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“Avvocati Romeo e Marra centro di potere massonico grazie a relazione con clan”

romeopaolo antoniomarra 500di Angela Panzera - Durante l'udienza dinnanzi ai giudici del Tribunale della Libertà, l'avvocato Marra ha tentato di difendersi in tutti i modi. In una lunga serie di dichiarazioni spontanee al Collegio presieduto da Filippo Leonardo con a latere Maria Cecilia Vitolla e Angela Giunta, relatrice del procedimento, ha più volte rigettato le accuse. Le accuse che lo hanno portato in carcere nell'ambito dell'operazione "Fata Morgana". Ha ribadito infatti che "da tre anni ormai si è spostato a vivere a Vulcano, avendo limitato l'esercizio della professione forense nel territorio di Reggio Calabria all'esaurimento di alcuni procedimenti ancora pendenti e che le sue presenze pertanto si sono limitate alle occasioni in cui deve presenziare a questi procedimenti". Ma non solo. Marra ha riferito che la creazione del Circolo Posidonia, per l'accusa la base operativa della super associazione segreta, è da ricercarsi "nell'esigenza sua e di Paolo Romeo- con il quale sostiene di aver instaurato un legale alla comune passione per la pesca- per ricordare un amico comune improvvisamente deceduto, tale Ciccio Chirico". Sarebbero quindi "solo due amici di mezza età che si dilettavano a pescare. Un'immagine bucolica quanto ironica questa fornita dall'avvocato Marra durante le sue dichiarazioni spontanee considerato che per il pm antimafia Stefano Musolino, e per i giudici del Riesame che hanno confermato l'ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal gip distrettuale nel maggio scorso, sia Marra che Romeo non sono per nulla due anziani pescatori bensì sarebbero inseriti a pieno titolo in un'associazione segreta che dietro strutture associative apparentemente "pulite" invece, avrebbero perseguito i loro scopi, scopi illeciti.

E sul punto il Tdl sposa in pieno l'impianto accusatorio. Emblematico infatti sarebbe la loro "partecipazione" all'affaire della Perla dello Stretto, il noto centro commerciale di Villa San Giovanni a due passi dai traghetti per la Sicilia. Il ruolo presumibilmente svolto dal legale Marra è gioco-forza riconducibile al presunto interesse di Romeo. L'ex condannato per concorso esterno in associazione mafiosa, ritenuto la longa manus della 'ndnrgheta in rapporto con massoneria e Istituzioni, avrebbe infatti risolto, da influente uomo sul territorio, la contesa tra gli imprenditori Emilio Frascati e Giuseppe Chirico, garantendo a quest'ultimo di acquisire il punto vendita "food" dentro la Perla dello Stretto. Il ruolo dell'avvocato Paolo Romeo però, non si sarebbe esaurito qui. La sua attività sarebbe proseguita sino a farlo assurgere a vero e proprio regista occulto di ogni dinamica interna a quel centro commerciale. Così facendo, Romeo sarebbe divenuto il garante degli interessi della ndrangheta in quella struttura, perpetuando e garantendo così i più risalenti interessi delle cosche riferibili all'area destefaniana, in perfetta continuità con la matrice genetica, imposta al centro commerciale dai massimi referenti di quella cosca: Giuseppe e Giovanni De Stefano.

"Nella presente indagine,- scrive il Riesame- in perfetta sintonia con l' esigenza di controllo del mercato, tramite imprenditori fidelizzati al sistema di potere 'ndranghetistico, i due citati imprenditori indagati sviluppavano le loro strategie: il Frascati, attraverso la-creazione di una grande piattaforma di distribuzione alimentare, per "localizzare" le principali forniture all'ingrosso ( e a tale scopo creava un'alleanza con il Noto, affinché quest'ultimo- che pure era titolare di una grande piattaforma commerciale fella Calabria- si rifornisse si rifornisse al dal centro di distribuzione creato dall'indagato) il Churi, acquisendo il punto food della Perla dello Stretto, anche al fine di evitare un'espansione commerciale eccessiva del Noto che avrebbe consentito a quest'ultimo di essere egemone in città (...)Ma se entrambi gli imprenditori Frascati e Chirico, per come ampiamente evidenziato nell'impugnata ordinanza custoditale alla luce anche delle convergenti dichiarazioni dei collaboratori di giustizia, sono espressione della 'ndrangheta, se ne deve dedurre come anche questo argomento di prova converga nel descrivere il Romeo e Marra quali componenti di una struttura associativa occulta in grado di influenzare non solo le dinamiche criminali, ma di garantire gli equilibri del mercato locale della grande distribuzione alimentare, conteso da singoli esponenti dell'associazione criminale di tipo mafioso".

Sui rapporti con Frascati, l'avvocato Marra- sempre durante le sue dichiarazioni spontanee- ha dichiarato che i "rapporto con Frastati si erano, di fatto, interrotti nel 1995 e he, mentre costui si era arricchito con la propria attività imprenditoriale, dopo una decennale collaborazione, non ne aveva tratto alcun beneficio e che non aveva avuto, in sostanza alcun ruolo nella vicenda dei patti fra Chirico e Frascati ( funzionali, secondo la ricostruzione accusatoria, al raggiungimento degli opportuni equilibri di 'ndrangheta nel settore della grande distribuzione alimentare), avendo semplicemente appreso delle problematiche esistenti fra Frascati e Chirico e non essendosi comunque speso nel senso prospettato nell'ordinanza custodiale".

Per la Dda reggina e per il Collegio giudicante Marra, insieme a Romeo, si sarebbe speso eccome.

" Le risultanze investigative hanno, dunque, evidenziato come il contrapposto "schieramento" dei due professionisti, Marra e Romeo, non abbia incrinato, minimamente i loro rapporti ma, diversamente, ne abbia palesato tutta la loro solidità esaltando anche le grandi doti da abili moderatori di ciascuno di loro, entrambi impegnati nella ricerca di una soluzione comune in grado di garantire comunque gli interessi dei due imprenditori. Allo stesso tempo, non può essere sottolineato come i due avvocati si esprimano e agiscano, inequivocabilmente, in rappresentanza del Chirico e del Frascati, pur non avendo alcun legame professionale con loro, circostanza questa che non spiegherebbe il motivo per cui i due legali si siano tanto prodigati in tale complessa opera di mediazione. Eppure risulta evidente come entrambi, sia pur privi di alcun ruolo ufficiale, si siano attivati sinergicamente per dipanare il difficile groviglio causato dai contrastanti interessi commerciali dei due imprenditori di riferimento senza, peraltro, alcun manifesto tornaconto economico di natura personale. Proprio quest'ultimo aspetto- chiosa il Riesame- ha contribuito a dare la giusta interpretazione alla loro azione, decisa e determinante ma, al tempo stesso, del tutto occulta che, non trovando alcuna plausibile, giustificazione in particolari rapporti di cointeressenza economica, può essere spiegata solo con un collegamento dei citati professionisti ad ambienti criminali di un certo spessore, divenendo evidentemente essi stessi veri e propri elementi di compensazione a garzaia degli equilibri economici sul territorio". Per il Riesame infatti i due avvocati Marra e Romeo sono senza alcun dubbio " i promotori e dirigenti di un'associazione massonica segreta collegata con l 'ndrangheta, la ragione fondante del loro intervento nelle vicende in questione e soprattutto , dell'autorevolezza grazie alla quale sovrintendono agli interessi di imprenditori espressi ne della porzione dell'associazione criminale, dedita all'infiltrazione nell'economia.

Due nomi una garanzia, quella della 'ndrangheta insomma.

Anche se durante le sue dichiarazioni Antonio Marra ha tentato di sminuire il suo rapporto con Paolo Romeo per l'Antimafia sarebbe un vero e proprio storico sodale e ciò emergerebbe da una corposa serie di intercettazioni telefoniche che anno fatto scattare nei loro confronti un decreto di fermo. Per l'accusa infatti Marra sarebbe un "componente di logge massoniche, consigliere dello stesso Romeo, concorrente del Romeo e degli altri sodali, nella turbativa d'asta funzionale al migliore equilibrio degli interessi degli imprenditori espressione della ndrangheta, all'esito della decozione della GDM e dei sequestri delle imprese coinvolte". I due infatti sarebbero a capo di questa loggia massonica segreta che per anni avrebbe tenuto a becchetta professionisti e politici di tutti i colori politici e di tutti gli Enti nessuno esente: Regione, Provincia e Comune passando naturalmente per la città metropolitana.

Sull'appartenenza di Marra alla loggia massonica che avrebbe agevolato la 'ndrangheta reggina il Riesame è lapidario: " le indagini hanno in primo luogo dimostrato che l'associazione segreta ha operato attraverso lo schermo del circolo Pescatori Posidonia Asd, centro operativo e "fisica" espressione del programma delittuoso della stessa, entità palesa strumentale dell'operatività di quella occulta. Il circolo si identifica nella persona di Paolo Romeo, vero dominus e reale ideatore e coordinatore dell'attività associativa. Nucleo soggettivo dell'associazione e gruppo "primitivo" dei soggetti storicamente fedeli al Romeo è costituito dagli indagati Natale Saraceno, Antonio Idone, Antonio Marra e Aldo Inuso, pronti ad operare seguendone le direttive funzionali alla conservazione del baricentrico equilibrio del singolo e, per il suo tramite dell'associazione segreta(...) Marra e Romeo rappresentano un affermato centro di potere sociale, grazie alla relazione privilegiata e funzionale degli stessi con la ''ndrangheta (di cui la vicenda Perla dello stretto costituisce la presentazione plastica più pregnante), ed alla straordinaria relazionale degli stessi sapientemente intessuta con la politica e la dirigenza amministrativa".

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