Dossier
 

Vito Ciancimino sapeva che la forza della ‘ndrangheta era la massoneria

cianciminovito 500di Claudio Cordova - Un legame indissolubile tra 'ndrangheta e Cosa Nostra, all'ombra della massoneria. Nelle carte dell'inchiesta "Mammasantissima" c'è anche questo.L'inchiesta, infatti, ha scoperchiato l'esistenza di una cupola segreta della 'ndrangheta, di cui avrebbero fatto parte, con ruolo di vertice, gli avvocati Paolo Romeo e Giorgio De Stefano.

Nell'inchiesta, però, c'è anche una ricostruzione storica dei rapporti tra criminalità organizzata calabrese e massoneria e mondi occulti. Ci sono, soprattutto, le dichiarazioni di diversi collaboratori di giustizia siciliani, che testimoniano il rapporto sinallagmatico tra le due organizzazioni criminali. Un legame che sarebbe stato noto ai più forti boss della mafia siciliana degli scorsi anni, ma anche a soggetti come che hanno fatto la (triste) storia della Sicilia e dell'Italia, come Vito Ciancimino. Sul punto i pentiti sono concordi. In primis il collaboratore di giustizia Gioacchino Pennino, che, per il suo ruolo di esponente di vertice di Cosa Nostra e di appartenente alla massoneria, è risultato fin da subito soggetto potenzialmente in grado di riferire in ordine a tali correlazioni e, dunque, di darne, o meno, conferma.

Pennino, laureato, è considerato un fondamentale elemento di congiunzione tra gli ambienti mafiosi e quelli istituzionali e massonici. I giudici paragonano il suo patrimonio conoscitivo a quello di Tommaso Buscetta. Pennino, sentito in data 25 febbraio 2014, ha reso dichiarazioni che, avendo egli riferito fatti cui ha preso parte in prima persona, si rivelano di indubbia attendibilità e che chiariscono in maniera più netta le cointeressenze mafia siciliana – 'ndrangheta – servizi segreti deviati che si vanno profilando quale ulteriore step dell'agire riservato delle organizzazioni mafiose, e, in particolare, di quella calabrese. Pennino, dunque, nel mostrare di aver perfetta cognizione delle vicende calabresi, riferiva

"...omissis...

ADR: Ho personalmente conosciuto Rocco e Domenico "Mimmo" Musolino. Si tratta di una conoscenza che è maturata nel corso degli anni 80'. Devo rappresentare che sia io che mio fratello buonanima Aldo – deceduto pochi giorni or sono – eravamo appassionati di tiro al volo. Per tale ragione frequentavamo, fra gli altri, anche lo "stand" di Gambarie, frazione di S.Stefano d'Aspromonte. Questo stand – cioè il campo di tiro – era gestito da Mimmo Musolino, fratello più giovane di Rocco. Tramite Mimmo conoscemmo Rocco. Rocco Musolino era persona che era circondata da una vera e propria venerazione, un rispetto enorme, non solo da parte del fratello e dei familiari (era sicuramente persona che ricopriva il ruolo di vero e proprio capofamiglia) ma anche da parte di tutti coloro che frequentavano Gambarie. Da questi comportamenti capivo, comprendevo, che Rocco Musolino era un uomo d'onore della 'ndrangheta calabrese. Ho poi avuto modo di frequentare Rocco Musolino in quanto, ad esempio, insieme al predetto, al fratello, al mio amico defunto Antonino Schifaudo, ex funzionario regionale a Palermo nonché massone, a mio fratello ed altri facemmo anche, sul finire degli anni 80' un viaggio negli Usa, andando a NY e Las Vegas. Si trattava di un viaggio di piacere.

ADR: Non sono a conoscenza - anche se non posso escluderlo - del fatto che il Musolino Rocco sia massone.

... omissis ...

Tuttavia, come ebbi già a riferire a suo tempo, mi risulta, per averlo appreso da tale Martorano (si tratta di un imprenditore calabrese), che il Musolino Rocco unitamente all'On Misasi, uomo politico corpulento calabrese, il dott. Donnici, pure lui politico calabrese, ed altri ancora, faceva parte di un comitato d'affariche era pienamente attivo in Calabria e che ricomprendeva come mi pare volesse fare intendere il Martorano, 'ndrangheta, massoneria e politica.

ADR: Martorano o Marturano lo conobbi in quanto frequentatore del tiro al volo di Gambarie. In effetti il Martorano intendeva chiedermi una raccomandazione presso un mio conoscente, tale Alfredo Li Vecchi, professore universitario di estrazione DC. Costui era componente del CdA delle Ferrovie dello Stato. In pratica Martorano voleva ottenere degli appalti dalle FFSS. Io per la verità non me ne interessai in quanto sapevo che il Li Vecchi era uomo molto serio ed incorruttibile.

ADR: Posso dire che il rispetto di cui godeva Rocco Musolino era, per le modalità con cui si manifestava, in tutto simile a quello di cui godeva mio zio Gioacchino Pennino, uomo d'onore della famiglia di Brancaccio.

ADR: Confermo che mio zio Gioacchino Pennino mi confidò di essere stato da latitante, negli anni 60', ospite dei Nuvoletta nel napoletano. La cosa non deve sorprendere in quanto Cosa Nostra, 'Ndrangheta e Sacra Corona Unita, sono da sempre unite fra loro. Sarebbe meglio dire sono una "cosa sola". Da lì mio zio, come mi raccontò, si recava in Calabria dove, mi disse, che aveva messo insieme massoni, 'Ndrangheta, servizi segreti, politici per fare affari e gestire il potere. Una sorta di comitato d'affari perenne e stabile.

In seguito, essendone molto amico, pochi mesi prima della sua morte, nel 1980/1981, mi trovai a parlare con Stefano Bontate. Nel corso di questo incontro Bontate mi disse che avrebbe avuto molto piacere se lo avessi aiutato a continuare "quel progetto di tuo zio" (il comitato d'affari fra criminali, massoni e servizi) non solo in Calabria, dove si era consolidato, ma anche in Sicilia dove il progetto era ancora in fase embrionale. Io con molta diplomazia riuscii a svicolare e a declinare l'invito. Non volevo assumere questo ruolo e non mi interessava farlo.

ADR: Giuseppe Di Maggio era il rappresentante della famiglia di Brancaccio fra i 70' e gli 80'. Dopo la morte di Bontate venne destituito da tale ruolo e in seguito ucciso. Egli sicuramente conosceva bene il Provenzano e per questo, così come dissi a suo tempo nel corso di un precedente interrogatorio, fu in grado di farmi delle confidenze sulla vicinanza del Provenzano alla destra eversiva ed ai servizi segreti nonché alla 'ndrangheta calabrese. Devo dirvi, tuttavia che era voce diffusa il fatto che il Provenzano giocasse su più tavoli, non solo quello di Cosa Nostra. In ogni caso in proposito non posso che confermare quanto disse il Di Maggio e null'altro posso aggiungere.

ADR : Conoscevo bene Tullio Cannella. Era, in origine, un democristiano come me. Se non sbaglio era consigliere circoscrizionale a Brancaccio.

Ma chi è Tullio Cannella?

Era animatore del progetto politico, voluto da Leoluca Bagarella, di tipo separatista. In particolare era dirigente a Palermo di "Sicilia Libera". Da sempre, i progetti separatisti in Sicilia sono stati voluti e animati dalla mafia, che nell'indipendenza dell'isola aveva intuito enormi possibilità di vantaggio, economico, ma non solo.

Ancora dal racconto di Pennino: "Cannella manteneva anche la latitanza di Bagarella. La circostanza che dietro a Bagarella, in questo progetto politico, vi fosse Provenzano era una mia mera supposizione che, verosimilmente, peraltro, alla luce, dei fatti non mi sembra neppure esatta. Confermo, invece, che proprio Vito Ciancimino inizialmente sostenne il progetto separatista/autonomista. Ciò mi venne confidato da Giuseppe Lisotta, parente di Vito Ciancimino, oltre che mio collega, con il quale ero in buoni rapporti. All'epoca se non sbaglio si faceva riferimento alla Lega Meridionale. ADR: Sebastiano Lombardo detto Iano era uomo d'onore della famiglia di Brancaccio che effettivamente mi propose di andare a Lamezia Terme a questo incontro fra leghe autonomiste. Egli in tale occasione si fece latore di una richiesta dei Graviano che volevano coinvolgermi evidentemente in questo progetto. Ovvio che la stessa circostanza che sia stato proprio Iano Lombardo a parlarmi di questo incontro di Lamezia Terme mi fece comprendere che si trattava di una iniziativa a cui era fortemente interessata la criminalità organizzata non solo siciliana. Confermo che anche il già indicato Donnici doveva partecipare a tale incontro di Lamezia Terme così come riferitomi dal Lombardo. A vostra domanda vi dico che questo Donnici non l'ho mai conosciuto.

ADR: In effetti il De Bernardo (annota il P. M. trattarsi di Giuliano DI BERNARDO), che era stato al vertice del Grande Oriente d'Italia, a seguito delle sue dimissioni – cui seguì la creazione della Grande Loggia Regolare d'Italia – come appresi da Lisotta, Giuseppe Ciaccio (uomo d'onore e massone) e Schifaudo, disse che non poteva capeggiare una organizzazione al cui interno vi erano soggetti che organizzavano – conle organizzazioni criminali - ...omissis.... Cosa che aveva compreso svolgendo il suo ruolo. Ciò avvenne nel 1993. Sempre i predetti e forse anche altri, mi dissero che il De Bernardo disse tali circostanza anche al vertice della Grande Loggia d'Inghilterra a cui era affiliato il Grande Oriente d'Italia. All'epoca era il Duca di Kent il vertice inglese della Grande Loggia d'Inghilterra. Proprio per questo la Grande Loggia d'Inghilterra non riconobbe più il Grande Oriente d'Italia".

Altro tassello ricostruttivo è rappresentato da quanto riferito dal collaboratore di giustizia Gaetano Costa il 18 marzo 2014. Costa, siciliano ma affiliato alla 'ndrangheta, aveva già riempito centinaia di pagine di verbali negli anni '90. Le sue dichiarazioni si trovano in diversi procedimenti fondamentali per la lotta alla 'ndrangheta, tra cui quello "Olimpia".

"...omissis...

ADR: Come ho già riferito in altri interrogatori, i legami fra Cosa Nostra e 'Ndrangheta erano strettissimi.

Non so in concreto per quanto tempo, nè con quali risultati operativi, ma, sicuramente, si arrivò, anche, a progettare e, poi, a dare forma (parliamo del periodo immediatamente successivo alle stragi di Falcone e Borsellino) ad una super-struttura che comprendeva le due organizzazioni: la c.d. Cosa Nuova.

Si trattava di una sorta di organizzazione mafiosa di vertice che ricomprendeva sia gli elementi di spessore e di peso di Cosa Nostra che quelli della 'Ndrangheta.

Ciò avrebbe consentito uno scambio di favori ancora più intenso e continuo fra siciliani e calabresi. Ma non solo: Cosa Nuova serviva anche ad inserire in modo più organico nel tessuto del crimine organizzato siciliano e calabrese, persone insospettabili, collegamenti con entità politiche, istituzionali e massoniche. Fu Domenico Raso che mi parlò di questa struttura nel carcere di Cuneo, nel 1993, ripeto dopo le stragi palermitane. Mi disse il Raso – che era uomo della 'ndrangheta operante sulla Piana di Gioia Tauro, molto legato ai Piromalli – che Cosa Nuova era una struttura concreta voluta dai vertici delle due organizzazioni.

Tenga presente che, come pure ho già spiegato, io ero legato alla cosca dei Piromalli, che, a loro volta, insieme ai De Stefano, erano la famiglia storicamente più legata a Salvatore Riina e a Cosa Nostra.

Con riferimento ai rapporti fra Massoneria e mondo criminale voglio precisare anche che a me era noto, in quanto 'ndranghetista e in quanto me lo aveva detto personalmente Giuseppe Piromalli nel corso di una comune detenzione nel carcere di Palmi, che si trattava di rapporti molto intensi specie in Calabria. Più in Calabria che in Sicilia.Piromalli mi disse che non appena uscito dal carcere con il grado di santista sarei stato da lui stesso indirizzato per entrare a fare parte – comelui stesso del resto – della Massoneria. Preciso che io già sapevo che Piromalli Giuseppe era massone, prima ancora che lui stesso me lo dicesse.

Era fatto che mi risultava per confidenze che non ricordo chi mi aveva fatto. Rappresento, anche,chepure il Mancuso Giuseppe detto Peppe, di Limbadi era anche lui massone, come mi disse Piromalli Giuseppe. Il Mancuso acquisì, all'epoca (siamo alla fine degli anni 80') un grado, una dote di 'ndrangheta superiore a quella di Giuseppe Piromalli, essendo divenuto Vangelo. Queste cariche, peraltro, seppure contano, contano fino ad un certo punto. Giuseppe Piromalli era, comunque, un capo a prescindere dal titolo formale che aveva.

ADR Un esempio concreto delle sinergie fra Cosa Nostra e 'Ndrangheta è costituito sicuramente dall'omicidio del Giudice Scopelliti, cui ho già fatto cenno in precedenti verbali.

In questo quadro, poi, deve evidenziarsi come altro collaboratore di altissimo livello, Giovanni Brusca, nell'interrogatorio del 28 gennaio 2014, ha fornito ulteriori elementi confermativi delle sinergie operative tra 'Ndrangheta e Cosa Nostra, parimenti fornendo elementi di riscontro alle dichiarazioni eteroaccusatorie fornite dallo stesso Tullio Cannella, poi divenuto collaboratore di giustizia. Brusca è l'uomo che azionò il detonatore della strage di Capaci, per questo è considerato un collaboratore dal patrimonio conoscitivo smisurato:

"ADR Tullio Cannella, nel 1993 era persona di massima fiducia di Bagarella che, addirittura, difese il Cannella dalle pretese di denaro dei Graviano. Cannella aveva costituito il movimento "Sicilia Libera" d'intesa con Bagarella e con Lupo, imprenditore vicino ai Graviano.

...omissis...

ADR: E' pienamente compatibile con il carattere diffidente di Riina l'esistenza di un fascio di soggetti e rapporti che teneva riservati. Tuttavia nulla posso dire di preciso in merito.

..omissis...

ADR: A proposito di calabresi ricordo che mio padre mi disse che era stata una guardia carceraria calabrese, contattata da amici calabresi di Stefano Bontade, mi pare i De Stefano, ma potrei sbagliarmi, che ...omissis.... Comunque i De Stefano erano legati a Cosa Nostra

Ricordo anche che Riina si interessò in Calabria presso i suoi amici per fare cessare gli attacchi sui cantieri della Lodigiani....omissis".

Dunque, ancora una conferma alle dichiarazioni di Pennino, nella parte in cui egli richiamava le confidenze ricevute dal boss Stefano Bontade in merito al "comitato d'affari" nel verbale del 25 febbraio 2014. Ulteriore approfondimento del pm Giuseppe Lombardo, che ha curato l'inchiesta "Mammasantissima", è consistito nell'escussione di altro collaboratore di giustizia siciliano, Francesco Onorato, già appartenente al mandamento di San Lorenzo. Costui, nell'interrogatorio del 28 gennaio 2014, riferisce:

"...A.D.R : Ho iniziato a collaborare con la giustizia nel 1996 fino a quel momento ero componente del Mandamento di San Lorenzo guidato da Salvatore Biondino. Ero reggente della famiglia di Partanna- Mondello. Ero reggente dal 1987 e lo sono stato fino al 1993, epoca in cui sono stato arrestato per l'omicidio Lima, come mandante.

ADR : Dopo la morte di Paolo De Stefano, furono i Piromalli, in particolare Peppe Piromalli e, anche Luigi Mancuso, i referenti di Cosa Nostra in Calabria. Quando dico referenti intendo dire che facevano parte di Cosa Nostra, come Nuvoletta, Zaza e Bardellino in Campania. Ciò mi fu spiegato da Salvatore Biondino. "Fare parte" significava che ci si consultava, ci si scambiava favori, anche omicidi. Per quanto riguarda gli omicidi Cosa Nostra quando chiedeva un favore ai referenti calabresi o campani, partecipava in prima persona con propri uomini all'esecuzione dei delitti. Ad esempio ...omissis....".

Il 22 novembre 2013, però, le dichiarazioni più interessanti arrivano proprio da Tullio Cannella, uomo di mafia promotore di "Sicilia Libera", divenuto collaboratore di giustizia. Questi riferisce alcuni dettagli sul rapporto tra 'ndrangheta e massoneria, per averli appresi da Vito Ciancimino, ex sindaco mafioso di Palermo, considerato un elemento fondamentale nel rapporto tra mafia siciliana e istituzioni:

"...omissis...

ADR: mi viene chiesto se a seguito di questi fatti o contestualmente agli stessi, ebbi rapporti con il defunto Vito Ciancimino. Rispondo che effettivamente ebbi ad incontrare, ma in seguito, il Ciancimino. Ciò avvenne nel corso della mia detenzione presso il carcere di Rebibbia tra luglio e agosto del 95. Io già collaboravo con la giustizia. Ricordo che un giorno, quando le porte di legno delle celle erano aperte, rimanendo chiuse quelle di ferro, nella cella proprio di fronte alla mia vidi Vito Ciancimino. Ricordo che esclamai:" zu Vito!". Lui mi pregò di non chiamarlo così dicendomi di chiamarlo sig. Ciancimino. Mi chiedete se, come risulta da miei pregressi interrogatori ho parlato della questione delle leghe meridionali con il Ciancimino e vi dico che adesso lo ricordo. Confermo che Ciancimino allorquando io gli parlai di Sicilia Libera si mostrò al corrente di questo progetto politico. Il Ciancimino mi disse che questa Sicilia Libera gli appariva una cosa di poco conto, mentre il progetto autonomista più serio era quello ispirato da Bernardo Provenzano, quello della Lega Meridionale nella quale dovevano partecipare tutti i "nostri amici" meridionali tra cui gli amici della 'ndrangheta calabrese che erano molto influenti. Mi si rappresenta che in precedenti interrogatori ho specificato cha a detta di Ciancimino la 'ndrangheta calabrese era forte anche in virtù dei suoi rapporti con la massoneria ed i servizi segreti ed io confermo pienamente questa circostanza che ora ricordo e che all'epoca riferii immediatamente alla AG procedente avendo la memoria più fresca.

...omissis...

DOMANDA: lei ha conosciuto il dr. Gioacchino PENNINO? RISPOSTA: lo conoscevo fin da quando ero ragazzo. Era persona legata a Cosa Nostra ed alla massoneria come lui stesso mi disse.

...omissis...".

Emerge, dunque, ancora una volta, il collegamento fra la mafia siciliana e la 'ndrangheta e si coglie perfettamente come il collegamento di questa con massoneria e servizi deviati appartenesse alla cognizione di un soggetto di assoluto rilievo nel panorama mafioso – politico come Vito Ciancimino.