Dossier
 

“Stocco & stocco” ai clan: indagato vicepres. Consiglio Regionale, D’Agostino

DAgostinoFrancesco500di Angela Panzera - Per la Dda reggina la storica ditta "Stocco & stocco" è avamposto della cosca Gullace di Cittannova. Ed è infatti i pm antimafia Giulia Pantano e Roberto di Palma contestano a Francesco D'Agostino, attuale vicepresidente del consiglio regionale, l'accusa di intestazione fittizia aggravata dall'aver agevolato la 'ndrangheta in concorso con Girolamo Giovinazzo, Francesco Gullace e Girolamo Raso (deceduto). Stando al capo di imputazione la ditta attiva nell settore della vendita all'ingrosso di gelati, prodotti ittici e alimentare sarebbe intestata fittiziamente al D'Agostino ma di fatto sarebbe di Girolamo Giovinazzo detto Jimmy, e di Francesco Gullace. Il tutto per aggirare la legge da un'eventuale aggressione ai patrimoni mafiosi. Se per la Dda, che ieri ha disarticolato le 'ndrine della Piana attraverso l'operazione "Alchemia" per il gip Barbara Bennato " «l'assunto accusatorio – non è condivisibile, essendo dalle indagini emersa una immanente accessibilità all'azienda da parte degli indagati, leggibile piuttosto attraverso la contestualizzazione dell'attività aziendale esercitata in territori nei quali, nulla si muove ed alcuna iniziativa si intraprende senza il controllo delle cosche ivi imperanti che, anche nel corso della gestione delle imprese, non lesinano di atteggiarsi a "padroni" della stessa, le cui prestazioni e partecipazione sono gratuitamente dovute, in forza di un genetico compromesso». In buona sostanza per il Gip è fisiologico lo strapotere delle 'ndrine, ma non sempre ciò vuol dire che le aziende siano direttamente loro. Un assunto che si discosta da anni e anni di giurisprudenza in tal senso, ma che allo stato dei fatti ha portato il Gip a non condividere gli indizi di colpevolezza raccolti in anni e anni di indagine da parte della Porucra Antimafia.

Ad indicare la "Stocco e Stocco" come impresa delle 'ndrine è stata infatti in passato Teresa Ostarteg, ex moglie di Vincenzo Mamone, parente degli uomini del clan. Proprio nel corso di conversazioni familiari, la donna avrebbe appreso che l'azienda era in realtà di proprietà di Francesco Gullace, fratello di Carmelo Gullace che gli inquirenti considerano il boss della Liguria. Un altro tassello investigativo è composto dalla conversazioni intercettata fra le sorelle Luciana e Mimma Politi del 15 marzo 2010 nel corso della quale le donne " commentando la decisione dei vertici della cosca di allontanare Jimmy Giovinazzo dalla Calabria a seguito dei controlli della Guardia di Finanza e dei problemi giudiziari che ne erano conseguiti, asserivano che era intenzione di Carmelo Gullace "cacciare" Jimmy dalla gestione delle varie attività imprenditoriali, per poter "stare più tranquillo con questo dello stocco", non avendo più convenienza che Giovanazzo restasse in Calabria, potendo creale intralci agli altri interessi dei fratelli Gullace".

Mimma Politi: " allora per questo glielo ha raccontato ( a Carmelo) Cicciareju...se lui (Carmelo) non è venuto a mangiare da te gli avrà detto: 'Lui qui ci scopre'...hai capito?

Luciana Politi: " si, si...

Mimma Politi: " ecco...dobbiamo fare per cacciarlo di là"

Luciana Politi: " Lui (Ciccio) sta tanto tranquillo con questo dello Stocco...no? Che dice : "

chi ce lo fa fare a noi ad avere questo qua (inteso Jimmy, ndr)?"

Mimma Politi: " Si si...che ci mette..(i bastoni tra) le ruote? ...capisci?

Luciana Politi: " eh..eh..eh

Altri elementi sarebbero poi i continui contatti telefonici fra Francesco D'Agostino e Jimmy Giovinazzo nonché le telefonate intercorse fra Antonio Scullari, cugino di D'Agostino, e Giovinazzo. Per La Dda la la circostanza infine che " per ben due volte Mommo Raso si era rifornito gratuitamente di stoccafisso presso il negozio "Stocco e Stocco" sarebbe un grave indizio di colpevolezza, me per il Gip non basta.