Catanzaro
 

Cedro e memoria, gli studenti della comunità ebraica di Roma in Calabria

Un viaggio nella memoria e nella fede per conoscere il cedro calabrese, elemento centrale nella festa biblica del Sukkot. E' quello che ha visto protagonisti, per cinque giorni, nell'alto Tirreno calabrese, terra d'elezione per la produzione dell'agrume rituale prescelto anche dai rabbini di Israele, 116 studenti di due scuole della Comunità ebraica di Roma. I partecipanti al campo scuola, denominato "Il cedro...viaggio nella memoria", hanno avuto modo anche di visitare il campo d'internamento di Ferramonti di Tarsia. Assieme a loro e ai docenti e accompagnatori c'era anche Umberto Avraham Piperno, rabbino emerito per Napoli con competenza in Campania, Puglia, Molise, Basilicata, Calabria e Sicilia. L'iniziativa, legata anche alla promozione del turismo scolastico montano nella regione, ha permesso ai ragazzi di fruire di un soggiorno dai risvolti anche storico - naturalistici e ludico-sportivi, incentrato sulle potenzialità del turismo montano e sui temi della ecosostenibilità.

Durante la loro permanenza gli studenti romani hanno visitato l'area del Parco nazionale del Pollino con puntate ad Aieta, dove hanno visitato il palazzo rinascimentale, Grisolia con i suoi castagni giganti, Orsomarso culla degli gli sport in Riserva e Papasidero con visita alla grotta del Romito. Per tutti la possibilità di gustare prodotti tipici locali appositamente preparati in modo da rispettare i dettami della religione ebraica sull'alimentazione "kosher". Emozionante il momento in cui studenti e docenti, dopo aver varcato il vecchio cancello del campo d'internamento di Ferramonti di Tarsia, hanno assistito alla cerimonia del ritorno nel campo, per la prima volta dal 1945, del Sefer Torah, il rotolo del Pentateuco, cerimonia accompagnata da canti e danze. Un evento coinvolgente per tutti, reso possibile da Roque Pugliese, responsabile della Comunità ebraica di Napoli e referente per la Calabria. "È stata un'esperienza formativa e molto emozionante quella di Ferramonti - ha detto uno degli studenti - che mi ha segnato profondamente e mi ha fatto osservare da un'altra prospettiva rispetto ai libri e ai film, questo luogo. Sono uscito da quel campo più ricco di valori e di conoscenze, più consapevole delle atrocità commesse sistematicamente nei confronti del nostro popolo e di altre comunità ed etnie durante la seconda guerra mondiale".