Cosenza
 

Potere al Popolo Alto Jonio in marcia al fianco di Jasmine Revolution per Yaser Murtaja

Trentadue palestinesi uccisi al confine con Israele dal 30 marzo, giorno in cui è stata organizzata la Marcia del ritorno, corteo pacifico organizzato per reclamare il diritto del popolo palestinese a riavere i territori occupati settant'anni fa. Trentadue persone disarmate − secondo le ultime stime − tra manifestanti e giornalisti, ammazzati deliberatamente dall'esercito israeliano. Tra loro c'era Yaser Murtaja, trent'anni che, sulla Striscia di Gaza, si era presentato armato solo della fotocamera con cui svolgeva il suo lavoro di reporter. Yaser era anche un po' figlio di questa terra, da quando, nel 2011, sotto i bombardamenti, aveva risposto a un messaggio di solidarietà lanciato da Crosia, in provincia di Cosenza, dai ragazzi di Jasmine Revolution. Da allora era nata un'amicizia che aveva portato alla fondazione di una piccola agenzia di stampa, la Ain Media, attiva proprio nei territori occupati.
Yaser è stato freddato da un proiettile sparato da un cecchino israeliano il 6 aprile scorso, la scritta Press sulla pettorina che aveva addosso non lasciava dubbi su che cosa ci facesse lì, al confine. Cercava soltanto di raccontare la verità e nonostante questo, o forse proprio per questo, è stato ucciso.
I ragazzi di Jasmine Revolution hanno organizzato per lui una marcia nella città dalla quale era stato costruito questo ponte tra Italia e Palestina: Crosia. «Perché Yaser è uno di noi! − scrivono − Yaser sognava di venire a Crosia e siamo certi che lo ha sognato fino alla fine». Noi di Potere al Popolo saremo in marcia con loro, domenica, per ricordare Yaser e gli altri civili innocenti che hanno pagato con la vita la richiesta di un diritto. E per manifestare la nostra rabbia verso quanto sta succedendo in quelle terre, dove un crimine lungo settant'anni sta facendo strage di innocenti nel silenzio della comunità internazionale. Noi non rimaniamo in silenzio: Yaser e i tanti che tra i proiettili trovano il coraggio di scendere in strada a manifestare contro un'ingiustizia sono nostri fratelli. Nessuno di loro deve morire così.

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