Dossier
 

Il figlio del boss Iamonte tra stupri e trans

iamonte giovannidi Angela Panzera - Si sentiva forte perché suo padre è Remingo Iamonte mentre il nonno è il mammasantissima Natale che a Melito Porto Salvo vogliono dire una cosa sola: 'ndrangheta. Si sentiva intoccabile per via del suo cognome, ma oggi Giovanni Iamonte è finito in galera, esattamente dove si trova suo padre e dove per molto tempo c'è stato suo nonno quasi fino alla morte, con accuse gravissime: violenza sessuale di gruppo, detenzione di materiale pedopornografico, lesioni, violenza privata e atti persecutori, perpetrate ai danni di una ragazzina di 13 anni. È nelle oltre 100 pagine dell'ordinanza di custodia cautelare emessa oggi dal gip Barbara Bennato, su richiesta del procuratore aggiunto Gaetano Paci e dei pm Massimo Baraldo e Francesco Ponzetta, che emergono i dettagli di questa inquietante e force vicenda che ha visto per quasi due anni una giovanissima finire in balia di un "gruppo di balordi", come li definisce lo stesso gip che oggi ha ordinato ai Carabinieri reggini il loro arresto. Oltre a lui sono finiti in manette, Davide Schimizzi, classe 1994, Antonio Verduci, classe 1994, Pasquale Principato, classe 1994, Lorenzo Tripodi, classe 1995, Daniele Benedetto, classe 1995, Michele Nucera, classe 1994,tutti originari di Melito Porto salvo mentre per Mario Domenico Pitasi, classe 1992, è stato emesso l' obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria in quanto è l'unico accusato "solo" di favoreggiamento personale.
Ma cosa penserebbero gli uomini del clan se sapessero di tutti i suoi gusti sessuali? Cosa penserebbe la cosca Iamonte si sapessero che il "rampollo" di casa, mai toccato da vicende riguardanti l'accusa di associazione mafiosa- è bene sottolinearlo-, oltre a essere accusato di un reato così infamante come è la violenza sessuale perpetrata nei confronti di una ragazzina di soli 13 anni, aveva interesse anche per i rapporti promiscui e i rapporti sessuali con transessuali?
Lungi da effettuare commenti etico-morali, ognuno nella piena consapevolezza di sé e del proprio corpo può fare, e deve fare, quello che vuole. È lo stesso gip Bennato a sottolinearlo, ma il commento è d'obbligo. Si sentono tanto uomini d'onore, machi del quartierino, ma anche i figli dei boss non esitano ad intrattenere rapporti promiscui non solo con donne, ma anche con uomini e con transessuali. Fanno tanto gli uomini "che non devono chiedere mai", per recitare il famoso spot anni '80 di un famoso profumo, ma alla fine anche tra i figli dei capomafia c'è chi asseconda le proprie voglie sessuali e le prurigini momentanee, il tutto contornato da una bella dose di ipocrisia mafiosa e malavitosa.

Giovanni Iamonte infatti, è ritenuto dalla Procura reggina uno degli aguzzini della giovane. La ragazza si "fidava" di lui; erano parenti alla lontana per via del padre e lo conosceva da anni. Non sa che anche lui diventerà uno del branco che abuserà di lei. Davanti al padre della ragazza però, negherà tutto: " leone con pecora, e pecora con leone", recita un detto calabrese. Al genitore della giovane dirà " di non averla mai toccata", mentirà. I Carabinieri di Melito Porto Salvo non solo hanno in mano le dichiarazioni sofferte della ragazza che lo indicherà fra i suoi stupratori a partire dal febbraio 2014, ma hanno anche i loro contatti telematici e i riscontri delle celle telefoniche che in alcuni giorni li "agganciano" negli stessi luoghi, i luoghi delle violenze sessuali che lui e il gruppo senza alcuno scrupolo hanno perpetrato per mesi. Iamonte infatti, avrebbe più volte messo a disposizione delle abitazioni a lui riconducibili e inoltre, minacciava la giovane non solo di andare a raccontare tutto in paese e ai suoi genitori, ma anche paventava l'ipotesi di possibili conseguenze e ritorsioni nei suoi confronti e in quelli della sua famiglia per via del suo cognome e della conseguente egemonia criminale che esercitava nell'area grecanica.

È nei capitoli relativi ai gravi indizi di colpevolezza e alle esigenze cautelari che il gip Bennato descrive la sua personalità. " Il ruolo di Iamonte- è scritto nell'ordinanza- è poi aggravato dal fatto che, dal febbraio 2014, da quando lo stesso è subentrato nella vicenda, gli incontri erano stati da lui organizzati presso le sue abitazioni. Appare pertanto indubbio che Iamonte, per la sua posizione derivante dall'appartenenza al casato mafioso, per l'età, maggiore rispetto agli altri "adulti" e per l'operatività messa a disposizione delle sue abitazioni, abbia rivestito un ruolo di organizzatori degli incontri. Infine, come agevolmente evincibile dalle dichiarazioni e dagli appunti scritta dalla minore, gli abusi erano proseguiti sino alla primavera del 2015 e, pur avendo la dichiarante ricordato soltanto alcuni di essi- per invasività e ferocia rimasti indelebilmente impressi, più degli altri, nella memoria ( per modalità, partecipazione a sorpresa di nuovi personaggi, etc) – è ragionevole ritenere che i rapporti sessuali sotto costrizione fossero stati maggiori, in numero, di quelli riferiti. Iamonte inoltre, come evidenziato dalla minore e riscontrato dai Carabinieri, è soggetto che, verosimilmente per eludere controlli, utilizza sempre autovetture diverse intestate anche ad a terzi, il che dimostra, in generale, un maggior spessore criminale. Altro elemento che deve essere valorizzato ai fini di inquadrare la personalità di Iamonte è il fatto che lo stesso è un lontano parente della minore e che, nonostante ciò non avesse mostrato alcuna remora nel violentarla, così mostrando una maggiore pericolosità sociale. La stessa minore ha raccontato di conoscerlo bene sin da quando era bambina".

Col padre della ragazzina aveva quindi negato di aver abusato di lei, ma il genitore aveva visto con i suoi occhi alcuni sms ed in particolare uno in cui Giovanni Iamonte, quando la giovane aveva deciso di interrompere i rapporti, avrebbe scritto "va e ammazzati". Sempre un signore.
" Ancora – scrive sempre il gip- nel corso dell'attività di intercettazione svolta, sono state monitorate alcune conversazioni telefoniche sull'utenza in uso all'indagato, l'analisi delle quali fornisce ulteriori importanti elementi, utili per meglio descrivere e lumeggiarne la personalità è il caso, ad esempio, della conversazione monitorata alle 20.18 dell'undici gennaio 2016 intercorsa fra l'indagato e una giovane donna, nel corso della Giovanni aveva proposto più volte all'interlocutrice un menage a trois con la partecipazione del marito di costei, dal tenore si comprende che gli incontri avvenissero con una certa frequenza. Successivamente, nella tarda serata del medesimo giorno, Iamonte- che probabilmente aveva deciso di ripiegare sul sesso a pagamento aveva contattato un utenza telefonica in uso ad un transessuale, noto negli ambienti co i nomi d'arte di Omissis che esercitava attività nel centro di Reggio Calabria. In un'altra conversazione, monitorata alle successive ore 23.13, il giovane aveva contattato un'utenza telefonica anche questa in uso ad un altro transessuale, noto con il nome di "Omissis per comunicargli di essere arrivato nelle vicinanze della sua abitazione, nella quale era entrato e dove- appare ragionevole sostenere- aveva consumato un rapporto sessuale. E ancora il 21 gennaio del 2016, nel corso di un'altra conversazione telefonica, lo Iamonte aveva cercato di organizzare con una donna un incontro a quattro.
Lungi da qualsivoglia- scrive il giudice- giudizio di ordine etico-morale sulle abitudini sessuali dell'indagato, tali circostanze denotano senz'altro una particolare predilezione dello Iamonte per il sesso di gruppo- modalità analoga a quella tristemente sperimentata con la minore- e comunque documentano l'esigenza impellente dell'indagato di soddisfare la propria concupiscenza, ricercando frequentemente rapporti sessuali. Tanto legittima l'illazione che costui (anche) per soddisfare i suoi appetiti, possa in futura, se lasciato in libertà, facilmente reiterare reati della stessa specie di quelli per i quali si procede anche in danno di persone minori. Non va trascurato, sul piano cautelare, il pericolo cui sarebbero esposte le potenziali vittime di contagio di mattie sessualmente trasmissibili, posto che- per quanto emerso dalle informazioni rilasciate dal genitore della vittima- i rapporti sessuali cui la minore era stata sottoposta si erano consumati sena alcuna forma di protezione".

Stando a quanto riportato dall'inchiesta "Ricatto", Giovanni Iamonte sarebbe quindi uno spietato aguzzino che per tempo ha abusato di una ragazzina indifesa e ha esercitato su di lei e sulla sua famiglia una forte paura per via della sua appartenenza ad una famiglia mafiosa e quando la giovane non era "disponibile" per soddisfare la sua brama sessuale non esitava a contattare a destra e manca donne per orge e transessuali vari. Un vero "macho" insomma, il figlio di un boss, col vizietto, naturalmente con la cornice dell'autorevolezza mafiosa e ipocrita del clan.