Cosenza
 

Paolo Savona a Cosenza: “Debito pubblico non è il problema dominante nell'economia italiana”

savona occhiuto 600"Abbiamo un problema di debito pubblico, ma non è' il problema dominante nell'economia italiana. L'economia italiana ha due basi solide che giustificano la necessità di risolvere diversamente il problema del debito pubblico, perché abbiamo le esportazioni e il risparmio che sono in grado di assorbire questo debito pubblico. Se invece proseguiamo con operazioni deflazionistiche per guadagnare centesimi di punti, allora le conseguenze sul possesso dei titoli di stato diventano molto gravi e possono essere simili alle conseguenze che ebbe la Germania quando gli imposero il rimborso dei debiti di guerra, mandando un Paese alla disperazione, Paese gia' sconfitto. Mi auguro che l'Europa e in particolare Moscovici, non ripetano questi errori storici che noi abbiamo capito". Lo ha detto Paolo Savona, presidente della Consob, oggi a Cosenza, parlando con i giornalisti a margine di un evento durante il quale gli è stato consegnato il premio "Antonio Serra", economista e filosofo cosentino del '600. 

"Le condizioni oggettive del Paese - ha detto Savona - non sono rappresentate dalle dichiarazioni soggettive che vengono rese e chiedo che i due elementi ritornino insieme, quindi che la volontà delle persone ritorni con i fatti. Uno dei punti di forza dell'economia italiana sono le importazioni e le esportazioni, la bilancia dei pagamenti, che a mio avviso non viene presa in sufficiente considerazione". "Propongo un nuovo modo di interpretare l'economia italiana, - ha aggiunto Savona - un dialogo nuovo con l'Europa centrato su questi temi. Il tema della bilancia dei pagamenti, così come lo ha descritto Antonio Serra, è di grandissima attualità e lo eleggo a dibattito centrale con l'Europa, insieme al risparmio".

Savona, già Ministro dell'Industria, commercio e artigianato nel Governo Ciampi e già Ministro per gli affari europei nel Governo Conteha preso parte questa mattina a Cosenza, al Castello Svevo, alla giornata conclusiva del I Forum europeo sull'impresa culturale e creativa (Kose Concrete) promosso in sinergia dal Comune di Cosenza e dall'Ente nazionale per il Microcredito.

"Credo che quella che sto per pronunciare – ha detto Savona - sia una delle frasi che maggiormente dispiaccia alla Commissione Europea: Moscovici rischia di essere per l'Italia quello che Clemenceau fu per la Germania durante il trattato di Versailles. Gli storici dicono di aver chiesto alla Germania di pagare i debiti di guerra e questo ha aperto la porta al nazismo".

E sulla situazione del Paese Savona aggiunge: "Ho sempre concentrato la mia attenzione su due punti: le esportazioni e il risparmio che considero i due pilastri dello sviluppo italiano. Dobbiamo curare fino in fondo la protezione delle esportazioni e sottolineare l'importanza degli investimenti immobiliari. L'Italia ha due motori: il motore delle esportazioni e il motore delle costruzioni. Il punto cruciale è il risparmio, nella misura in cui risulta non sufficientemente valorizzato".
Savona ricorda quando, nel 1992, l'Italia si apprestava a firmare il trattato di Maastricht, scrisse un appunto per il suo maestro Guido Carli, un Pamphlet intitolato "L'Europa dai piedi d'argilla": "State accettando condizioni che il Paese non è in grado di prospettare" e disse che "non si teneva conto dei due pilastri (le esportazioni e il risparmio)". E all'accusa ricorrente che gli è stata rivolta, anche in questi ultimi giorni, di voler spendere di più e di voler aumentare il debito, risponde: "Non l'ho detto. Ho solo detto che non voglio che quello sia il parametro per giudicare il Paese. Occorre rovesciare questa narrazione. Bisogna ridare fiducia al Paese, anche perché non siamo nelle condizioni in cui si è venuta a trovare la Grecia. C'è da discutere, ma razionalmente. Non ho niente contro i parametri europei, li considero incompleti. Valorizziamo ciò che abbiamo. Ci volete aiutare a risolvere il problema del debito pubblico o volete semplicemente metterci in difficoltà?".

Il sindaco di Cosenza, Occhiuto, ha poi consegnato a Savona il premio "Antonio Serra", leggendo la motivazione: "Il premio Antonio Serra 2019 viene assegnato al prof. Savona per aver contribuito, attraverso la sua opera di ricercatore, sin da giovane, alla creazione di modelli di analisi innovativa, capaci di garantire ai decisori pubblici e non, un'interpretazione degli scenari di intervento molto più oggettiva e reale. La personalità scientifica del prof. Savona – ha aggiunto il sindaco – appare richiamare, fra l'altro, diverse similitudini con quella di Antonio Serra, soprattutto nella capacità di contrasto del pensiero dominante e nella indicazione di architetture metodologiche a forte contenuto innovativo". Nella motivazione del premio il Sindaco fa riferimento anche al documento che Savona ha recentemente inoltrato a Bruxelles, dal titolo "Una Politeia per un'Europa diversa, più forte, più equa", documento che sottolinea "la necessità di una precisa inversione di tendenza nelle policy e nei processi istituzionali europei".
Savona, dopo aver ricevuto il premio, ha risposto alla domanda di Francesco Sisci: "Cosa ha da insegnare Antonio Serra all'Italia in questo momento"?
"State recuperando – ha detto Savona - lo spirito di un secolo (il Seicento) che non è studiato a sufficienza. Qui a Cosenza in quel secolo si erano concentrati illustri personalità ed illustri studiosi, da Telesio a Campanella, allo stesso Serra. Senza il Seicento non ci sarebbe stata la rivoluzione industriale".
"Oggettivamente come sta l'Italia?", chiede ancora Sisci. "Le esportazioni pesano sul PIL per il 32%. E'questo – dice Savona - il vero miracolo italiano, perché è l'unico Paese che ha una piramide rovesciata. E tutti vivono su questo 32% che è in grado di finanziare il bilancio pubblico che pesa il 50% circa del PIL. Se rimaniamo nell'ambito della logica che ci impone l'Europa non riusciamo a rovesciarla. L'unica cosa che può fare il Paese – e cita ancora Antonio Serra – è puntare sulla forza della ragione e il fastidio che dà la forza della ragione è enorme. Hanno timore di aprire una discussione - aggiunge - perché sanno di avere torto. Abbiamo assolutamente bisogno del mercato comune. Per far funzionare un mercato abbiamo bisogno di un fisco identico per tutti e soprattutto di un rapporto di cambio stabile e di condizioni monetarie che siano a vantaggio di tutti e non solo di alcuni".
"L'Italia – prosegue il presidente della Consob - ha una posizione finanziaria sull'estero in pareggio. Noi diamo all'estero quanto l'estero investe in Italia. Siamo uno dei pochi Paesi nel mondo che ha la posizione finanziaria sull'estero in equilibrio. Ho indicato una soluzione che sta acquisendo peso a livello europeo che è la creazione dei titoli sicuri europei. Critico l'organizzazione europea perché esiste un trattato che ha fissato delle norme, malauguratamente ratificate dal Paese, ma non ho mai avuto attacchi da Bruxelles, né ho mai detto di voler uscire dall'Europa. Le persone intelligenti della Commissione hanno capito che oggi in Europa manca un titolo sicuro che possa essere acquistato dai cittadini o dagli intermediari professionali e che possa essere alternativo al debito pubblico".
"Se lei fosse il Presidente dell'Europa cosa farebbe con questa Europa e con i suoi protagonisti maggiori?", è l'ultima domanda di Sisci. "Aprire un dialogo, mettere insieme ogni Paese. Le trattative per un nuovo trattato sono difficili perché occorre avere l'unanimità. Ma il dialogo può essere aperto. La gente si aspetta un messaggio positivo dall'Europa. L'Europa non è matrigna, ma è madre di tutti. Riprendiamo l'era delle speranze. Siamo in una fase di reazione, ora dobbiamo passare alla costruzione".