di Paolo Ficara - Tempo scaduto. Dopo aver faticosamente raggiunto un accordo con l'Agenzie delle Entrate, nel giugno scorso, per dilazionare in 15 anni il debito plurimilionario accumulato, la Reggina non avrebbe rispettato le scadenze stabilite per versare prima e seconda rata. Un guaio di gran lunga superiore alle contestazioni sui contributi non versati, o sulle cifre fin qui non corrisposte al Ferencvaros o allo Stal Mielec per chiudere i contenziosi Kovacsik e Bochniewicz.
Per l'Agenzia delle Entrate esiste un tempo burocratico utile, dopo aver preso atto del mancato pagamento, per proporre alla Reggina una nuova ristrutturazione del debito in termini diversi. Potrebbe trascorrere un lasso di tempo variabile tra le due settimane ed i due mesi. A quel punto, l'accordo precedentemente raggiunto potrà dirsi ufficialmente saltato.
Qualora la Reggina non raggiungesse con l'Ente un nuovo accordo di ristrutturazione, la pratica passerebbe nelle mani di Equitalia che imporrebbe il pagamento dell'intero debito. Anche per queste due fattispecie, non si svolgerà tutto nel giro di pochi giorni. Sono previsti complessivamente almeno altri tre mesi per chiudere, in una maniera o nell'altra, il contenzioso.
In teoria, la s.p.a. Reggina Calcio 1986 ha davanti a sé ancora cinque o sei mesi di vita. In pratica, la strada verso il fallimento è difficilmente evitabile. Le ipotetiche soluzioni-tampone (un pagamento da dilazionare in tempi più ristretti e con cifre maggiori, o l'arrivo di qualche benefattore per rilevare la società) rappresentano un miraggio.
Compiere l'impresa di arrivare almeno ai playout in Lega Pro, diventa ancora più importante. Il mantenimento del titolo sportivo potrebbe rappresentare un appiglio, seppur minimo, non per salvare la Reggina ma per limitare i danni.