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La massoneria insinuata nella Pubblica Amministrazione di Reggio Calabria

massoneriabis 500di Claudio Cordova - "Un'associazione segreta, ai sensi della cosiddetta Legge Anselmi, che vede costoro (Paolo Romeo, Antonio Marra e altri, ndr) adoperarsi con chiare finalità di turbativa degli assetti istituzionali". Anche il Tribunale della Libertà ne è convinto: da tempo, tanto, troppo, tempo, le sorti di Reggio Calabria sarebbero governate da un'associazione segreta - di chiara matrice massonica e in contatto con la 'ndrangheta – capace di condizionare gli assetti politici, economici e sociali della città. E' un primo, importante, esame superato per la Dda di Reggio Calabria, retta da Federico Cafiero De Raho, che negli ultimi mesi ha alzato il tiro sui livelli più alti della 'ndrangheta e sulle sue cointeressenze istituzionali.

Il Tribunale della Libertà di Reggio Calabria, presieduto da Filippo Leonardo, ha infatti confermato l'impianto accusatorio dell'inchiesta "Fata Morgana", che ha portato in carcere, tra gli altri, proprio gli avvocati Paolo Romeo e Antonio Marra: "È agevole intendere come sia proprio l'esercizio del potere derivante dal ruolo sovraordinato dei due avvocati quali promotori e dirigenti di un'associazione massonica segreta collegata con la 'ndrangheta , la ragione fondante del loro intervento nelle vicende in questione e , soprattutto, dell'autorevolezza grazie alla quale sovrintendono agli interessi di imprenditori schietta espressione della porzione dell'associazione criminale, dedita all'infiltrazione nell'economia" è scritto nelle motivazioni.

Ruolo centrale, ovviamente, quello di Paolo Romeo. Per il legale, già condannato definitivamente per concorso esterno in associazione mafiosa e considerato il trait d'union tra l'ala militare della 'ndrangheta e gli ambienti occulti di massoneria e servizi segreti, l'inchiesta "Fata Morgana" sarà solo l'inizio dei (nuovi) guai. Dopo l'arresto di maggio, Romeo sarà anche coinvolto, ad agosto, nell'inchiesta "Mammasantissima", con cui la Dda è convinta di aver scoperchiato la cupola segreta della 'ndrangheta e scoperto i suoi referenti politici, tra cui Antonio Caridi e Alberto Sarra. Un "regista occulto, abile tessitore di relazioni, compositore di appena accennati contrasti e manovratore di plurimi interessi" viene definito nelle carte giudiziarie l'avvocato Paolo Romeo.

Saranno, molto tempo fa, già i collaboratori di giustizia Giacomo Lauro e Filippo Barreca a indicarlo come uomo forte della massoneria deviata esistente a Reggio Calabria già dagli anni '70 e in contatto con l'eversione nera e, in particolare, con quel Franco Freda di cui Romeo curerà la latitanza. Ma il potere dell'avvocato supera diversi lustri e arriva fino all'attualità. Scrive il Tdl: "Del tutto condivisibilmente il Gip rileva che si tratta di un'associazione, nell'ambito della quale metodo e fini propri si intrecciano, in un osmotico rapporto, con gli interessi economici e strategici della 'ndrangheta, perseguiti attraverso modalità di "pressione occulta", in grado di realizzare un'efficace interferenza sulle attività di organi costituzionali ed enti locali. Il livello e l'importanza degli interlocutori istituzionali e le finalità della costituita associazione rendono inadeguati i rozzi metodi di intimidazione, facilmente decodificabili e come tali ostensibili alle forze dell'ordine da parte di chiunque li subisca e ne percepisca l'illiceità".

Insomma, come sempre più spesso testimoniato dalle indagini, la 'ndrangheta diventa silente, la violenza fisica e muscolare è solo l'extrema ratio. Assai più preferibile inglobare l'intero sistema ed escludere in maniera subdola e sottile chi se ne discosta: "Il complesso degli elementi indiziari – è scritto negli atti giudiziari – restituisce l'immagine di un sistema apparentemente trasparente, nel quale "tutto torna", poiché la stessa Pubblica Amministrazione, deputata in autotutela al controllo della correttezza dell'agire amministrativo, è naturalmente condotta a talune determinazioni che talvolta assumono addirittura la vestigia della promozione del territorio e della massima espressione di "buona amministrazione". In tale prospettiva, ogni "suggerimento", ogni promozione, qualsiasi sollecitazione viene suggerita e mai imposta ai gangli decisionali e operativi delle singole istituzioni, con modalità, tuttavia, che nulla hanno a che fare con l'influenza e/o pressione esterna (agibile dal singolo, allorchè illecitamente), ma che provengono ab interno, quasi in una sorta di immedesimazione organica tra l'associazione (e i suoi fini) e i singoli funzionari". Il riferimento, chiaro, è all'ormai famosissimo Circolo Posidonia, la realtà che avrebbe permesso a Paolo Romeo di tessere i propri rapporti, sebbene avesse alcun ruolo formale all'interno di esso: "L'associazione, facendosi apparente latrice di elevati interessi pubblici, promossi e perseguiti attraverso le occulte pressioni esercitate sull'Amministrazione e i suoi organi, si insinua – interferendo talvolta sulla stessa genesi delle scelte (si pensi, ad esempio, alla vicenda dell'area metropolitana dello Stretto) – nell'alveo istituzionale alterandone gli equilibri e le stesse modalità procedurali".

Sarebbero proprio Paolo Romeo e Antonio Marra ad ammettere, nelle conversazioni intercettate, la propria comune appartenenza alla massoneria. Un'associazione segreta di cui avrebbero fatto parte, tra gli altri, anche l'ex assessore comunale Amedeo Canale e, soprattutto, il magistrato in pensione Giuseppe Tuccio, che si affiderà proprio a Paolo Romeo per una questione riguardante un suo libro che la Provincia avrebbe dovuto finanziare. Insomma, il Tdl non dà affatto peso alle argomentazioni della difesa di Romeo, che aveva sostenuto come i diversi riferimenti alla massoneria fatti dall'indagato nelle conversazioni intercettate fossero innocenti passaggi scherzosi. E questo alla luce non solo delle captazioni, ma anche delle dichiarazioni fornite dai collaboratori di giustizia, oltre a Lauro e Barreca, anche Nino Lo Giudice e Cosimo Virgiglio: "I dati indiziari – spiega il Tdl – devono essere valutati non in maniera atomistica ma complessivamente alla luce dell'intero compendio investigativo in atti, che lumeggia in maniera incontrovertibile l'esistenza di veri e propri rapporti di "fratellanza" ed intima solidarietà tra l'avvocato Romeo e i suoi sodali, tipici della massoneria ed invero difficilmente riscontrabili nelle pur esistenti diverse relazioni intrattenute dall'indagato".

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Il libro di Tuccio: http://ildispaccio.it/dossier/109002-tuccio-e-romeo-nella-stessa-associazione-segreta-intercettazioni-e-favori

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