Pesce e Domenico Arena sarebbero stati i referenti del clan di Rosarno, mentre Francesco Strangio avrebbe rivestito il ruolo di referente dell'omonimo clan di San Luca. L'ex sindaco Sebastiano Strangio sarebbe invece stato l'intermediario "anche in ragione del suolo ruolo politico", scriveva la Dda nell'avviso di conclusione indagine. Sebastiano Giorgi però ha scelto di essere giudicato attraverso il dibattimento ed è stato rinviato a giudizio insieme a Francesco Strangio, Giuseppe e Sebastiano Pelle.

" L'inchiesta dimostra- scrive il gup nelle motivazioni - attraverso una lettura complessiva delle risultanze in atti ( intercettazioni telefoniche, dichiarazioni di collaboratori e testimoni di giustizia, dichiarazioni rese da soggetti indagati in altri procedimenti), come in occasione delle elezioni regionali dell'anno 2010 il candidato Santi Zappalà chiese in modo scientifico l'appoggio non solo della cosca Pelle, ma di numerosi appartenenti all'organizzazione unitaria denominata 'ndrangheta e operanti nel territorio del suo collegio elettorale: si dimostrerà infatti, che lo Zappalà si rivolse ai Pelle di San Luca, ma anche ai Barbaro di Platì ai Commisso di Siderno , ai Gallico di Palmi e ai Bellocco-Cacciola di Rosarno; inoltre, per come riferito dal collaboratore di giustizia Rocco Varacalli, già in occasione delle consultazioni per il rinnovamento del consiglio provinciale di Reggio Calabria dell'anno 2007 lo Zappalà era appoggiato da elementi di vertice della 'ndrangheta operante a Natile di Careri(...) L'analisi delle emergenze in atti consente di affermare inoltre, che in occasione delle elezioni è assai diffusa la pratica di rivolgersi alla 'ndrangheta erogando somme di denaro in cambio della promessa di voti e che, da questo punto di vista Santi Zappalà era notoriamente un candidato disposto a pagare profumatamente il "pacchetto di voti" a disposizione dell'organizzazione mafiosa".

Soldi per voti e l'accordo andò in porto. "Il nucleo centrale dell'odierna attività investigativa- chiosa il gup- che dà conto dell'assoluta serietà e concretezza del patto di scambio politico-mafioso intercorso fra Santi Zappalà e la Famiglia Pelle- Gambazza ( in particolare con Giuseppe e Sebastiano Pelle, classe 1971, e del nipote Antonio Pelle, classe 1986), conclusosi mediante la fattiva intermediazione di Giuseppe Antonio Mesiani Mazzacuva, attraverso il quale avveniva il pagamento del compenso del "Pacchetto di voti" acquistati dallo Zappalà dai Pelle".

Figura cardine dell'indagine infatti è stata quella di Mesiani Mazzacuva che per il gup non ci sono dubbi: " è l'intermediatore che distribuisce le offerte del politico-imprenditore Zappalà per l'acquisto dei voti dalla mafia ( certamente comprovato per quella del mandamento Jonico), al punto di "spostare" una procedura lavorativa da Bianco ( in cui già forti sono altri candidati e zona le la quale quei "trenta" voti ottenibili sono stati recuperati mediante ricorso agli ordinari strumenti di clientelismo locale) a Bovalino, (sede dei Pelle-Gambazza, reale "authority" nella distribuzione dei voti sulla zona di Bovalino, comprensiva delle zone limitrofe San Luca, Benestare, i quali Pelle-Gambazza per "avidità" escludono dal patto corruttivo, con indicazione recepita dallo Zappalà, i cugini figli di Sebastiano Pelle, classe 1954. Il tutto si conclude con una pioggia di euro pervenuta in San Luca il 26 marzo 2010 ( data coincidente con la datio intercorsa fra Zappalà e Mesiani Mazzacuva, che non trova giustificazioni nell'apparente contratto di mutuo precostituito in via posticcia per depistare le indagini ormai note agli investigati), che impone l'invio di "macchine" verso i paesi limitrofi per esercitare il controllo sul voto nelle urne appena in tempo per l'inizio delle operazioni elettorali per il rinnovo del consiglio regionale del 28 e 29 marzo del 2010. L'affermazione di Santi Zappalà è eccezionale".

Il "successo" di Zappalà però durerà poco: il 21 dicembre del 2010 verrà arrestato dal Ros dei Carabinieri.

In definitiva per il gup l'inchiesta "Reale sei" è più che solida: " vi è quanto basta per ritenere- conclude il giudice Trapani- ampiamente avallato il quadro indiziario proposto dall'accusa, con riferimento al patto corruttivo di acquisto di voti procurati dal clan mafioso, che si conclude nel marzo 2010, ed all'esigenza di ripagare tale sforzo con la somma contanti pari ad euro 100 mila destinata al solo clan Pelle-Gambazza, per mezzo del suo intermediario Giuseppe Mesiani Mazzacuva".

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L'operazione "Reale 6": http://ildispaccio.it/reggio-calabria/73758-operazione-reale-6-zappala-e-i-soldi-ai-pelle-per-avere-appoggio-elettorale

I soggetti coinvolti: http://ildispaccio.it/reggio-calabria/73744-voto-di-scambio-tra-ex-consigliere-regionale-zappala-e-i-pelle-ecco-i-nomi-degli-arrestati

La condanna su Zappalà: http://ildispaccio.it/reggio-calabria/108065-voto-di-scambio-politico-mafioso-santi-zappala-condannato-a-4-anni-e-3-mesi

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